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Sanremo 2020, 29 deputate chiedono ad Amadeus di scusarsi per la conferenza stampa

Continua la polemica sulla frase infelice del direttore artistico nei confronti di Francesca Sofia Novello

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 19 Gen. 2020 alle 14:48 Aggiornato il 19 Gen. 2020 alle 14:51
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Immagine di copertina

Sanremo 2020, 29 deputate chiedono ad Amadeus di scusarsi per la conferenza stampa

La frase infelice di Amadeus durante la conferenza stampa di Sanremo non è stata dimenticata, anzi, sono 29 le deputate che hanno chiesto al direttore artistico di chiedere scusa.

La lettera, pubblicata da Repubblica, arriva da parte dell’Intergruppo per le donne, i diritti e le pari opportunità ed è firmata da 29 deputate di tutti gli schieramenti.

Ad Amadeus viene chiesto di scusarsi pubblicamente per quanto detto durante la conferenza stampa della 70esima edizione del Festival.

“Risulta del tutto incomprensibile che – attraverso le parole del direttore artistico e conduttore della più importante manifestazione musicale del paese – il servizio televisivo pubblico promuova un modello diseducativo di donna bella e disposta a occupare ruoli di secondo piano per non fare ombra al proprio compagno famoso. È lo specchio di una cultura secondo cui la donna non deve avere meriti particolari, se non quello di essere di bell’aspetto e di saper stare “un passo indietro”, si legge nella lettera.

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Le deputate poi tirano in ballo anche le altre co-conduttrici, che non hanno preso le distanze da queste affermazioni.

Tra le firme della lettera spuntano Laura Boldrini a Marianna Madia (Pd), Rossella Muroni (Leu), Vita Martinciglio (M5S) Veronica Giannone (Misto), Maria Teresa Baldini (Fratelli D’Italia) e Lisa Noja (Italia viva).

Sanremo 2020, il rapper Junion Cally scatena un’altra polemica

Sempre nella lettera delle 29 deputate, salta fuori il nome di Junior Cally, il rapper romano invitato a partecipare al Festival.

“In aggiunta a tutto questo, poiché tra i cantanti in gara è prevista la presenza del rapper per ragazzini Junior Cally, i cui testi – come già evidenziato alla Rai da molte associazioni di donne – sono pieni di violenza, sessismo e misoginia, appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai”.

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