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La rivista Equilibri presenta un numero speciale sull’Economia Circolare in occasione del trentennale della Fondazione Eni Enrico Mattei

Si rinnova l'impegno della Fondazione nella ricerca sullo sviluppo sostenibile

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 20:05 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:10
Immagine di copertina

La Fondazione Eni Enrico Mattei presenta un numero speciale di Equilibri

In occasione dei trent’anni della Fondazione Eni Enrico Mattei, Equilibri, rivista semestrale edita dalla Fondazione, presenta un numero monografico sull’Economia Circolare, il cui titolo è Economia circolare. Aprire lo sguardo per chiudere il cerchio.

La Fondazione, dunque, rinnova il suo impegno nella ricerca sullo sviluppo sostenibile, mettendo alla prova nuovi paradigmi e approfondendo le complesse interazioni tra economia, energia e ambiente.

Il numero speciale della rivista raccoglie contributi nazionali e internazionali sul tema dell’Economia Circolare, abbracciando l’argomento nei suoi molteplici punti di vista e interrogandosi sull’economia di domani lungo un percorso ampio e articolato tra storia, architettura ed economia, nella convinzione che molti sono i fattori e complesse le variabili.

Esiste una prosperità senza crescita?

Il dilemma tra crescita e non crescita attraversa la nostra società. Può esistere una prosperità senza crescita?

È la domanda che si pone Tim Jackson, docente di Sviluppo Sostenibile all’Università del Surrey e autore del volume Prosperità senza Crescita.

Secondo Jackson “l’economia circolare è un ambito che ci permette di parlare di un’economia diversa, un’economia della cura, dell’artigianato, della creatività in cui la comunicazione e i beni non sono più considerati fini ma mezzi per raggiungere degli obiettivi di natura sociale e spesso immateriali. Ognuno di noi deve decidere che cos’è la prosperità e che tipo di futuro vogliamo, high tech o una vita più lenta, e che significato ha l’idea di prosperità in un Pianeta finito.”

Come sottolinea lo storico ed economista Giulio Sapelli, invece, “la tecnica, sono i classici a ricordarcelo, è la vera mediazione tra uomo e natura, tra uomo e mondo e oltre la tecnica l’economia circolare è un saper essere condiviso da più persone associate. Per questo l’economia circolare è un concetto da maneggiare con cura, che non può sorgere se non dall’associazione, ossia da una sfera partecipata da più persone.”

Ellen Mac Arthur, velista in solitaria, ha imparato presto la nozione di “finitezza” delle risorse, veleggiando a 2500 miglia dalla città più vicina: “Le risorse che abbiamo a disposizione sono destinate a finire, ci sono una volta sola nella storia dell’umanità e noi le stiamo sprecando! L’economia circolare è un’opportunità enorme, si tratta di eliminare i rischi dell’attuale gestione lineare, e questo ha un potenziale grandissimo. Realizzarlo è complesso, e ancora dobbiamo capire molte cose, ma il confronto tra i due modelli rende chiaro che ne vale la pena.”

Dalla culla alla culla

I materiali progettati bene non producono rifiuti. Tutto torna in circolo. Dalla culla alla culla è il messaggio lanciato dall’architetto e designer statunitense William McDonough che, intervistato da Riccardo Luna, sottolinea che “il nostro obiettivo, come essere umani, dev’essere un mondo deliziosamente diverso, sicuro, sano e giusto, con aria, acqua, suolo e energia pulita, goduto da noi abitanti del Pianeta rispettando l’economia, l’equità, l’ecologia e l’eleganza, un mondo giusto, non un mondo meno ingiusto.”

All’interno della rivista, inoltre, è proposto anche un approfondito sguardo alle imprese, per capirne ruolo e potenzialità come motori dell’innovazione.

Ancora molti i nodi da sciogliere su questo tema a livello mondiale e europeo, con un focus sull’Italia e quelle aziende che puntano a massimizzare l’efficienza delle risorse attraverso l’eco-design, il riciclo e la diversificazione delle materie prime: nulla si perde, tutto si trasforma. 

E poi ancora uno sguardo alla transizione delle città verso sistemi più sostenibili, il riciclo e il riutilizzo dei materiali, il lavoro e le nuove professioni dell’economia circolare.

I racconti, dai Sassi di Matera dove già nell’antichità si raccoglievano e riciclavano le acque piovane, fino al Ghana dove gli scarti del cocco diventano carbonella.

All’Africa, cuore del mondo che avanza e che cambia, è invece dedicata una sezione sull’accesso all’energia e alle politiche di economia circolare. In Africa, infatti, manca ancora un impegno strutturato per l’economia circolare, ma è proprio questo tema che permette di dialogare con le sue millenarie culture.

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