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Un amore, un destino

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Come in un film senza lieto fine la storia tra John John Kennedy e Carolyn Bessette è finita tragicamente in una notte d'estate.

“Ero a casa, qui a New York, a Park Avenue, quando suonò il telefono a notte fonda. Dall’altra parte del filo qualcuno mi diceva che l’aereo di John John era scomparso a largo di Martha’s Vineyard. Con lui erano a bordo Carolyn e sua sorella Lauren. Non ho pensato al peggio. Speravo fosse atterrato da un’altra parte”.

Sono passati quindici anni da quel 16 luglio 1999, ma la memoria di Marta Sgubin è lucida. Era entrata in casa Kennedy-Onassis nel 1969 come tata di John jr. che allora aveva 8 anni, ed era diventata una persona di famiglia. Ricorda ogni dettaglio di quelle e di altre ore drammatiche e anche della vita bella e privilegiata di chi a quel doppio cognome aggiungeva il peso di un’epopea.

Dopo l’allarme lanciato dal senatore e zio Ted Kennedy dalla sua villa di Hyannis Port direttamente al cuore della difesa statunitense, le ricerche del Piper 32 Saratoga erano iniziate il giorno successivo alle prime luci dell’alba e, su ordine personale dell’allora presidente Bill Clinton, erano state condotte con ogni mezzo a disposizione del Pentagono e della Guardia Costiera.

Anche gli occhi del mondo, attraverso la televisione, non smettevano di cercare tra le onde dell’Oceano Atlantico un segnale di speranza. Per l’America e non solo, la storia fra John John e Carolyn era la nuova Camelot. Voleva la continuazione del mito di John e Jackie e loro ne erano i protagonisti.

A discapito delle voci, che ormai li davano a un passo dalla separazione, con lei che alternava momenti di depressione a frequente uso di cocaina, Marta Sgubin ricorda la loro storia come un grande amore: “Me la presentò e qualche tempo dopo John mi disse: è un segreto, ci sposiamo.”

La Sgubin fu una dei pochissimi invitati (40 ospiti) al matrimonio celebrato in grande segreto sull’isola di Cumberland in Georgia il 21 settembre del ’96. Alla stampa fu spedita solo una foto di quell’evento qualche giorno dopo, mentre la coppia si trovava già in luna di miele in Turchia.

Il vestito scelto da Carolyn, disegnato per lei da un ancora poco famoso Narciso Rodriguez, la incoronò immediatamente regina di eleganza e icona di quello stile minimal che si sarebbe imposto negli anni successivi.

“Il giorno dopo il matrimonio – continua Marta Sgubin – vidi John John di buon mattino attraversare il prato con un vassoio in mano. Mi disse che stava portando la colazione in camera alla moglie. Scherzando gli risposi che era un ottimo inizio come marito.”

Il primo incontro tra i due, dicono, avvenne nello show room di Calvin Klein, quando una, potenzialmente, affascinante signorina Bessette accolse l’uomo più sexy del mondo, com’era stato eletto da People, nonché rampollo di una delle più importanti dinastie d’America. Altri, invece, sostengono che John John rimase incantato dalla bellezza così particolare di Carolyn facendo jogging a Central Park.

Una breve frequentazione segreta bastò al giovane Kennedy per presentarla in famiglia. Dopo tante conquiste, facili e facilissime, aveva trovato la donna giusta.

Era bionda, come non sarebbe piaciuta a sua madre: quella Jackie che viveva nell’ossessione del platino di Marylin Monroe, amante neanche troppo discreta di suo marito John.

Il matrimonio li rese una delle coppie più contese, seguite, amate e a volte invidiate del pianeta e li sottopose a una continua attenzione mediatica: un’abitudine con la quale John John conviveva dalla nascita, una fastidiosa novità per Carolyn. Lui, cresciuto scortato dalle guardie del corpo fino ai sedici anni per decreto governativo, ripeteva spesso di non ricordare dove finisse la vita pubblica e dove iniziasse quella privata.

Nonostante il peso della sua dinasty familiare, John John ha sempre avuto, da bambino e da adulto, grande spirito di iniziativa, era carismatico, simpatico e ricco in dollari e personalità. La tata racconta che era impossibile punirlo: “Riusciva sempre a farmi cambiare idea. Sapeva prendere le persone nel modo giusto”.

All’università, al contrario della tradizione familiare che imponeva una laurea in legge ad Harvard, scelse di iscriversi alla Brown. Per un periodo tentò la strada da avvocato, ma poi si buttò nel mondo del giornalismo e fondò nel ’95 la rivista George. Era un mensile glamour e patinato, centrato sulla politica come stile di vita. E chi meglio di un Kennedy poteva raccontare quella classe che a livelli così alti rappresentava un’élite tanto inaccessibile?

Il giornale non sopravvisse a lungo al suo fondatore e nel 2001 andò in stampa l’ultimo numero.

La scomparsa della coppia considerata erede al trono dell’aristocrazia statunitense, in un paese dove l’aristocrazia non esiste, ha lasciato l’America orfana del suo sogno. Era difficile essere un Kennedy, e difficilissimo replicare il mito di John e Jacky, se la morte non si fosse messa di mezzo John John e Carolyn ci sarebbero riusciti.

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