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Ecosia, il motore di ricerca che vuole salvare il pianeta: ecco come funziona

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Finora grazie a Ecosia sono stati piantati 60 milioni di alberi

“Vogliamo essere la buona coscienza della Rete”. È questo uno degli obiettivi di Christian Kroll, ragazzo di 33 anni che a Repubblica ha raccontato come è nato Ecosia, il motore di ricerca che finanzia la piantumazione di alberi attraverso ricavi pubblicitari. E di questa “creatura” Kroll è proprio il padre fondatore e oggi, dopo anni di duro lavoro – ma soprattutto dopo averci creduto, e tanto – è alla guida di una compagnia e di un gruppo di lavoro che può vantare di aver finora piantato 60 milioni di alberi.

“A lungo ho pensato: è da pazzi. Ora dico: possiamo farcela”, ha spiegato Kroll, che non vede l’ora di “raggiungere il miliardo entro il 2020”. Tutto è iniziato nel 2009 quando, terminati gli studi universitari in anticipo, Christian ha deciso di andarsene a zonzo per il mondo, di visitare tanti paesi asiatici come l’India, l’Indonesia e il Nepal e di provare a “fare la sua parte” creando un motore di ricerca che potesse essere d’aiuto a quelle popolazioni. Quando gli è andata male, però, non si è perso d’animo e, giunto in Argentina, ha letto “decine di libri sui problemi del nostro tempo, tra cui la deforestazione, responsabile del 20 per cento di emissioni”.

“Non ne sapevo un accidente: è qualcosa di cui dovremmo vergognarci”, ha detto Kroll, che ha utilizzato quella rabbia tramutandola in energie per realizzare qualcosa che poteva fin dall’inizio sembrare utopistico: creare cioè un search engine green, un motore di ricerca con finalità di recupero ambientale. Così, dopo aver aperto e chiuso il capitolo “collaborazione con Google” per divergenze, Kroll ha posto le fondamenta di Ecosia, che definisce come “un processo, non un’illuminazione folgorante”.

Un processo che, come tale, ha avuto parecchie criticità prima che tutti gli ingranaggi trovassero il giusto incastro per funzionare a dovere. “All’epoca ci lavoravo solo io, non riuscivo quasi a pagarmi uno stipendio e i primi anni ho impiegato ragazzi che accettavano un compenso basso pur di far qualcosa di utile per il pianeta”, ha spiegato il fondatore di Ecosia, che attualmente si avvale del lavoro di un team che include 21 persone tra i 20 e i 40 anni. Tutte queste persone ricevono, per la loro attività, “un salario giusto”.  Ma “tolti i costi operativi, quel che rimane è per gli alberi”.

Come funziona Ecosia

Ma come funziona di preciso Ecosia? Il motore di ricerca, in sostanza, dichiara di finanziare nuovi alberi destinandogli almeno l’80 per cento dei profitti derivanti dai click sui contenuti sponsorizzati, i quali appaiono in alto tra i risultati di ricerca di Bing. “Pure se non cliccate – si può leggere su Ecosia – o usate un ad blocker contribuite al movimento, aumentando il numero di utenti e la nostra rilevanza per gli sponsor”.

Appena nato il motore di ricerca ha ricevuto diverse critiche: in molti, infatti, erano scettici che potesse effettivamente funzionare e si poneva dubbi sulla sua trasparenza. Tutte questioni che appartengono ormai al passato, come direbbe lo stesso fondatore, perché oggi la società di Kroll rende mensilmente pubblici sul sito i report finanziari e può persino vantare la certificazione di B-Corporation, che viene rilasciata a quelle aziende che rispettano alte performance di sostenibilità ambientale e sociale.

Per quanto riguarda invece i progetti da finanziare, Ecosia ha inizialmente stretto accordi con grandi associazioni come il Wwf, mentre attualmente ha deciso di accorciare la distanza e di avvinarsi sempre di più agli alberi che decide di piantare: ora le principali attività sovvenzionate da Ecosia sono in Peru, Madagascar e Burkina Faso.

E per quanto riguarda uno dei temi più controversi della web-epoca, quello della privacy, Kroll ha spiegato che Ecosia sta cercando di adeguarsi a tutti gli standard previsti. D’altronde ad usare questo motore di ricerca sono attualmente 660mila persone, per un totale di “32 milioni di ricerche ogni settimana”.

Ecosia, comunque, non è l’unica realtà “green” del web: Lilo è un altro motore di ricerca solidale che si pone l’obiettivo di finanziare progetti ambientali. “Più siamo e meglio è. I motori di ricerca sono importantissimi e lo diventeranno sempre di più in futuro. Ora Google detiene il monopolio. Credo che tutto questo potere nelle mani di una sola compagnia sia pericoloso. E nemmeno Ecosia dovrebbe averlo”, ha spiegato sempre Kroll che, di base, ha un obiettivo ancora più grande: far smettere alle persone di concepire l’individuo come più importante dell’umanità e della natura.

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