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La pattuglia dei 1.000 euro a puntata: quanto guadagnano gli opinionisti in tv

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La giornalista e opinionista Concita De Gregorio, il virologo Andrea Crisanti, il direttore di Repubblica Maurizio Molinari e l'immunologa Antonella Viola.

Virologi, epidemiologi, giornalisti, opinionisti, esperti ed espertoni a vario titolo. La tv di oggi (complice anche il Covid, ma la tendenza era già in atto in tempi precedenti) è piena zeppa di queste figure che dilagano nei talk-show d’attualità, e non solo. Proliferano personaggi che danno pareri più o meno autorevoli, che potremmo definire “di conforto”. Conforto di teorie sagge o strampalate, di ipotesi politiche, ma anche a volte conforto psicologico di un’umanità impaurita che cerca risposte. E spesso invece trova soprattutto litigi acchiappa share. Ma questo è un altro discorso.

Quanto guadagnano i soldati in servizio permanente effettivo, arruolati dal video per queste prestazioni? Noi di TPI l’abbiamo chiesto al noto Direttore di un quotidiano nazionale, che di questo “circo” mediatico spesso fa parte; preferisce restare anonimo, ma ci aiuta a inquadrare meglio la situazione.

“Il compenso di chi partecipa come opinionista, esperto o commentatore ai talk-show giornalistici varia, anche di molto, a seconda della fascia oraria, della persona chiamata e soprattutto del contesto nel quale viene chiamata” spiega il giornalista. “Ci sono programmi che pagano decisamente di più e meglio, come quello di Fabio Fazio, giusto per fare un esempio, che ha il budget per ospitare anche star internazionali come George Clooney, e molti altri personaggi, non soltanto Burioni. Per questo, per i volti nostrani, non è sbagliato parlare di una media di 1.000 euro lordi a puntata. Un collega di mia conoscenza, a sua volta direttore di testata, mi ha detto però di prenderne 400, ma so di chi può arrivare anche a 2.000, nella contrattazione personale. In genere si tratta non di chi dà opinioni o risponde a domande a braccio, ma di veri esperti, professionisti di un particolare settore medico-scientifico che possono parlare anche 20 minuti su un argomento specifico. Naturalmente in genere conoscono anche prima le domande che verranno loro formulate; possono prepararsi”.

E per quanto riguarda invece il tipo di trattamento, ci sono differenze fra un polo televisivo e l’altro?
“Viene firmato in genere quasi sempre una sorta di contratto di esclusiva” prosegue il Direttore. “Che non significa che sarò chiamato ogni giorno o ogni settimana in quella trasmissione, ma che sarò di fatto “a disposizione” in attesa di chiamata, ma soltanto per il programma in questione. Sono programmi che in genere durano tutto l’anno, per esempio Otto e mezzo di Lilli Gruber, e chi li conduce o li realizza tiene molto a non inflazionare gli ospiti, creando piuttosto una squadra di volti propri, un parco personale. Certo, potrò andare qualche volta anche da un altro conduttore, ci sono le deroghe, ma in genere si parla di non più di 3-4 volte a stagione e comunque mai a ridosso della nuova puntata del programma per il quale si firma. Se vai per esempio il lunedì a Quarta Repubblica da Nicola Porro su Rete4, non andrai da Bianca Berlinguer a CartaBianca il martedì su Rai3. Se fai Giovanni Floris con Dimartedì su La7 non andrai a L’Arena di Massimo Giletti che quest’anno si sposta al mercoledì. I telespettatori più attenti avranno notato che ci sono poche commistioni. Mediaset sta attenta a queste cose, la Rai un po’ meno, a volte lascia correre; quelli che ci tengono di più invece sono quelli di La7, decisamente più severi. Se vieni da me, non è gradito che tu vada da altri”.

Considerando mille euro lordi il compenso medio di una figura comunque abbastanza quotata in un programma di prima serata (quindi a maggior budget), e ipotizzando (cautamente) quattro interventi in 30 giorni, siamo nell’ordine dei 4.000 euro lordi al mese. 40.000 in un anno, se togliamo i due mesi estivi televisivamente morti. Che sembra decisamente un bel guadagno, soprattutto per chi ha già anche un altro lavoro.

C’è la fila per partecipare? Sì, ovviamente c’è la fila, per tanti motivi. Non soltanto il guadagno, ma anche la visibilità personale e/o della propria testata. Ma occorrono anche una buona preparazione-efficacia-resa in video (altrimenti duri poco, a meno che il tuo nome non faccia premio a prescindere per il giornale che rappresenti) e l’impegno di restare sempre a disposizione.

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