Stiamo riprogettando interamente l'organizzazione dei contenuti del nostro sito per offrirti un servizio migliore. Scopri di più

Me

Stiamo riprogettando interamente l'organizzazione dei contenuti del nostro sito per offrirti un servizio migliore. Scopri di più

La donna che ha voluto riconciliarsi pubblicamente con il suo stupratore

Thordis Elva, cittadina islandese trentaseienne, ha deciso di cercare il suo ex fidanzato che la violentò da adolescente e di compiere con lui un percorso di guarigione

Immagine di copertina

Thordis Elva è oggi una cittadina islandese trentaseienne sposata e con un figlio, che ha avuto un notevole successo negli ultimi anni nel ruolo di scrittrice, drammaturga e giornalista spesso impegnata su temi come l’uguaglianza di genere e la violenza sessuale.

Tom Stranger oggi ha trentott’anni, vive in Australia con sua moglie e da anni si occupa di lavoro in comunità di recupero per persone con dipendenze da droghe e alcol e problemi di malattia mentale.

Quello che unisce queste due persone, che oggi conducono vite totalmente separate, è un segreto che entrambi hanno tenuto dentro di sé per anni, e che risale al tempo in cui, quando erano adolescenti, ebbero una storia d’amore mentre Tom studiava all’estero in Islanda, il paese di Thordis.

Lei allora aveva 16 anni, lui 18, e iniziarono una frequentazione innocente che sembrava non prefigurare nulla di negativo: per lei era la prima storia importante, lui aveva anche conosciuto i suoi genitori e quando arrivò il momento del ballo della scuola per Natale, i due si presentarono in coppia.

Quella sera però Thordis esagerò con l’alcol, e nel corso della serata finì per sentirsi male e perdere coscienza: la security del posto era intenzionata a chiamare un’ambulanza, ma Tom si offrì di prendersi cura di lei e di portarla a casa.

Quando però i due furono tornati al sicuro nel letto di lei, la gratitudine della ragazza si trasformò presto in orrore nel momento in cui Tom cominciò a spogliarla e a fare sesso con lei nonostante Thordis non acconsentisse e non ci fosse nessuna intenzione in questo senso.

Come ha raccontato lei stessa, “La mia mente era cosciente, ma il mio corpo era ancora troppo debole per reagire, e il dolore era accecante. Mi sentivo come tagliata in due. Per rimanere sana di mente, ho silenziosamente contato i secondi sulla mia sveglia. E da quella notte, ho saputo che ci sono 7.200 secondi in due ore”.

Tom smise di frequentare Thordis senza mai ammettere di averla violentata, e qualche tempo dopo tornò in Australia con la fine del suo periodo di studio all’estero.

La stessa Thordis non riusciva a fare i conti con quell’esperienza: benché traumatizzata, quell’evento non si adattava alle sue idee riguardo allo stupro come ne aveva sentito parlare fino a quel momento: Tom non era uno sconosciuto minaccioso, ma il suo ragazzo, e il tutto non era successo in un vicolo buio, ma nel suo stesso letto.

Furono necessari anni perché si autoconvincesse di essere stata vittima di uno stupro vero e proprio, e smettesse di biasimarsi per quello che in realtà riguardava soltanto il comportamento di Tom.

Così, nove anni dopo, all’età di 25 anni, prese una decisione: scrivere una lettera all’uomo che le aveva causato tutto quel dolore. Quello che non si aspettava era la risposta che ricevette: un messaggio pieno di rimpianto e colpa, in cui l’uomo ammetteva di aver a sua volta negato a se stesso per anni quella responsabilità, pur sentendo costantemente di aver compiuto un gesto terribile. 

Da allora iniziò una corrispondenza scritta durata otto anni, e dopo otto anni di scrittura, e quasi 16 anni dopo quella notte terribile, i due hanno deciso di incontrarsi di persona e affrontare il loro passato una volta per tutte.

I due si videro in Sudafrica, che geograficamente sembrava a metà tra le rispettive residenze, e lì si incontrarono per una settimana intera in cui tentarono una difficile riconciliazione, in una sorta di esperienza psicanalitica doppia che permettesse a Thordis, ma anche a Tom, di trovare una qualche forma di guarigione.

Al ritorno da Città del Capo, i due hanno continuato a sviscerare quell’esperienza in un libro, e, incredibilmente, in una conferenza TED Talk in cui i due sul palco raccontano la loro storia, cercando di invitare gli spettatori a considerare i propri pregiudizi rispetto al ruolo delle donne e ai diritti che spesso gli uomini credono di poter accampare su di esse come fossero proprietà.

“Non sottovalutate il potere delle parole: dire a Thordis che l’avevo violentata ha cambiato il mio accordo con me stesso, così come con lei. Ma soprattutto, ha trasferito la colpa da Thordis a me. Troppo spesso, la responsabilità viene attribuita a donne che hanno subito violenza sessuale, e non agli uomini che l’hanno perpetrata”, dice Tom nel corso del loro intervento.