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Il Gladiatore di Russell Crowe compie 20 anni: le curiosità del film cult

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 18 Mag. 2020 alle 20:29 Aggiornato il 18 Mag. 2020 alle 20:38
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Immagine di copertina

Il Gladiatore di Russell Crowe compie 20 anni: le curiosità del film cult

Sono passati 20 anni da quando Russell Crowe scese nell’arena dando vita a uno dei film più guardati di tutti i tempi. Il Gladiatore soffia venti candeline quest’anno, usciva nel maggio del 2000 e portava in sala uno dei migliori film di Ridley Scott, una pellicola che ha fatto incetta di Oscar (miglior film, attore protagonista, costumi, effetti visivi e sonoro) che però nasconde importanti retroscena. All’epoca, il film ha conquistato pubblico e critica in egual misura e ha incassato 457 milioni in tutto il mondo, ma in pochi forse conoscono i dettagli raccapriccianti che si nascondono nel dietro le quinte, dagli attori che minacciavano di morte la produzione del film alla morte improvvisa di uno dei protagonisti.

Il Gladiatore: i problemi di sceneggiatura

Quando è uscito il film, Russell Crowe aveva 36 anni e interpretava Massimo Decimo Meridio. A distanza di anni, il protagonista svela un retroscena importante: il suo personaggio doveva sopravvivere, almeno questo era quanto scritto nella sceneggiatura originale. “Quel discorso, ‘Il mio nome è Massimo Decimo Medio…’ è praticamente il biglietto d’addio di un suicida”, ha spiegato Crowe in un’intervista con Empire. “Ricordo Ridley venire da me sul set e dirmi: ‘Guarda, per come è delineata la storia, non vedo come tu possa vivere. Il personaggio è focalizzato su un atto di pura vendetta per sua moglie e suo figlio e una volta che l’ha compiuta, cosa fa?'”. E Russell, seppur ironico, rispondeva: “Chiedevo ‘sì, che fa dopo Massimo? Finisce ad aprire una fottuta pizzeria vicino al Colosseo?’. Lui ha un solo proposito, incontrare sua moglie nell’aldilà e chiederle scusa per non essere stato là per lei”.

Del resto, in tanti hanno mosso lamentele contro la sceneggiatura del Gladiatore. Il film ha cambiato tre scenografi e alcune versioni venivano cambiate anche poco prima del ciak. Crowe non approvava tanta instabilità, anzi, era convinto che quel film sarebbe stato un flop e ciò avrebbe danneggiato la propria carriera. All’attore non piaceva neppure il copione, più volte infatti aveva chiesto a chi di dovere di riscriverlo. Allo sceneggiatore William Nicholson aveva persino detto: “Le tue battute sono spazzatura, ma io sono il più grande attore al mondo e posso far sembrare buona anche la spazzatura”.

Il Gladiatore: le tigri e gli infortuni di Russell Crowe sul set

Altre chicche da dietro le quinte? Le tigri sul set: nella scena dove Russell Crowe combatte contro le Tigris delle Gallie, nell’arena arrivano cinque tigri. Per prevenzione, sul set era presente un veterinario armato di fucile e frecce colme di tranquillanti, qualora i felini avessero deciso di azzannare il malcapitato.

Russell Crowe sul set del Gladiatore ne ha viste di tutti i colori. La produzione gli vietò di giocare a calcio, per evitare infortuni, ma a dire il vero fu proprio sul set che si fratturò l’osso dell’anca, ebbe uno strappo al tendine di Achille e perse la sensibilità del pollice destro per due anni dopo aver incassato una botta alla spalla. Insomma, non proprio una passeggiata incolume. In più, Crowe ottenne dei punti di sutura sul viso dopo essere finito contro un albero.

Il Gladiatore: la morte di Oliver Reed

Una sventura colpì il set del Gladiatore: la morte di Oliver Reed. Quest’ultimo non soffriva particolarmente Russell Crowe, ma l’astio tra i due non fu la causa della sua morte. Reed era solito bere, ma aveva promesso al regista che avrebbe bevuto soltanto nel fine settimana. Ciò nonostante, l’attore decise di accettare una gara di bevute con dei marinai di un cacciatorpediniere britannico.

I più raccontano che Reed bevve otto pinte di birra chiara, una dozzina di shot di rum e mezza bottiglia di whisky prima di crollare sul pavimento del bar. Inutile la corsa in ospedale: è morto a 61 anni, mentre lo trasportavano in ospedale. Mancavano tre settimane alla fine delle riprese. Avrebbero potuto scegliere di sostituire l’attore con un altro, poiché il suo personaggio era indispensabile ai fini della trama, ma Ridley Scott non volle farlo e le ultime scene in cui compare sono state girate con una tecnologia digitale.

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