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Il premier thailandese contro i giornalisti

Prayuth Chan-ocha ha detto che quelli che non riporteranno la verità saranno giustiziati

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Durante una conferenza tenutasi a Bangkok, il generale Prayuth Chan-ocha, primo ministro e comandante dell’esercito thailandese, si è scagliato contro i media locali, intimandoli di riportare le notizie riguardanti il governo in modo tale da favorire la riconciliazione a livello nazionale.

“Chi non riporta la veridicità dei fatti, verrà probabilmente giustiziato”, ha risposto alle domande dei giornalisti che gli avevano chiesto quali misure avrebbe adottato il governo verso chi non avesse aderito alla linea ufficiale.

Non è un caso che il generale thailandese abbia posto l’accento sulla necessità di preservare la stabilità politica a discapito della libertà di stampa.

La sua ascesa al potere è stata favorita dai colpi di stato che si sono succeduti dal 2006, quando l’allora primo ministro Thaksin Shinawatra venne deposto in seguito alle condanne per corruzione e conflitto d’interessi.

Poco dopo il golpe del 2006, Prayuth è entrato in Parlamento ed è divenuto membro del Comitato per l’Ambiente e le Risorse Naturali.

L’orientamento filo-monarchico e il forte attaccamento ai vertici militari hanno da sempre contraddistinto la sua attività politica, rendendolo protagonista nel maggio 2014 dell’ennesimo colpo di stato, stavolta ai danni del premier Yingluck Shinawatra, sorella dell’ex primo ministro Thaksin e prima donna a capo dell’esecutivo nella storia del Paese.

Una volta rovesciato il governo della Shinawatra, le tensioni tra conservatori e populisti si sono intensificate, spingendo la giunta militare comandata da Prayuth – nota come il Consiglio Nazionale per il mantenimento della Pace e dell’Ordine – a intervenire per ristabilire l’ordine.

Sebbene in un primo momento il leader thailandese abbia ribadito il carattere neutrale di tale intervento, i successivi eventi hanno dimostrato come le sue reali intenzioni fossero di tutt’altro tipo. Dopo aver soppresso la Costituzione e introdotto la legge marziale, Prayuth si è auto-proclamato primo ministro ad interim, carica poi confermata nell’agosto 2014, quando il Parlamento lo ha eletto all’unanimità.

A otto mesi dalla sua nomina, il premier thailandese ha inasprito i provvedimenti nei confronti dei dissidenti, nella speranza di scongiurare ulteriori crisi di governo, che minerebbero i già fragili equilibri su cui si regge l’attuale legislatura.

I tentativi di Prayuth di mettere un bavaglio al mondo dell’informazione però spaventano la comunità internazionale, che vede nella sua azione politica un limite alla democrazia o peggio, secondo quanto dichiarato dalla ong Human Rights Watch, “l’inizio di una dittatura”.

Bob Dietz, coordinatore del Comitato per la Protezione dei Giornalisti in Asia, ha fermamente condannato le dichiarazioni di Prayuth, commentando su Al Jazeera come “le [sue] parole rappresentino una vera e propria minaccia, tanto più perché dette da un soggetto che notoriamente viene considerato una testa calda, pronto a cedere a scoppi d’ira come questo”.

L’attacco di Prayuth Chan-ocha contro la stampa nazionale era già iniziato lo scorso febbraio 2015, quando aveva sostenuto di avere il potere di far cessare la diffusione delle notizie da parte delle tv, delle radio e dei quotidiani locali.

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