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10 temi che raccontano il 2015

È stato l'anno nero della Francia, ma anche l'anno della diplomazia internazionale e del milione di migranti arrivato in Europa

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Il 2015 è stato un anno ricco di eventi sul piano internazionale. La Francia è stata numerose volte sotto attacco da parte di affiliati dell’Isis e in Europa è arrivato più di un milione di migranti, la migrazione più consistente dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma il 2015 è stato anche l’anno della diplomazia internazionale con l’accordo sul nucleare in Iran e il disgelo delle relazioni diplomatiche tra Cuba e Stati Uniti. TPI ha identificato i 12 temi che hanno caratterizzato il 2015.

– Per la Francia il 2015 è stato un anno di attacchi terroristici. Il 7 gennaio i fratelli Saïd e Chérif Kouachi hanno attaccato la sede della rivista satirica Charlie Hebdo causando la morte di 11 persone, tra cui otto membri della redazione. Il giorno seguente un loro complice, Amedy Coulibaly, assassina una agente di polizia, Clarissa Jean-Philippe, e poi il 9 gennaio si barrica dentro un supermercato kosher della catena Hypercacher prendendo in ostaggio e uccidendo quattro persone durante l’assedio da parte della polizia. In totale in quei giorni i morti, compresi gli attentatori, sono stati 20. L’attacco è stato rivendicato da al-Qaeda.

Il 21agosto un attentato è stato sventato sul treno Thalys 9364 proveniente da Amsterdam e diretto a Parigi. Poco dopo che il treno aveva attraversato il confine tra Francia e Belgio, Ayoub El Khazzani, di 25 anni e originario del Marocco, tenta di attaccare i passeggeri del treno con un fucile d’assalto, ma viene fermato da due militari statunitensi fuori servizio e da un loro amico in viaggio sul treno.

Il 13 novembre 130 persone vengono uccise in una serie di attacchi terroristici simultanei a Parigi. È stata l’aggressione in territorio francese più violenta dalla seconda guerra mondiale e il secondo più grave episodio di terrorismo all’interno dell’Unione europea dopo gli attentati alla stazione di Madrid dell’11 marzo 2004 in cui morirono 191 persone. Dopo le nove di sera del 13 novembre due persone e un terzo ordigno sono esplosi vicino allo Stade de France dove si trovava il presidente francese François Hollande ed era in corso l’amichevole di calcio tra Francia e Germania. Sei sparatorie sono avvenute in  diversi luoghi di Parigi. L’episodio più sanguinoso è avvenuto nel teatro Bataclan in cui era in corso un concerto, lì sono rimaste uccise ottantanove persone. Solo uno degli attentatori è ancora in vita ed è in fuga, si tratta di Salah Abdeslam, un cittadino belga naturalizzato francese. L’attacco è stato rivendicato dall’Isis.

– Un milione di migranti è arrivato in Europa. Per l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) si tratta della crisi migratoria più forte che investe l’Europa dalla seconda guerra mondiale. Circa 3.800 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Il naufragio col maggior numero di vittime è avvenuto il 18 aprile, quando un’imbarcazione con circa 800 persone a bordo è affondata al largo delle coste della Libia. A settembre la foto del corpo di Aylan, un bambino siriano, ritrovato sulla spiaggia di Bodrum in Turchia dopo essere annegato nel tentativo di arrivare sulle coste della Grecia ha turbato il mondo. La risposta dell’Unione europea è stata contraddittoria ed è mancata una politica comune capace di far fronte a un fenomeno legato principalmente alle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan, come anche alle violenze della dittatura eritrea. Da una parte la Germania ha dato il benvenuto ai rifugiati siriani, mentre altri paesi come l’Ungheria hanno costruito barriere e cercato di impedire l’arrivo in Europa di queste persone per la maggior parte in fuga da guerre e violenze.

