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Chi è Marine Le Pen

Francesco Maselli fa un ritratto della leader del Front National, candidata alle presidenziali francesi del 2017

Immagine di copertina

Il Front National (FN) esiste da quasi cinquant’anni, diversamente dalla maggior parte dei partiti populisti europei. È stato fondato nel 1972 da Jean Marie Le Pen e da alcuni reduci del governo collaborazionista di Vichy, in aperta opposizione alla politica gollista.

Tra gli ispiratori del FN c’è anche il Movimento sociale italiano (Msi), evidente nella scelta della fiamma tricolore come simbolo del partito.

Per quasi tutta la sua storia FN è stato protagonista di prese di posizione estreme e spesso razziste. È un movimento isolato, odiato e temuto da tutto il resto della politica francese.

Per un normale cittadino essere simpatizzante del partito lepenista non è mai stato facile, far parte della sua dirigenza ancor meno. Ma le cose stanno cambiando.

Marine l’avocate

Marine Le Pen si laurea in diritto penale all’Università di Parigi Panthéon-Assas, e nel 1992 inizia la pratica forense in un famoso studio parigino.

“La questione di cosa voler fare nella vita non è mai stato il punto”, ha così risposto Marine all’emittente TF1, a una domanda sulla sua scelta lavorativa. “Il punto era cosa ti avrebbero lasciato fare in quanto figlia di Jean Marie Le Pen”. Il padre è stato il leader del Front National dall’anno della sua fondazione fino al 2011.

Chi si ricorda di Marine avvocato usa parole come “lavoratrice”, “pugnace” e “indistruttibile”. “I suoi clienti erano soddisfatti, anche se due società rifiutarono di vedere il loro nome associato a quello di Le Pen”, racconta Francois Wagner, il suo primo datore di lavoro, intervistato da l’Express.

Ecco com’era una parte della Francia per la giovane Marine: ostile, diffidente, a volte sprezzante, come Arnaud Montebourg, candidato alle primarie del partito socialista e avvocato a Parigi negli stessi anni, che non volle stringerle la mano all’inaugurazione di un anno giudiziario.

Per capire il contesto di quel periodo è interessante fare un passo indietro.

La notte del 2 novembre 1976 un’autobomba con 20 chilogrammi di esplosivo distrusse l’ala di un palazzo nel XV arrondissement di Parigi. Per fortuna tutti gli inquilini rimasero incolumi alla più devastante esplosione a Parigi dopo la seconda guerra mondiale. In quel civico abitava la famiglia di Jean Marie Le Pen, con ogni probabilità obiettivo dell’attentato.

È in questo clima che è cresciuta Marine Le Pen, candidata del Front National alle presidenziali di aprile 2017.

(Qui sotto un servizio di TF1 sull’attentato del 1979. Credit: TF1. Il pezzo prosegue dopo il video)

L’entrata in politica

Marine Le Pen incontra notevoli difficoltà a costruirsi un profilo professionale in linea con le sue ambizioni. La sua clientela, spiega Wallerand de Saint Just, storico tesoriere del FN, era di estrazione popolare e con pochi mezzi per pagarla.

Marine aveva praticamente diritto a tutti i casi sociali del FN, ma di certo questo non faceva di lei un avvocato di successo. Così nel 1998 accetta l’offerta di Carl Lang, esponente di punta del partito nella regione Nord-Passo di Calais (nel 2016 confluita nell’Alta Francia). Si candida e viene eletta consigliera regionale. 

È nel 2002 che Marine Le Pen capisce, assieme ad altri dirigenti del FN, che la strategia tenuta fino a quel momento è perdente. Alle elezioni presidenziali dello stesso anno il partito arriva per la prima volta nella sua storia al secondo turno. Ma il ballottaggio si rivelerà una disfatta: Jacques Chirac attrae non solo i voti della destra, ma anche tutti quelli dell’elettorato socialista, che in quelle settimane si schiera apertamente contro “la vergogna” frontista. 

La dédiabolisation

Dopo le presidenziali inizia un lavoro silenzioso e deciso: eliminare i riferimenti all’antisemitismo e all’antisionismo; concentrarsi sull’identità francese e sul pericolo immigrazione, senza esternazioni razziste; guerra senza quartiere all’Europa e alla moneta unica.

A ciò si aggiunge l’allontanamento o la riduzione al silenzio dell’ala più intransigente del movimento, per cercare di attrarre le fasce più giovani della popolazione e gli elettori della classe operaia delusi dalla sinistra.

Nel 2011, a Tours, Marine Le Pen è acclamata presidente del Front National di fronte a più di 2mila persone. Da subito le posizioni frontiste cominciano a sfumare.

Un esempio è l’atteggiamento del partito sui matrimoni omosessuali. Ufficialmente il FN è contrario, e Marion Maréchal Le Pen, nipote di Marine e nuova stella del movimento, ha anche partecipato alle manifestazioni di protesta. Marine Le Pen non ha mai rilasciato una dichiarazione di netta contrarietà e nel frattempo ha nominato Sébastien Chenu, fondatore di Gaylib, un’associazione di difesa dei diritti Lgbt, responsabile Cultura del partito. 

Mentre Jean Marie Le Pen ha più volte definito l’omosessualità come “un’anomalia biologica e sociale”, Marine ha al contrario inserito gli omosessuali tra le categorie minacciate dall’islam radicale che saranno difese dal suo partito.

