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La guerra delle carte di credito

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Il governo argentino lancia la propria carta per obbligare Visa e Mastercard ad abbassare le commissioni

Prezzi congelati e guerra contro le principali carte di credito. É questa la strategia scelta dal governo argentino per porre un deterrente alla perdita del potere d’acquisto dei consumatori e stimolare nuovamente l’economia. Settimana scorsa, alcuni membri dell’esecutivo comandato da Cristina Fernandez de Kirchner hanno presentato ufficialmente il progetto della “Super Card”, una carta di credito emessa dallo stato e valida nella maggior parte dei supermercati del paese. Con un limite di credito di 3000 pesos (all’incirca uno stipendio medio), 1000 di finanziamento a tassi stracciati, e un a commissione equivalente all’1% della spesa totale, il governo argentino vuole obbligare le principali aziende finanziarie presenti nel paese ad abbassare i costi che ricadono sul consumo. Nessuna carta di credito commerciale puó sostenere la competenza con quella statale. Cosí, la Super Card si trasforma in un arma potentissima per far sí che Visa, Mastercard e le banche straniere e nazionali portino il valore delle commissioni che ricevono per ogni transazione effettuata con le loro carte dal 3 all’1%. Un’iniziativa che farebbe risparmiare ai supermercati piú di 700 milioni di pesos, l’equivalente all’aumento annuo degli alimenti in Argentina. In questo modo, il segretario di commercio Guillermo Moreno spera di prolungare il congelamento dei prezzi imposto da due mesi, ammortizzando i costi con il risparmio che i supermercati otterrebbero con commissioni piú basse sulle carte di credito.

Un iniziativa necessaria, in un paese dove l’inflazione ronda il 30% annuo e gli aumenti salariali non stanno dietro al levitare dei prezzi. Ma che ha anche svegliato l’indignazione delle banche e delle principali finanziarie, che rubricano l’annuncio come una minaccia per l’economia e lo denunciano come usuraio. Eppure, la Super Card é pronta per cominciare a funzionare giá dal primo aprile, uno scherzetto che il sistema finanziario argentino non sembra intenzionato ad accettare.

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