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Locke

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Il motore del mondo

Presentato fuori concorso alla 70ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di VeneziaLocke è un film concettuale che mette in mostra tutta la potenza del cinema.

Girato per necessità sulla North Circular Road di Londra, Steven Knight – già sceneggiatore per Stephen Frears e David Cronenberg – inchioda la macchina da presa su una BMW X5 in viaggio notturno fra Birmingham e Londra. Non c’è altro. Ad aprire gli spazi della mente ci pensano Ivan Locke – vero e proprio one man show di un Tom Hardy in stato di grazia- e la sceneggiatura, che fra qualche forzatura drammatica e l’altra svela, via telefono, la crisi di un uomo che prova a tenere a galla la propria vita.

Nell’arco di 1h30′ si assiste alla censura integrale dei corpi e degli spazi degli altri personaggi, la cui figura vien quindi delegata, a partire dalla sola voce, all’intepretazione soggettiva. Ci troveremmo dinanzi ad un radiodramma se non fosse per la recitazione perfettamente modulata dell’attore inglese, che domina la scena e caratterizza, con spessore, l’intera costellazione degli affetti. Questo input canalizza la trama sulle forti tematiche morali trattate, evitando qualsiasi tipo di commento. Il risultato è una voragine lasciata all’immaginazione, una delle più alte forme di rispetto che un autore possa avere nei confronti degli spettatori. Nel pieno coinvolgimento emotivo le altre auto si configurano come vettori umani carichi degli stessi amori, degli stessi odi, delle stesse paure.

Per ironia, Locke, rende giustizia a un attore che ha lavorato in uno dei film di maggiore incasso della storia del cinema dietro una maschera – il terzo ed ultimo Batman di Christopher Nolan, ennesimo adattamento dell’universo fumettistico americano -, affidandosi completamente al proprio fisico e alla propria voce. L’inevitabile parallelo con Her di Spike Jonze – altro progetto la cui centralità è la voce – indica piccoli ma incoraggianti segni di vita di un’industria che ha forti difficoltà creative e che arranca sempre più nel confronto con il piccolo schermo.

 

di Alberto Rafael Colombo Pastran

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