“Sento sempre più testimonianze sul fatto che in certi quartieri non è facile essere donna, né omosessuale, né ebreo, né addirittura francese o bianco”, ha dichiarato Marine Le Pen nel 2010 a Lione, come riportato da Le Nouvel Observateur.

La strategia funziona: secondo un sondaggio Cevipof il 32,45 per cento delle coppie gay sposate ha votato per il FN alle regionali del 2015. 

La nuova élite frontista

La differenza fondamentale tra il Front National e gli altri partiti populisti europei è nella classe dirigente. Quella del FN fa parte dell’élite francese, ha frequentato le migliori università e non è estranea alle dinamiche di potere.

Il vicepresidente del partito Florian Philippot ha studiato alla École des Hautes Etudes Commerciales de Paris (Hec) e alla École nationale d’administration (Ena), due delle scuole più esclusive del paese. È stato funzionario al ministero dell’Interno, prima di aderire al FN e aiutare Marine Le Pen nel suo progetto per il paese. “Io, come Marine, sono parte dell’élite francese”, ha spesso ricordato il numero due frontista.

Il modello più citato, a discapito della storia del partito, è Charles de Gaulle, a cui Marine si è spesso paragonata. “Anche il generale era accusato di essere fascista o bolscevico, ma la Francia non è né di destra né di sinistra: è la Francia”, ripete Marine in ogni intervista.

I primi successi

La strategia comincia a dare risultati nel 2012. Alle presidenziali dello stesso anno Marine Le Pen raccoglie il 18 per cento dei voti al primo turno, in termini assoluti 6,4 milioni di preferenze degli elettori: è il miglior risultato nella storia del Front National alle presidenziali. Nel 2014 il partito vince le elezioni in una serie di piccoli comuni, come Frejus e Béziers, utili vetrine per le nuove ambizioni governative a livello nazionale.

Nella primavera del 2014, alle europee, arriva la prima vera grande vittoria. Il Front National è il partito più votato su base nazionale, con il 24 per cento delle preferenze degli elettori. Nella circoscrizione Nordovest, dove è candidata Marine, il FN è al 33 per cento, quasi il doppio dell’Union pour un mouvement populaire (Ump), il partito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy.

“Gli elettori di sinistra stanno attraversando la linea rossa perché pensano che la soluzione ai loro problemi sia incarnata da Marine Le Pen”, ha commentato nel 2014 su New Statesman Daniel Percheron, socialista ed ex presidente del consiglio regionale del Nord-Passo di Calais. “Dicono no a un mondo che sembra difficile, globalizzato, implacabile. Queste persone sono operai, pensionati, impiegati, disoccupati che dicono ‘non vogliamo questo capitalismo e questa competizione in un mondo dove l’Europa sta perdendo la sua leadership’”. 

La battuta d’arresto delle regionali 2015

Le regionali del 2015 sono il momento della verità per il FN, che schiera i propri migliori candidati in tutta la Francia. Marine si presenta personalmente nella regione dell’Alta Francia, mentre sua nipote Marion Maréchal è candidata in Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Florian Philippot guida la lista nella regione Grand Est.

Il primo turno sembra la consacrazione definitiva del movimento: i candidati più forti del FN sono tutti in testa. Due settimane dopo arriva la doccia fredda. Il FN perde tutti i ballottaggi, non riuscendo ad andare oltre i risultati del primo turno.

Al momento della verità il FN non convince i francesi di essere in grado di governare. In più, nonostante gli sforzi, Marine Le Pen è ancora considerata una “razzista”.

(Qui sotto un’intervista a Marine Le Pen su TF1 dell’11 settembre 2016. Credit: TF1. L’articolo prosegue dopo il video).

La (pre)campagna presidenziale

Dopo la sconfitta alle regionali del 2015 la leader del Front National è quasi scomparsa dalla scena pubblica. Per un anno, fino a settembre 2016, ha ridotto al minimo le apparizioni pubbliche, andando poche volte in televisione, raramente in prima serata.

L’interpretazione più interessante indica che la dirigenza del FN è convinta che i fatti parlino per Marine. Quanto evocato da anni dal Front National – disoccupazione, terrorismo, crisi del debito e dei migranti – si sta materializzando.

Il 3 settembre 2016 Marine ha aperto la sua campagna elettorale a Brachay dans la Marne, un piccolo villaggio al centro della Francia. Sui manifesti e sul palco non c’è nessun riferimento al Front National, è scomparsa la fiamma tricolore e si mette in risalto lo slogan “La France apaisée” (“La Francia pacificata”). Manca anche un’altra cosa: il cognome. C’è solo lei, Marine, di cui tutti scandiscono il nome, circostanza rara in Francia.

Il 16 novembre il Front National ha inaugurato il comitato elettorale per le presidenziali. La sede è a Parigi, in Rue du Faubourg Saint-Honoré, al numero 262, la stessa strada dell’Eliseo. Il simbolo elettorale è una rosa blu, su cui poggia semplicemente “Marine – presidente”, “in nome del popolo”.

(Qui sotto Marine Le Pen con il suo simbolo elettorale. Credit: Charles Platiau).


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*Francesco Maselli, doppia laurea in diritto italo-francese conseguita tra Parigi e Roma, spiega settimanalmente su TPI l’evolversi della corsa presidenziale francese che nel 2017 consegnerà l’Eliseo al successore di Francois Hollande.