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Di Battista
Home » News

Il caffè è a rischio estinzione a causa del surriscaldamento globale

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Secondo un rapporto del Climate Institute australiano, se non si combatterà adeguatamente il cambiamento climatico, la fine di questa bevanda potrebbe essere vicina

Per molte persone, e per gli italiani forse ancora di più,
bere una tazza di caffè è un rito quotidiano da celebrare una o più volte al
giorno, al bar, in casa o in ufficio.

Bere caffè è un’abitudine ormai radicata da secoli in tutto
il mondo, e in alcuni casi il consumo è tale da essere una sorta di dipendenza,
per tenere alti i livelli di energia e concentrazione o almeno per averne la sensazione.

Se però è difficile immaginare un mondo senza caffè, ora un recente rapporto del Climate Institute australiano intitolato A Brewing Storm: The climate change risks to coffee avverte che se il
surriscaldamento globale continua senza essere combattuto adeguatamente, l’estinzione
del caffè potrebbe essere più vicina di quanto si creda.

“Senza un’azione forte per ridurre le emissioni, il
cambiamento climatico è destinato a ridurre la superficie globale adatta per la
produzione di caffè di ben il 50 per cento entro il 2050”, dichiara il rapporto firmato da scienziati australiani impegnati nel settore.

L’aumento della temperatura e le condizioni climatiche
estreme potrebbero infatti avere conseguenze molto negative sulla fertilità e
sulla buona crescita degli amati chicchi, visto che l’eccesso di pioggia o di
siccità possono rapidamente distruggere i raccolti.

In Nicaragua, per esempio, gli autori dello studio prevedono
una perdita della maggior parte delle colture entro il 2050, e entro il 2060 in
Tanzania, paese in cui 2,4 milioni di persone si guadagnano da vivere grazie all’industria
del caffè, e dove l’aumento delle temperature sta già facendo accusare duri
colpi alla produzione.

Il caffè, infatti, 
non è solo una piacevole abitudine per i molti che lo bevono (circa 2,25
miliardi di tazzine consumate ogni giorno nel mondo), ma anche la fonte di
sostentamento per 120 milioni di persone in 70 paesi, la maggior parte dei quali
piccoli proprietari con poca capacità di adattamento a un mondo più caldo e
instabile.

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