– L’accordo sul nucleare in Iran. Il 14 luglio 2015, dopo due anni di trattative, è stato raggiunto un accordo internazionale sull’utilizzo delle tecnologie nucleari in Iran. Il Piano d’azione congiunto globale (Joint Comprehensive Plan Of Action – Jcpoa) è stato sottoscritto dal gruppo P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, più la Germania) insieme all’Unione Europea e alla Repubblica Islamica dell’Iran.Il Piano d’azione prevede che l’Iran possa utilizzare il nucleare solo con fini pacifici e ha delineato un programma che porterà alla normalizzazione dei rapporti con l’Occidente e alla progressiva revoca delle attuali sanzioni economiche verso Teheran. Le prime tappe dell’accordo sono state percorse nel 2015, l’accordo è stato approvato dal parlamento iraniano, e il 15 dicembre l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha votato a favore della fine della sua inchiesta sul nucleare in Iran. Le sanzioni potrebbero essere rimosse nel 2016.

– La resistenza Curdi all’avanzata dell’Isis. Il popolo senza stato è stato colui che ha spezzato l’aura di invincibilità che circondava il sedicente Stato islamico e la sua avanzata in Siria e in Iraq. I combattenti curdi il 26 gennaio 2015 hanno liberato la città di Kobane al confine turco-siriano, nella zona denominata “Rojava” o Curdistan Siriano. Nel 2015 l’Isis ha visto restringersi i territori sotto il suo controllo del 14 per cento. Mentre la società curda di Rojava è diventata un simbolo di democrazia e parità di genere. In particolare, le combattenti curde sono diventate le principali protagoniste della lotta all’Isis.

– In Sud America ritornano i conservatori. L’ondata di cambiamento che aveva portato governi progressisti e socialisti ad affermarsi in America Latina a partire soprattutto dalla vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile nel 2002 ha iniziato a perdere la sua forza. Il 2015 è stato l’anno in cui, complice un andamento negativo dell’economia, in Argentina hanno vinto i conservatori di Mauricio Macri. In Venezuela per la prima volta dal 1999 l’opposizione anti-chavista ha ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento. In Brasile la popolarità del presidente Dilma Rousseff è ai minimi storici e il presidente della Camera dei deputati, Eduardo Cunha, ha autorizzato l’apertura di una procedura di impeachment nei sui confronti.

– Cuba e Stati Uniti si riavvicinano. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama aveva annunciato il 17 dicembre 2014 la realizzazione di un accordo con Cuba per lo scambio di prigionieri che prevedeva misure più ampie tra cui la cancellazione di Cuba dalla lista dei paesi sostenitori del terrorismo in cui il paese caraibico era stato inserito nel 1962. Obama aveva definito l’embargo come “superato”. Il 2015 è stato l’anno del riavvicinamento dei due paesi a partire dalla riapertura delle rispettive ambasciate e dalla visita del segretario di Stato statunitense a L’Avana avvenuta il 14 agosto. Un effetto collaterale del riavvicinamento dei due paesi è stata la partenza di migliaia di migranti cubani verso gli Stati Uniti nel timore che questi ultimi pongano fine alla politiche di favore verso i cittadini dell’isola che arrivano sul territorio statunitense.

– L’intervento russo in Siria. Il 30 settembre la Russia ha iniziato i propri raid aerei in Siria contro l’Isis. In molti hanno criticato l’intervento russo, evidenziando come i bombardamenti abbiano colpito solo in parte obiettivi appartenenti al sedicente Stato islamico, concentrandosi invece contro i ribelli che si oppongono al governo siriano di Bashar al-Assad. L’intervento russo non è stato ben visto anche dalla Turchia. Il 24 novembre durante una operazione nel nord della Siria un caccia russo è stato abbattuto da parte dell’aviazione turca. La Turchia sostiene che il jet russo fosse entrato nei cieli turchi. La Russia nega. E ora i due paesi sono ai ferri corti. L’organizzazione Amnesty international ha accusato la Russia di aver ucciso almeno 200 civili nei raid aerei. Tuttavia l’intervento della Russia ha smosso le acque della diplomazia internazionale. Il 30 ottobre si sono tenuti dei colloqui di pace sulla Siria a cui ha partecipato per la prima volta anche l’Iran, paese molto vicino al presidente Assad. Il giorno seguente l’Isis ha rivendicato la responsabilità dell’incidente in cui è stato coinvolto un aereo passeggeri della compagnia russa Metrojet che è precipitato in Egitto mentre era in volo dalla località turistica di Sharm el-Sheikh ed era diretto a San Pietroburgo, in Russia, con a bordo 217 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio. Un nuovo incontro di pace a cui potrebbe partecipare anche il governo siriano è previsto a Ginevra, in Svizzera, a gennaio.

