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Patrizia Mirigliani a TPI: “Ci sono donne che si sentono fighe a denigrare Miss Italia”

Immagine di copertina
La patron di Miss Italia Patrizia Mirigliani. Credit: Ansa

Se sei un po’ Pierino dentro e vai a tampinare Patrizia Mirigliani, nume tutelare di “Miss Italia”, con l’intento di farle commentare le recenti traversie della sua “nemica” storica, la femminista dura e pura Laura Boldrini, finita sui giornali perché due sue strette collaboratrici hanno dichiarato di essere state “maltrattate e mal pagate” dall’Onorevole piddina, trovi un ampio sorriso (questo sì), ma anche tanta circospezione.

La donna che ha scoperto più bellezze di Silvio Berlusconi (nel senso squisitamente artistico del termine) non si nega, ma ogni tanto scantona, butta acqua sul fuoco, sposta il discorso su tematiche più generali.

Mirigliani, non le fa un po’ effetto sentire che l’ex colf moldava e l’ex collaboratrice parlamentare della Boldrini, donne che hanno lavorato a lungo per lei, hanno fatto queste pubbliche recriminazioni? Non era lei quella che con Miss Italia svilisce l’immagine della donna?
“Sì, un po’ mi fa strano. Ma guardi, non voglio entrare nello specifico di questioni che riguardano soldi dati o non dati, eccetera. Non le conosco e non mi riguardano. La mia querelle con Boldrini risale al 2013, quand’ero alla vigilia del rinnovo del contratto con Viale Mazzini, e lei, all’epoca Presidente della Camera, invitò pubblicamente sia Rai che altre televisioni a non ospitare più Miss Italia. Ci rimasi molto male, lo confesso. È che sono sempre stata una sognatrice, innamorata dell’idea della solidarietà femminile. Rimanendo spesso, lo ammetto, molto delusa”.

Un intervento pesante, fatto da un’alta carica dello Stato in un momento molto delicato (il rinnovo di contratto) per lei. Fu un’uscita infelice?
“Direi proprio di sì. Oltretutto senza conoscere per niente il mondo di Miss Italia: un concorso pulito, mai uno scandalo in 81 anni. E nessuna più di me è mai stata tanto sostenitrice del valore delle donne. Ce ne sono alcune che ricoprono benissimo ruoli tradizionalmente maschili. Era poi un danno alla bellezza, che è un grande valore ma in Italia viene spesso sottostimata e fa sempre alzare qualche sopracciglio. Sia per mio padre prima che per me oggi una bella donna è qualcosa di molto di più complesso del solo impatto estetico”.

Da lì il gelo con l’ex Presidente della Camera.
“Che però pochi anni dopo mi invitò tra gli ospiti di una manifestazione contro la violenza sulle donne e i femminicidi. Non ci fu un incontro pacificatore ma convocò anche me, dando implicitamente valore alla mia figura e al ruolo che ricoprivo. Ovviamente andai, come faccio quasi sempre”.

Perché a volte c’è accanimento contro il suo concorso?
“C’è chi è prevenuto. E poi ho l’impressione che in certi ambienti alcune si esaltino e pensino: quanto mi sento figa ad attaccare e denigrare Miss Italia! Non trovo altra spiegazione. E sono spesso donne. Qui torniamo alle disillusioni di cui sopra”.

Ma scusi, chi si arroga il diritto di dire che vorrebbe sopprimere Miss Italia, non fa un torto all’intelligenza stessa delle donne? Essendo senzienti, saranno in grado di stabilire da sole se partecipare o no senza che qualcuno pretenda di decidere per loro?
“Esatto: oltreché offensivo è il tentativo di violare una libertà personale. Se ci sono 10 mila ragazze che ogni anno decidono di iscriversi, perché togliere un’opportunità di lavoro molto controllata, fra l’altro. Altrimenti allo spettacolo arriverebbero comunque, e non si sa mai con quali mezzi. Può andare bene o anche molto male. Noi le ragazze totalmente ignare dell’ambiente le tuteliamo, le portiamo ai provini, le gestiamo al meglio…”.

Quanto dura il contratto con voi una volta finita la manifestazione?
“Un anno e mezzo. Durante il quale ci prendiamo cura di loro in modo serio. Facendole entrare nel loro sogno dalla porta principale e con dignità. A partire da Loren e Lollobrigida, arrivando oggi a Mara Carfagna e Miriam Leone in vari ambiti, è pieno di donne di successo uscite da qui. Ogni giorno al cinema, nella fiction o in tv ne va in onda qualcuna del nostro vivaio”.

Boldrini ha ammesso di aver utilizzato talvolta la sua collaboratrice per lavoretti extra-parlamentari, come ritirare le giacche dal sarto, o prenotare medico e parrucchiere. Lei ha una segretaria che fa anche queste cose?
“Dipende sempre essenzialmente dai ruoli e dalla mole di lavoro. In anni passati, quand’ero molto sotto pressione, ho avuto alcune assistenti. Ora faccio da sola. Ma guardi, anche i tempi sono cambiati, è cambiato tutto ovunque, anche la percezione delle cose. Non vedo così problematico alzare la cornetta per prenotare il parrucchiere”.

