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Enrico Ruggeri contro Fiorella Mannoia: “Ha cambiato il finale di ‘Quello che le donne’ in senso woke”

Immagine di copertina
Credit: AGF

"È un errore" afferma il cantautore al "Corriere della Sera"

Enrico Ruggeri critica Fiorella Mannoia per aver cambiato il finale di Quello che le donne non dicono: la cantante, infatti, di recente ha interpretato il brano lanciando un appello contro la violenza sulle donne. Anziché chiudere il brano con un “sì”, la cantante ha finito con un “forse”. Una modifica che, però, Enrico Ruggeri considera “un errore”. Intervistato dal Corriere della Sera, l’interprete ha dichiarato: “Questa è una canzone sulle speranze disattese. Le donne parlano ai loro uomini: non sei più come all’inizio del nostro amore, torna a essere com’eri e ti diremo ancora un altro sì. L’incertezza è già nel testo. Mi sembra una forzatura dettata dalla cultura woke”.

Scritta dallo stesso Ruggeri con Luigi Schiavone, il cantante rivela che inizialmente le candidate a cantare il brano erano due: Lena Biolcati e Fiordaliso. “Con Luigi Schiavone, autore della musica, eravamo indecisi. Ci convinse Roberto Galanti, discografico di Fiorella, una persona di grande spessore e cultura, che oggi non c’è più. Sembra sia andata bene per tutti” rivela Ruggeri. Di Fiorella Mannoia all’epoca lo colpì “la grinta. Era molto più rock all’inizio, non conosceva mezzi termini. Si è raffinata dopo. Ci siamo conosciuti negli anni Ottanta, abbiamo fatto un tour insieme, in pullman, lei si affacciava timidamente nel mondo della musica, faceva la stuntwoman”.

La canzone è stata presentata al Festival di Sanremo del 1987, lo stesso in cui proprio Enrico Ruggeri trionfò insieme a Umberto Tozzi e Gianni Morandi con Si può dare di più: “Credo non sia mai successo di arrivare primo e contemporaneamente ottenere il premio della critica con una canzone diversa”. Quel Sanremo, ricorda Enrico Ruggeri, è “stato frenetico, era la prima volta che sentivo la pressione dei favoriti, i fotografi fuori dalla stanza d’albergo, sempre al centro dell’attenzione. Ci rincorrevano ovunque”. Ai tre interpreti li ha aiutati essere “molto affiatati. Umberto, Gianni e io ci conoscevamo da tempo, eravamo compagni di squadra nella nazionale italiana cantanti. Si può dare di più è nata negli spogliatoi”.

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