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Tutti odiano Washington DC

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Gli americani sono insoddisfatti, infelici e addirittura arrabbiati per il comportamento dei politici (e della politica) di DC

Sondaggio CBS: l’80% degli Americani non è convinto -anzi, non è “felice”- delle politiche di Washington, cioè dell’Amministrazione e del Congresso. Tre persone su dieci, poi, si dicono addirittura “arrabbiati”. Neanche a dirlo, siamo ai massimi storici. 

Una insoddisfazione radicata e in crescita negli ultimi anni e negli ultimi mesi, motivata principalmente dalla crisi economico-finanziaria e la ripresa che, seppur intravista, tarda ad arrivare. Ma non c’è solo la crisi a creare così tanto astio nei confronti della classe politica: dal 2010 il Congresso è a maggioranza reppublicana (dallo scorso novembre solo la Camera dei Rappresentanti) e questo ha creato numerose lotte di potere e bracci di ferro tra l’Amministrazione Obama, democratica, e il Partito Repubblicano. 

Scornamenti incomprensibili agli occhi dell’opinione pubblica, che la maggior parte delle volte si sente (ed è) vittima dell’incapacità dei due grandi partiti a raggiungere un compromesso. Il caso più recente è quello del sequester, cioè una serie di tagli lineari alla spesa pubblica scattati lo scorso primo marzo: il meccanismo era stata inserito nel 2011 durante il braccio di ferro sul tetto del debito ed era previsto che fosse evitato in tempo, cosa che poi non è avvenuta. Un Congresso cieco e colpevole, quindi, che gioca con il fuoco e che fa pagare agli altri i suoi errori. Non per niente il suo tasso di approvazione è all’11%, minimi storici.  

Non si salva però nemmeno Obama: molte critiche sono giunte anche al presidente, da alcuni accusato di scaricare la colpa sempre al Partito Repubblicano ed essere incapace di prendere in mano la situazione facendo le riforme giuste per il Paese. Anche il suo tasso di approvazione è ai minimi storici: 45%, quando solo lo scorso mese era al 54%. 

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