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Viaggio nella Grande Bellezza: con Cesare Bocci Mediaset ha il suo Alberto Angela

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“Non è mai troppo tardi”, come diceva il maestro Manzi nella Rai pedagogica del paleolitico: la novità (non da poco) è che anche Canale 5 s’è messa a fare cultura. In un palinsesto solitamente dominato da ben altro, è spuntato, per giunta in prima serata, il garbo antico di “Viaggio nella Grande Bellezza”. Titolo che non a caso richiama quello del film di Paolo Sorrentino, manifesto etico/estetico di un Paese. Il programma, condotto dall’attore Cesare Bocci (il popolarissimo femminaro Mimì Augello de “Il Commissario Montalbano”), è una galoppata nelle città italiane che custodiscono i maggiori patrimoni d’arte del Mondo. Le perle dell’italico turismo.

L’assaggio arrivò già nel 2019 con una capatina-test tra i tesori del Vaticano, ma la serie è ripresa due settimane fa con uno speciale sulla Natività, e ieri sera con un’esaustiva puntata dedicata a Venezia. Tra luci curatissime e sorvoli mozzafiato girati in 4K con il drone, Bocci fa da Cicerone mescolando serietà e un po’ di quel piglio guascone che l’ha reso celebre. Fra veloci interviste agli ospiti locali, custodi di quel patrimonio e di tante curiosità, e spezzoni cinematografici che servono a introdurre argomenti o ad alleggerire il carico. Nel caso della Serenissima, fra Palazzo Ducale e il Ponte di Rialto, spuntava spesso “Il giovane Casanova”, di Giacomo Battiato.

Qualcuno ha paragonato il 63enne, testosteronico Bocci all’Alberto Angela di Canale 5. L’operazione va senz’altro in questa direzione (il primo polo televisivo privato italiano del resto non poteva rinunciare completamente ad avere qualcosa di “alto” in onda sulla rete ammiraglia lasciando spazio quasi soltanto ai programmi dei Signorini e delle D’Urso), ma è se possibile ancora più sottile e scaltra. Bocci infatti è un volto cresciuto pian piano in seno alla Rai e dalla stessa coltivato; e ora che, per tanti motivi, Viale Mazzini ha in animo di chiudere, dopo anni di clamorosi trionfi anche in replica, le fiction di Camilleri interpretate da Luca Zingaretti, Mediaset ha messo il cappello sul volto di Bocci, portando a casa gli interessi su un investimento d’immagine altrui.

Come se non bastasse, “Viaggio nella Grande Bellezza” vede tra gli autori (con presenza in video) Umberto Broccoli, altro storico simbolo della Rai che fa cultura; l’uomo – anche per il suo coté che appare lievemente narcisistico – non ha mai disdegnato le incursioni anche nel leggero, ma qui si muove in un’adeguata comfort zone.

Per Mediaset questo progetto è un gran bel colpo, perché va nel segno della qualità e della classe. E poco importa se ieri sera il film di Rai1 “La Befana vien di notte” con Paola Cortellesi ha portato a casa 4.881.000 spettatori e il 19.5% di share contro i 2.146.000 e il 10.1% di Bocci, doppiato dalla concorrenza mentre si muoveva su gondole e motoscafi in Laguna. Ogni tanto anche chi fa tv commerciale deve concedersi qualche lusso che non soltanto fa bene all’immagine della rete e dell’azienda, ma aiuta il Paese.

Prodotti come questo danno un senso alla concessione ministeriale delle frequenze, sulle quali mi pare si vegli pochino, considerata l’importanza formativa della tv. Per fare qualche prodotto che ogni tanto educhi. E poi, come insegna chi il mezzo lo conosce bene, il pubblico in fondo guarda ciò che gli si propone. E i piatti li decide lo chef, cioè l’Editore. Se si insiste a mettergli sul piatto prodotti di qualità, dopo aver cambiato canale qualche volta, alla fine guarderà quelli. Lo stesso discorso vale per i brutti programmi, che spesso vincono per assuefazione palatale. E non si pensi che “La Grande Bruttezza” in video costi molto meno de “La Grande Bellezza”. Spesso la differenza si gioca veramente sugli spiccioli.

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