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Deputata dem Usa si rifiuta di entrare in Israele: “Trattamento criminale nei miei confronti”

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La deputata democratica americana Rashida Tlaib il 16 agosto ha rinunciato alla sua visita alla nonna in Cisgiordania, nonostante l’autorizzazione all’ingresso ricevuta dal ministero dell’Interno israeliano lo stesso giorno. Il ministero aveva concesso alla deputata la possibilità di entrare per “motivi umanitari” a patto di “non promuovere la causa del boicottaggio contro Israele durante il suo soggiorno”. Queste condizioni però sono state ritenute inaccettabili dalla Tlaib che ha quindi annunciato su Twitter la sua rinuncia a far visita alla nonna anziana: “L’imposizione del silenzio e un trattamento da criminale non è quello che mia nonna vuole per me. Ucciderebbe una parte di me. Ho deciso che visitare mia nonna sotto queste condizioni di oppressione va contro tutto quello in cui credo, alla mia lotta contro il razzismo, l’oppressione e l’ingiustizia”.

La deputata statunitense Rashida Tlaib aveva inizialmente indirizzato al ministro una lettera in cui richiedeva l’ingresso nello Stato ebraico, pubblicata dal portale israeliano Ynet. “Vorrei richiedere l’ingresso in Israele per visitare i miei parenti, e in particolare mia nonna, che ha 90 anni e vive a Beit Ur al-Fouqa”, si legge nella missiva.

Il 15 agosto Israele aveva vietato la concessione del visto d’ingresso nel Paese alle due deputate statunitensi Ilhan Omar e Rashida Tlaib, che intendevano visitare Israele e i territori occupati. Le due rappresentanti politiche, entrambe molto critiche sia con l’amministrazione del presidente Donald Trump e con il governo dello Stato ebraico, hanno espresso il proprio sostegno al movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), un gruppo politico transnazionale che mira a fare pressioni su Israele perché concluda l’occupazione dei territori palestinesi. Successivamente il 16 agosto il governo ha autorizzato la visita “su condizione” ma la deputata alla fine ha deciso di declinare l’offerta.

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