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Il tesoro nello sgabuzzino

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Ritrovata a Monaco di Baviera la collezione di 1500 opere di arte degenerata appartenuta al regime

Dulcis in fundo: non è mai troppo tardi per i colpi di scena. Da qualche ora il mondo dei collezionisti di arte ha l’acquolina in bocca. Se il valore di un quadro di Picasso normalmente è già di per sé alle stelle, il simpatico plus di aver convissuto insieme a millecinquecento opere di autori quali Matisse, Renoir e Chagall, e nascosto per più di mezzo secolo nell’appartamento di un riservato collezionista rende la tela, il quadretto o il bozzetto inestimabili. Tuttavia il proprietario c’è. Che sia legittimo o no. Quindi i collezionisti possono limitarsi a sognare.

L’immaginazione non può non galoppare piuttosto libera quando si è alle prese con simili misteri dai risvolti holliwoodiani. Tanto più che il gruppo di opere ritrovato nei giorni scorsi nell’appartamento di un anziano collezionista tedesco, viene identificato come il tesoro di Hitler in carne e ossa, o piuttosto in tela e tempera. I quadri sono millecinquecento testimoni di quanto, durante il periodo nazista, venisse considerato “arte degenerata”. Ma a ben guardare la collezione, ritrovata dagli investigatori dopo decenni di ricerche e di indagini, piuttosto che degenerata sembrerebbe essere stata ben composta dai gerarchi con le opere di alcuni degli artisti più celebri a partire già da quell’epoca.

Lo ha raccontato, per prima, la rivista tedesca Focus: Cornelius Gurlitt, anziano ottantenne figlio del mercante d’arte Hildebrand Gurlitt, è stato per quasi settant’anni il silenzioso e geloso custode di un tesoro composto da dipinti, disegni, incisioni e stampe acquisite tra gli anni ’30 e gli anni ’40. Le opere giacevano all’interno dell’appartamento dei Gurlitt nel quartiere di Schwabing, a Monaco di Baviera.

Alla diffusione della notizia si è aperta una vera e propria querelle legale sulla proprietà dei dipinti che, durante il periodo nazista, furono espropriati a famiglie ebree o a musei dei paesi europei occupati. In particolare il dibattito è intorno al prezzo delle opere al momento dell’acquisizione da parte di Gurlitt poiché, con tutta probabilità, la definizione di “arte degenerata” attribuita dai nazisti alle millecinquecento opere, abbassò di molto il valore della collezione, favorendone così l’acquisto da parte del collezionista. Che i quadri rimangano come proprietà di Gurlitt o che, a seguito di una minuziosa ricerca, possano tornare ai discendenti dei proprietari, è tutto da vedere.

C’è da sapere che, secondo l’articolo 937 del Codice Federale, l’acquisto in buona fede da parte del collezionista avrebbe ormai posto le condizioni per l’avverarsi dell’usucapione. Così, il vero mistero, è cosa ne sarà dei quadri, se mai ci sarà la possibilità di studiarli, osservarli ed esibirli. Ma anche se la “diagnosi” della degenerazione delle opere, espressa dai gerarchi nazisti, fosse solo un pretesto per mettere da parte una vera e propria fortuna piuttosto che l’esclusiva e lussuosa possibilità di godere di una bellezza estetica proibita, e quindi ancora più conturbante – o addirittura perturbante.

A riprova di quanto spesso la realtà superi di gran lunga la fantasia, le opere (di un valore complessivo approssimativo di oltre un miliardo di euro) erano nascoste, secondo le fonti, negli sgabuzzini, nei cassetti e negli armadi di casa Gurlitt. A proposito di risvolti holliwoodiani: il collezionista di Monaco di certo sarà stato più fortunato nel conservare intatta la propria collezione segreta, ma oggettivamente è stato meno ordinato e premuroso del collezionista Virgin Oldman de La migliore offerta di Giuseppe Tornatore. Il personaggio interpretato da Geoffrey Rush era proprietario di una collezione di preziosi ritratti femminili d’autore, ma le opere erano in bella mostra in una stanza segreta, nascosta e asettica. Altro che polvere e setole di scope!

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