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Terry Gilliam a TPI: “L’immaginazione mi ha aiutato a sopportare il mondo. I sogni ci portano dove si può vivere meglio”

Immagine di copertina

Matera è un bellissimo posto. Quando mi sono svegliato e ho guardato la città dalla finestra, mi è sembrato di entrare in un sogno. Sembra un film di Fellini. Da vergogna d’Italia, la città dei Sassi è diventata un posto meraviglioso, una realtà unica nel mondo”. Così il grande regista Terry Gilliam ha commentato il suo arrivo al Matera Film Festival per celebrare un anniversario speciale: i 50 anni di Monty Python e il Sacro Graal, il film diretto insieme a Terry Jones e considerato uno dei capisaldi della comicità surreale e del cinema britannico. Uscito per la prima volta il 25 maggio 1975 (e distribuito in Italia il 7 maggio 1976), Il Sacro Graal ha ridefinito il linguaggio dell’umorismo cinematografico, influenzando generazioni di registi, sceneggiatori e comici. A mezzo secolo di distanza, la sua eredità artistica continua a essere viva e celebrata in tutto il mondo.

Tra le luci dei Sassi e l’abbraccio affettuoso del pubblico materano che ha affollato la sua masterclass con un fuoco di domande e curiosità, l’autore di capolavori come Brazil, L’esercito delle 12 scimmie e Paura e delirio a Las Vegas, L’uomo che uccise Don Chisciotte, si è donato al pubblico con una grande generosità e una verve sorprendenti.

Terry Gilliam a TPI: "L'immaginazione mi ha aiutato a sopportare il mondo. I sogni ci portano dove si può vivere meglio"

L’immaginario fantastico è la cifra artistica di Terry Gilliam che è iniziata molto presto: Ero un ragazzino, vivevo in campagna e l’immaginazione mi ha aiutato a sopportare il mondo, la mia realtà. Questo mi ha indirizzato subito verso il cinema. I registi sono in realtà un po’ come Dio, perché nella durata di un film, creiamo un mondo tutto nostro in cui fantasticare e sorprendere la gente. Aldilà di quello che molte persone pensano – ha continuato Terry Gilliam, ridendo la mia immaginazione non nasce dall’uso di droga. Non mi sono mai drogato, anche quando facevo parte dei Monthy Python, piuttosto che assumere droga restavo sveglio notti intere e l’effetto era lo stesso per la mia creatività. Credo che l’immaginazione sia una forma di libertà straordinaria. Molti cercano di rimanere attaccati alla realtà pensando in questo modo di non essere delusi, invece i sogni ci portano dove si può vivere meglio”.

Oggi la comicità dissacrante dei Monthy Python e quella ironia graffiante, è praticamente impensabile. Cosa ne pensa?
“Noi siamo stati molto fortunati. Eravamo dei ragazzi che andavano all’università e tutto è nato per gioco. Volevamo soltanto divertirci. All’epoca c’erano solo 3 canali sulla BBC e i nostri spettacoli venivano trasmessi tutte le sere raggiungendo un pubblico enorme. Eravamo feroci, ma divertendo. Oggi la comicità sta attraversando un periodo molto difficile. Le persone hanno paura di offendere e di essere offesi. Gli artisti hanno una visione calvinista e sono molto concentrati a rimanere su dei binari precisi. Ma il mondo non è bianco e nero, è fatto di tante sfumature. Noi artisti dobbiamo rendere con la creatività, la vita più sopportabile e invece ci si prende troppo sul serio e questa è la morte dell’umorismo e della libertà”.

Da anni si parla dei suoi nuovi progetti, uno di questi avrebbe dovuto essere girato proprio in Italia, ma non se n’è fatto più nulla. Cosa è successo?
“Per prima cosa il produttore che voleva fare questo film dopo un po’ si è tirato indietro. È sparito. Posso capire, metto in piedi dei progetti complicati da produrre. Adesso con questo nuovo governo e le limitazioni della nuova legge sul cinema, sarà ancora più difficile, e nessuno più verrà a girare in Italia.

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