È il femminismo il maggior nemico di Miss Italia?
“Si va a fasi cicliche, corsi e ricorsi, ma superiamo sempre tutto: mio padre e io ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Lui ha continuato a portare avanti il concorso negli Anni 70, in pieno boom femminista. E io stessa, che quei tempi li ho vissuti da ragazza, mi sono allontanata andando a Trento per 11 anni a fare la mamma e all’inizio io stessa ho faticato a capirla, Miss Italia. Poi mi è entrata nel cuore, e non in quanto naturale continuazione dell’azienda di famiglia. Ci credo proprio: la vivo esattamente come una missione”.

Non si può negare però che negli anni il riscontro del pubblico sia scemato. Quali errori pensa di aver commesso?
“Non credo che né mio padre né io abbiamo commesso errori: semplicemente Miss Italia è lo specchio del Paese, e il Paese ora è questo. Il concorso ha vissuto tante fasi e tante ne vivrà. È l’Italia di provincia che con 500 selezioni all’anno, ovunque, porta sul palco nazionale le proprie bellezze. È un valore anche per questo. Quest’anno ci siamo adattati alla cattività della pandemia con una finale in sordina, in streaming. Ma è andata comunque bene. Senza pubblico, in un teatro offertoci dalla Regione Lazio; conduceva Alessandro Greco. Per il futuro si vedrà. Con contagi e ondate siamo ancora in alto mare”.

Vincitrice un po’ sfortunata: avrà goduto di meno riflettori.
“Ma mica tanto, sa? Il titolo l’ha portato a casa Martina Sambucini, 19 anni, di Frosinone. Bella e spigliata, ha già un contratto pubblicitario per la cosmesi e l’ha reclutata il canale Cyborg Tv, che copre soprattutto America e Canada, per un programma, Port to Port, nel quale racconta  i porti e le bellezze italiane”.

Ci fu un periodo in cui l’interesse verso Miss Italia scese un po’, e la voce ricorrente era: le ragazze ora preferiscono fare le Veline. Lo scenario è cambiato ancora?
“Non so, vedo che Antonio Ricci ormai tende a confermarle per un ben po’, a non puntare sul concorso. Poi ci sono agenzie, casting… Ognuno si muove come vuole e come può. Noi siamo parte della storia del costume italiano. Con una grande reputazione anche all’estero. L’idea fu lanciata da Dino Villani e mio padre ne acquistò il marchio nel ‘59”.

L’evoluzione negli anni?
“Di fatto è stato il primo talent-show della nostra televisione. Non voglio minorenni sul palco, quindi portai l’età minima a 18 anni, e allargai la massima a 30. Includendo negli ultimi anni le curvy, ma non come categoria o definizione: sarebbe stato offensivo. Come svolta epocale di principio. Una ragazza è una bella ragazza e basta”.

Ha mai pensato: basta, questa è l’ultima edizione e poi smetto?
“Perché ne ho dovute sentire e sopportare troppe, intende? No, ho sempre portato avanti tutto tenendo botta. Qualche momento di sconforto c’è stato, non lo nego. Però barcollo ma non mollo”.

Reti tv a parte, Miss Italia ha una storia non comune anche di conduttori tv: dallo storico Frizzi, passando per Francesco Facchinetti e Simona Ventura. Volti che però, diciamo la verità, non fanno la differenza. Quel che conta sono le ragazze.
“È vero al 50%. Fabrizio, con la sua umanità, era prezioso e davvero identificato con lo show. Altri meno, ma per esempio Milly Carlucci ha portato la sua impronta. Ogni conduttore è anche capoprogetto, di solito, e mette il suo stile. Che serve. Perché il resto della liturgia, come per Sanremo, non si cambia né si può cambiare”.

Giù le mani dalle Istituzioni!
“Sì, Miss Italia è un’istituzione. Oppure un “convento”, come lo definì una sera in tv una sua collega. Riferendosi alla rigorosa morigeratezza che si respira dietro le quinte”.

L’importante è che non sia una setta.
(ride, ndr) “Per carità, non scherziamoci neppure, che di questi tempi… È il posto più sicuro dove i genitori possono lasciare le loro figlie che sognano i riflettori. Ultimamente non si vedono neppure più tante mamme dietro le quinte, che un tempo erano presentissime. Ce le affidano a occhi chiusi”.

Miss Italia vuol dire fiducia. Senta, sempre a proposito di Boldrini, sul web circola una boutade: pare che la signora se la sia presa perché la colf “si è rivolta a un patriarcato anziché a un matriarcato”.
(Ride,ndr) “La battuta è molto bella. Però io sulle donne approfitto per dire soltanto una cosa: non facciamoci rinchiudere in una definizione. In una parola. E non facciamoci giudicare per quel che diciamo. Soltanto i fatti, quel che facciamo o che riusciamo a realizzare è il metro del nostro valore. Così come per chiunque”.

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