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Giro d’Italia 2019, nona tappa: Baby Face mette le mani sulla Corsa Rosa

Immagine di copertina
Photo by Luk BENIES / AFP

GIRO D’ITALIA 2019 NONA TAPPA – Giornata epocale ieri al Giro d’Italia, una di quelle che che permetteranno a chi si è inzuppato d’acqua lungo le rampe del Monte Titano di poter dire per il resto della vita: “Quel giorno a San Marino c’ero anch’io”.

Si celebrava il 40° anniversario di una grande impresa che ha cambiato la storia del ciclismo italiano. Il 25 maggio 1979 su un percorso quasi identico, partenza da Rimini e non da Riccione, il 21enne Giuseppe Saronni andò a conquistare tappa e maglia rosa, strappando il simbolo del primato al rivale Francesco Moser e ponendo le basi per la conquista del suo primo Giro d’Italia. Ieri, con tutta probabilità, si è assistito a qualcosa di simile con Primoz Roglic che ha inflitto distacchi pesanti ai suoi avversari diretti per la conquista della vittoria finale.

Il successo di giornata è stata una questione a due tra il figlio del Tricorno, la montagna simbolo della Slovenia, e Victor Campenaerts, il fiammingo che un mese fa a Città del Messico ha conquistato il record dell’ora sfondando il muro dei 55 kmh. A far pendere la bilancia a favore di Baby Face è stato l’incidente meccanico che ha colpito il belga ai piedi della salita finale, costatogli ben più degli 11 secondi di distacco finale.

L’unico avversario di Roglic ad uscire malconcio ma non distrutto dalla tappa di ieri è Vincenzo Nibali. Lo Squalo dello stretto ha limitato i danni perdendo poco più di un minuto. Ora si trova staccato in classifica dallo sloveno di 1’44”. Escono, invece, a pezzi dalla frazione sanmarinese i tre scalatori, lo spagnolo Mikel Landa, il colombiano Miguel Angel Lopez e l’inglese Simon Yates, che ora sono fortemente distaccati in classifica. Era tutto previsto, si potrebbe dire guardando il percorso lasciato alle spalle dai corridori, con il solo ritiro di Tom Dumoulin a facilitare ulteriormente Roglic.

Il riposo odierno sulla riviera romagnola giunge simile alla manna dal cielo per una carovana vessata quasi sempre dal maltempo, che è tutt’altro che finito. Da giovedì, con l’inizio delle tappe di montagna, Roglic subirà gli attacchi dei grimpeur bisognosi di recuperare terreno mentre Vincenzo Nibali potrà starsene guardingo a sperare in un crollo del buon Primoz che gli spianerebbe la strada al terzo trionfo rosa. L’incognita vera, però, resta quella meteorologica che a tutt’oggi rende quasi certa la rinuncia al Gavia tra una settimana ed anche problematico lo storico debutto venerdì prossimo del Col del Nivolet.

L’ultimo pensiero è tutto per Valerio Conti. Correndo per ultimo, in condizioni di tempo proibitive, il romano ha conservato la maglia rosa mantenendo 1’50” su Roglic. Non poteva esserci modo migliore per onorare Giuseppe Saronni, oggi suo Team Manager, sul traguardo della sua più grande impresa.

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