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Despite the pain, there is hope

Il video dell'allenamento della squadra di parkour di Gaza interrotto dai razzi israeliani

Di Nicola Sbetti
Pubblicato il 19 Nov. 2012 alle 01:40 Aggiornato il 27 Nov. 2018 alle 10:15
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Immagine di copertina

Despite the pain there is hope

Le immagini possono parlare da sole o essere prodotte per veicolare messaggi. Nel video postato venerdì dal Gaza Parkour Team, che fin dal titolo aspira a regalare speranza, sono vere entrambe le opzioni. Nonostante le bombe, infatti, traspare la voglia di guardare avanti, di divertirsi e fare sport. I sorrisi e i salti mortali sulle dune di Khan Younis associati alle esplosioni sono un ossimoro che descrive alla perfezione la condizione dei giovani palestinesi.

Così come lo Skate a Kabul, il parkour a Gaza regala ai ragazzi possibilità di evasione e socializzazione a costo zero. Entrambe le attività, peraltro, sono allo stesso tempo uno sport e una subcultura. Nato in Francia negli anni Ottanta, il parkour è sbarcato ufficialmente a Gaza nel 2005 grazie a Mohammed Aljkhbeer e Abdullah Enshasy.

Dal 17 febbraio al 5 marzo scorso, tramite il programma “Sostegno a spazi verdi e attività sportive a Gaza”, il Gaza Parkour Team ha potuto raccontare la propria storia ed esibirsi in Italia, in una tournée che ha coinvolto le città di Roma, Bologna, Milano, Bergamo e Palermo.

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