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Più di 4000 bambine sono state salvate dalle mutilazioni genitali femminili in Tanzania
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Più di 4000 bambine sono state salvate dalle mutilazioni genitali femminili in Tanzania

Dal 2016 a oggi, oltre il 70 per cento delle bambine e ragazze che vivono nel distretto di Serengeti sono state salvate da questa pratica disumana

13 Mag. 2017

Dal 2016 a oggi, sono almeno 4.148 le bambine e le ragazze salvate dalla pratica della mutilazione dei genitali femminili nel distretto di Serengeti, nella regione di Mara, in Tanzania. Secondo un rapporto pubblicato mercoledì 7 maggio, i casi di mutilazioni genitali femminili nel paese dell’Africa sub-sahariana sono diminuiti del 5 per cento. 

In base alle stime dell’associazione, sono circa 5.600 le ragazze a rischio di subire una mutilazione genitale nel distretto del Serengeti: il 74% è stato salvato, ma almeno 1.400 bambine e ragazze sono state costrette a subire questa pratica.

La notizia è stata diffusa dal Centro per i diritti umani e legali – Legal and human rights centre – attraverso il rapporto pubblicato di recente. La pratica delle mutilazioni viola le ragazze e i diritti delle donne, per queste ragioni la legislazione della Tanzania la considera alla stregua di un reato penale.

Nel corso della presentazione del report, il ricercatore del Centro per i diritti umani e legali, Paul Mikongoti, ha dichiarato che le ragazze sono state salvate grazie a uno sforzo congiunto e unanime della polizia, del governo e delle organizzazioni non governative, che hanno lanciato una speciale campagna di sensibilizzazione contro le mutilazioni genitali femminili e che ha portato all’arresto di 32 persone nell’intero distretto di Serengeti. 

“Tuttavia questo non basta – ha spiegato ancora Mikongoti – anche se il governo nel 2016 ha registrato un calo del 5 per centro di casi di mutilazione genitale femminile, la situazione potrebbe non essere quella descritta per il fatto che questa pratica viene molto spesso eseguita in segreto”. 

Il ricercatore ha di fatto sottolineato come nei distretti di Serengeti, di Tarime e Rorya, nella regione di Mara, le bambine e le ragazze hanno continuato a sottoporsi alle mutilazioni genitali femminili, anche se il rapporto ha mostrato come la Tanzania abbia imboccato la strada giusta, impegnandosi a ridurre l’incidenza di questa pratica e a garantire maggiore protezione alle vittime. 

Secondo il rapporto del Centro per i diritti umani e legali, l’82 per cento delle donne intervistate per un’analisi demografica della Tanzania nell’anno 2015/2016, ha ritenuto la pratica della mutilazione genitale contraria alla propria religione, mentre l’84 per cento ha espresso il desiderio di sospenderla. 

Gli attivisti per i diritti umani hanno più volte sollecitato la polizia e la giustizia ad accelerare le indagini e il perseguimento delle persone responsabili di atti di violenza e tortura contro i bambini, inclusa la pratica delle mutilazioni genitali. 

“Le organizzazioni della società civile e il dipartimento di welfare sociale nei governi locali dovrebbero aumentare la consapevolezza del pubblico sulla violenza contro i bambini e incoraggiare i membri della comunità a denunciare tali casi alle autorità competenti per arrestare i responsabili e portarli alla giustizia”, ​​si legge in una parte della relazione. La mutilazione genitale femminile è un grosso problema in Africa. A tal proposito, l’Organizzazione mondiale della Sanità ha stimato che annualmente vengono sottoposte a questa pratica disumana tre milioni di ragazze. 

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