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Una Vuelta piccola piccola

Di Simone Gambino
Pubblicato il 23 Ago. 2019 alle 20:05 Aggiornato il 23 Ago. 2019 alle 20:07
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Una Vuelta piccola piccola | Presentazione

VUELTA 2019 PRESENTAZIONE – È difficile, scorrendo le starting list dei grandi giri degli ultimi dieci anni, trovare un lotto di partenti più scarso di quello della Vuelta di 2019 che prenderà il via domani da Torrevieja con una cronometro a squadre di 13 km.

Come è ormai consuetudine da qualche anno, ossia da quando la corsa spagnola è organizzata dalla ASO, la società a cui fa capo il Tour de France, la Vuelta anche quest’anno è caratterizzata da un percorso leggero nel chilometraggio con nessuna tappa che supera i 200km. Restano, però, le peculiarità tipiche di questa corsa ossia i finali con brevi e durissimi strappi stile rampa da garage.

Con solo due vincitori di grandi giri al via dopo il forfait last minute del vincitore del Giro d’Italia Richard Carapaz, l’iridato Alejandro Valverde, vincitore nel 2009, ed il nostro Fabio Aru, trionfatore a Madrid nel 2015, un pronostico risulta estremamente difficoltoso.

Esattamente come al Giro 100 giorni fa, lo sloveno Primoz Roglic parte con i favori del pronostico. Suoi contendenti teorici, almeno fino a 24 ore fa, risultavano essere Richard Carapaz e Miguel Angel Lopez. L’assenza dell’ecuadoregno sembrerebbe preludere ad un testa a testa tra Babyface ed il Superman colombiano anche se mi pare difficile, che nello scacchiere degli squadroni, la Movistar resti semplice spettatrice di fronte ad un duello tra Astana e Jumbo Visma.

Lo squadrone spagnolo vive un momento di profonda metamorfosi o, se preferite, riduzione di budget in vista del 2020. Confermato l’intoccabile Valverde, autentico monumento nazionale iberico, Nairo Quintana è all’ultima recita in maglia Movistar prima di trasferirsi alla francese Arkea con il forte sospetto che i suoi giorni migliori siano alle spalle. Carapaz non c’è e, comunque, essendo anche lui in partenza direzione Ineos (ex Sky), difficilmente avrebbe rivestito i gradi di capitano. Quindi, tutti per Valverde coltivando il sogno, quasi impossibile di vedere uno spagnolo sovrapporre a Madrid la maglia roja a quella iridata.

Ammesso e non concesso che i tre squadroni lascino spazio, chi altri può sognare la vittoria finale? Rigoberto Uran, l’eterno piazzato, il redivivo Esteban Chaves, terzo nel 2016 dopo aver conteso fino alla fine il Giro a Vincenzo Nibali, o il giovane inglese Teo Geoghegan Hart, capitano di una Ineos in versione garibaldina?

In silenzio, ma non in sordina, l’Italia spara le sue due cartucce. Fabio Aru, a quattro anni dalla sorprendente vittoria finale del 2015, se effettivamente tornato ai suoi valori, ha tutte le possibilità di competere per il podio.

Davide Formolo, che vestirà con orgoglio la maglia tricolore conquistata a fine giugno sulle colline parmensi, deve dimostrare di essere ormai pronto a vestire i gradi di capitano in una grande corsa a tappe. Nel 2020, i due saranno compagni di squadra nella UAE Emirates di Giuseppe Saronni. È troppo sperare che, se non da alleati, almeno non corrano l’uno contro l’altro?