– Il pugno duro di Erdogan. L’ex primo ministro e ora presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si è distinto per come ha determinato la vita politica interna ed estera della Turchia. Dopo che il 7 giugno il suo movimento, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), aveva vinto per la quarta volta consecutiva le elezioni in Turchia, ma senza ottenere la maggioranza assoluta, Erdoğan ha convocato nuove elezioni. Tra le principali novità di quella tornata elettorale c’era stata anche l’affermazione del Partito democratico del popolo (Hdp), una formazione filo-curda che per la prima volta aveva ottenuto un’ottantina di deputati. Nella campagna elettorale i giornalisti non hanno avuto vita facile, a settembre due giornalisti di Vice News e la loro guida sono stati arrestati. Pochi giorni prima delle elezioni la polizia ha fatto irruzione nelle redazioni di alcune emittenti televisive legate all’opposizione, mentre dopo le consultazioni sono stati fermati due giornalisti del settimanale Nokta che è stato ritirato dalle edicole. All’inizio di dicembre sono stati arrestati Can Dündar direttore di Cumhuriyet, uno dei principali quotidiani del paese e Erdem Gül caporedattore della sede di Ankara. Le elezioni sono state vinte dall’Akp con maggioranza schiacciante il primo novembre. Il 10 ottobre quello che è considerato il più grave attentato della storia moderna del Paese aveva causato la morte di un centinaio di persone mentre i feriti erano stati circa 250. La bomba contro la manifestazione per la pace dei curdi è stata attribuita all’Isis. Ma i curdi sono stati un bersaglio anche da parte del governo turco. La Turchia è stata accusata di aver attaccato anche i curdi impegnati in Siria nella lotta al sedicente Stato islamico. Mentre l’avvocato e attivista per i diritti umani curdo è stato ucciso da alcuni agenti di polizia in borghese il 28 novembre.

– L’Asia di fronte al cambiamento. Domenica otto novembre si sono tenute le prime elezioni aperte a tutte le forze politiche del Myanmar dal colpo di stato del 1962. La Lega Nazionale per la Democrazia del premio Nobel per la pace 1991, Aung San Suu Kyi, ha vinto in modo schiacciante le elezioni ponendo fine ai governi militari, o legati ai militari, che avevano governato il paese per più di cinquant’anni. Anche per Cina e Taiwan è stato un anno storico. Il sette novembre si è svolto il primo vertice tra i leader di Cina e Taiwan da 70 anni a questa parte. Il presidente cinese Xi Jinping e quello taiwanese, Ma Ying-jeou, si sono incontrati nella Repubblica di Singapore, un paese che ha buone relazioni con entrambe le parti. Taiwan, o Repubblica di Cina, è uno stato creato dai nazionalisti cinesi che risultarono sconfitti dalla guerra civile che portò Mao Tse-tung alla guida della Cina. Attualmente Taiwan non è riconosciuto dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno unito) dal Canada e dai paesi dell’Unione europea.

– Le violenze di Boko Haram. Il 3 gennaio 2015, il gruppo estremista Boko Haram ha assediato la città di Baga, nello stato del Borno, nel nordest della Nigeria, e ha raso al suolo 16 villaggi vicino al lago Ciad, prendendo il controllo di una base militare dell’esercito regolare nigeriano. Per diversi giorni i miliziani di Boko Haram hanno ucciso chiunque si sono trovati davanti, in quello che Amnesty International ha definito “il massacro più grave nella storia di Boko Haram”. Successivamente, in una serie di attacchi avvenuti nel nordest della Nigeria tra il 10 e l’11 gennaio 2015 il gruppo terroristico islamista ha fatto esplodere tre bambine, utilizzate come kamikaze destando l’indignazione di tutto il mondo. Alla fine di gennaio Boko Haram ha annunciato di essersi affiliato all’Isis. Un rapporto dell’Unicef pubblicato a dicembre 2015 afferma che un milione di bambini non va più a scuola a causa delle violenze di Boko Haram. Il nome dell’organizzazione può essere tradotto approssimativamente dalla lingua hausa con “l’educazione occidentale è proibita” e le scuole sono state uno degli obiettivi che Boko Haram ha preso particolarmente di mira sin dalla sua nascita.