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L’ambasciata del Texas a Parigi

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Storia della Repubblica Indipendente del Texas, e del perché le sue tracce si trovano in Francia

Il Texas è uno stato d’animo. Il Texas è un’ossessione. Ma soprattutto, il Texas è una nazione in ogni senso della parola.

Così scriveva John Steinbeck in Viaggio con Charlie. Rappresentando in poche frasi lo spirito del Texas, il più vasto stato del profondo Sud degli Stati Uniti, fiero e orgoglioso. Che sembra custodire la vera identità e il vero cuore del Paese, a differenza degli “eccessi liberal” della Costa Est e della California. Uno Stato nello Stato, nel vero senso della parola.

Ben pochi però sanno che un Texas indipendente non è solo una suggestione, un sogno: c’è stato un periodo in cui era realtà. E il vestigio più importante di questo passato si trova a Parigi, vicino alla elegantissima Place Vendôme.

Al numero 1 della Piazza, sopra la porta di ingresso dell’omonimo Hotel Vendome, c’è una targa, poco visibile all’occhio distratto dei molti turisti che passeggiano nelle strade dello shopping parigino, che ricorda come quel palazzo abbia ospitato l’Ambasciata della Repubblica del Texas. La storia dietro a questa iscrizione è interessante, e merita di essere approfondita: il Texas era stato tradizionalmente colonia spagnola, e nel 1821 con l’indipendenza del Messico entrò a far parte del nuovo Stato Federale. Fin da subito, nel nuovo territorio di confine cominciarono ad affluire coloni di origine anglosassone dai vicini Stati Uniti. Si trattava per lo più di possidenti terrieri, che introdussero in Texas la pratica della schiavitù, vietata ufficialmente da città del Messico nel 1829. La popolazione di lingua inglese nella zona crebbe rapidissimamente: dalle 8.000 unità del 1830 passò ai 30.000 del 1834, sotto la guida di Stephen Fuller Austin (che avrebbe dato il nome all’attuale capitale del Texas), contro soli 7.800 Messicani.

A questa situazione esplosiva tra Texas anglosassone e governo centrale Messicano si aggiunse ben presto l’interesse di Washington, che lo vedeva come un modo per espandere il proprio territorio e per mantenere l’equilibrio tra stati abolizionisti e schiavisti, fondamentale perché il sistema politico USA non esplodesse. Così, le pressioni affinché il Messico concedesse una maggiore autonomia ai coloni americani crebbero sempre di più: nel 1835 infine, di fronte ad un tentativo di Città del Messico di centralizzare la gestione dello Stato, scoppiò la Guerra d’Indipendenza del Texas. Dopo una serie di battaglie, tra cui il famoso assedio di Fort Alamo, in cui perse la vita Davy Crockett, con il trattato di Velasco del 12 maggio 1836 il Texas diventava uno Stato indipendente, con Presidente il Generale Sam Houston e riconosciuto da Washington, DC.

Per quanto il nuovo fragile Stato chiedesse fin da subito di entrare a far parte degli USA, non fu ammesso immediatamente: troppo forte era da un lato l’opposizione da parte degli abolizionisti, rappresentati dal Presidente Martin Van Buren, che non volevano un altro stato schiavista, e per giunta grande quanto un terzo di tutta l’Unione, e dell’opinione pubblica statunitense dall’altro, che vedeva i texani come dei delinquenti e avventurieri. Così, il Texas si risolse a fare da sè: aprì relazioni diplomatiche con la Francia e l’Inghilterra. E qui subentra la storia dell’Ambasciata di Place Vendome: nel 1839, la Francia fu il primo Stato Europeo a riconoscere il nuovo Stato, seguita subito dopo dall’Inghilterra. Così, il Texas poté aprire le sue Ambasciate nelle capitali delle due potenze Europee: delle varie sedi che ne ospitarono la Legazione a Parigi, oggi sono visibili le tracce solo all’Hotel Vendome, texano nel biennio 1842-43.

Sede di tutto rispetto, per un nuovo stato debole e lontano. In effetti, la scelta texana di cercare alleanze a Parigi e Londra era motivata solo in parte da normali relazioni diplomatiche: la ragione principale era quella di mettere pressione agli Stati Uniti, che non avrebbero visto molto di buon occhio eserciti franco-britannici in marcia lungo il proprio confine Sud. E ovviamente, a Francia e Inghilterra non sembrava vero di poter tornare ad influire nella politica del Nuovo Mondo.

Pressioni incrociate, sfide diplomatiche tra due Stati nascenti: ecco perché alla fine gli Stati Uniti cedettero, grazie anche ai nuovi progetti espansionisti del nuovo Presidente James Polk, e il Texas entrò a far parte dell’Unione il 29 dicembre 1845. Cominciò così una nuova fase della storia del Nuovo Mondo, con la guerra al Messico e la conquista della California. Ma questa è un’altra storia.

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