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Lacrima Dorata

Immagine di copertina

Il centoventicinquesimo caso di autoimmolazione tibetana: il gesto e la poesia di un monaco disperato.

Tsuiltrim Gyatso aveva 43 anni. Era un monaco rispettato da tutta la comunitá per la sua profonda conoscenza della lingua e della religione tibetana. Lo scorso 19 Dicembre ha scelto di porre fine alla sua vita con un gesto che per i tibetani e’ diventato il simbolo della protesta nonviolenta contro l’oppressione cinese. L’autoimmolazione.

Tsuiltrim si è cosparso il corpo di benzina in un incrocio poco distante dal monastero dove ha trascorso gran parte della sua vita, nella cittá di Amchok, all’interno della regione autonoma del Tibet. Poi si è dato fuoco. In quell’incrocio Tsuiltrim Gyatso è morto, invocando a gran voce fino all’ultimo respiro il ritorno in patria del Dalai Lama.

Poco prima di offrire il suo corpo in dono alla causa tibetana alle 14 e 30 ora locale, Tsuiltrim ha pranzato al monastero di Amchok, è salito nella sua cella monastica e dopo aver acceso una tradizionale lampada di burro ha scritto una poesia come testamento del suo drammatico gesto.

Ne riporto alcuni versi alla fine dell’articolo, tradotti dall’inglese all’italiano al meglio delle mie abilitá, cosciente del fatto che Tsuiltrim non me ne vorrebbe male anche vedendo i suoi meriti artistici sminuiti dalla mia penna poco educata.

I monaci di Amchok, come spesso accade in queste situazioni, si sono dovuti battere contro la polizia cinese due volte: la prima, per sottrarre loro il corpo esanime e carbonizzato di Tsuiltrim dall’asfalto, e la seconda quando diversi agenti hanno fatto irruzione all’interno del monastero per porre fine ai riti funebri in maniera violenta.

Con il gesto di Tsuiltrim, le autoimmolazioni di matrice tibetana sono arrivate a quota 125 dal 1998. Il 27 Aprile di quell’anno Thupten Ngondup ingurgitava benzina prima di lasciarsi avvolgere dalle fiamme a Nuova Delhi, in India, dopo che la polizia aveva interrotto uno sciopero della fame di monaci buddhisti a suon di bastonate.

Quello che preoccupa maggiormente è che l’88% delle immolazioni tibetane ha avuto luogo tra il 6 Gennaio 2012 e il 19 Dicembre 2013, e sono in pochissimi a dubitare che ce ne saranno di nuove in futuro. Tuttavia, i giorni delle Olimpiadi di Pechino 2008, quando l’attenzione mediatica era puntata sulle rivolte a Lhasa, sono ormai lontani.

Anche le star di Hollywood sembrano meno inclini ai proclami di questi tempi. Le autoimmolazioni ormai non fanno quasi più notizia e vengono puntualmente snobbate dai maggiori canali di informazione mondiale.

Ma Tsuiltrim era un uomo, prima ancora di essere un tibetano. E per questo merita rispetto.

 

Lacrima Dorata

“Oh! Una lacrima

Amato, fratello. Hai sentito? Hai visto? Hai ascoltato?

A chi posso raccontare la sofferenza di sei milioni di tibetani?

Lo stato cinese non ha pietà,

saccheggia l’oro e l’argento dei nostri forzieri,

opprime i suoi sudditi.

Se mi fermo a pensare,

le lacrime cominciano a scorrere.

Per il ritorno di Gyalwang Tenzin Gyatso nella sua terra natia;

per la liberazione del Panchen Nangwa Thaye dal carcere;

per porre fine alle sofferenze di sei milioni di tibetani;

dono il mio corpo alle fiamme,

come offerta di luce.”

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