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Le migliori università del Regno Unito chiedono di rivedere i diritti per i cittadini UE dopo la Brexit

In un documento segreto in possesso dell'Independent, gli esponenti di prestigiose università britanniche affermano che l'approccio della May sta danneggiando l'istruzione superiore del paese

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Le più potenti e influenti università britanniche starebbero per pubblicare un documento in dieci punti rivolto al governo della prima ministra Theresa May in cui chiedono di rivedere le politiche in materia di diritti per i cittadini dell’Unione Europea residenti nel Regno Unito.

Secondo le indiscrezioni giunte al quotidiano The Independent, a Theresa May viene fatta richiesta di assicurarsi che l’istruzione superiore britannica non venga danneggiata dalla Brexit.

In un documento per ora segreto in mano al quotidiano britannico, gli esponenti di prestigiose università come quelle di Oxford e Cambridge hanno infatti sottoscritto un testo nel quale si afferma che l’approccio della prima ministra May starebbe danneggiando un settore che genera 73 miliardi di sterline l’anno, dunque vitale per l’economia del paese.

Il testo porta la firma del Gruppo Russell, che rappresenta le 24 principali università del Regno Unito, impegnate nel mantenere alti livelli di ricerca e apprendimento.

Le università chiedono alla May di accantonare il suo piano che prevede la presentazione di una domanda per la residenza da parte di ogni singolo cittadino europeo e di concedere invece il diritto automatico di restare nel Regno Unito alle migliaia di persone che sono già residenti.

Le istituzioni riconosciute a livello internazionale, inoltre, chiedono di rivedere il piano per cui i cittadini dell’Unione Europea che lasciano il Regno Unito per più di due anni perdono il diritto di restare nel paese.

Nel documento consegnato all’Independent, il gruppo Russell presenta 10 punti “che richiedono una maggiore chiarezza” sui piani del governo. Governo che sostengono “ha lasciato un notevole grado di incertezza sui diritti dei cittadini dell’Unione Europea e sul processo di acquisizione di tali diritti dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione”.

“Questa mancanza di chiarezza”, si legge ancora nel documento, “sta causando notevole preoccupazione per i cittadini dell’Ue nelle nostre università e sta influenzando la nostra capacità di assumere personale di talento proveniente dall’Unione Europea”.