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In Australia, lo Stato di Victoria vieta le proteste davanti alle cliniche abortive

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Ai manifestanti sarà proibito di filmare le persone senza il loro consenso e di bloccare l'accesso alle strutture sanitarie che effettuano l'aborto

Il Consiglio Legislativo dello Stato australiano di Victoria, la camera alta del parlamento, ha approvato una legge che limita il raggio d’azione dei manifestanti anti-aborto davanti alle cliniche dove si può fare un’interruzione di gravidanza. Il voto è avvenuto nella giornata di venerdì 27 novembre. La legge è passata con 31 voti favorevoli e otto contrari.

Con questa legge diventa reato l’atto di filmare le persone senza il loro consenso e quello di bloccare, entro un raggio di 150 metri, l’accesso alle strade e alle aree pedonali intorno alle cliniche, agli ospedali e alle altre strutture che effettuano l’interruzione di gravidanza. I trasgressori verranno puniti con delle multe o con l’arrestato.

La  legge è stata proposta per la prima volta da Fiona Patten, leader dell’Australian Sex Party, un partito fondato nel 2009 per rispondere alla crescente influenza della religione nella politica australiana.

La legge risponde al crescente numero di manifestazioni pro-vita contro le donne in procinto di entrare nelle cliniche abortive. Lo scopo dei manifestanti è quello di intimidirle e convincerle a non interrompere la gravidanza. Molte donne si erano lamentate di questo fenomeno.

“Le donne hanno il diritto alla privacy in ambito medico e all’accesso a un servizio sanitario legale senza dover subire intimidazioni o molestie”, ha dichiarato il Ministro della salute Jill Hennessy.

“Grazie a questa proposta, le donne che fanno una scelta personale, e spesso difficile, riguardo la gravidanza possono avere la stessa privacy, sicurezza e dignità di cui godono tutti gli abitanti di Victoria nel campo dei servizi sanitari”, ha detto Rita Butera, direttore di Women’s Health Victoria, un’organizzazione no-profit per la promozione delle condizioni delle donne a Victoria.

In Australia l’aborto è regolato dai governi statali ed è legale nella maggior parte del Paese.

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