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Usa, deputata risponde con una poesia alle offese razziste di Trump: “Puoi spararmi con le parole, ma io mi solleverò”

Una pungente replica al presidente di Ilhan Omar, rifugiata dalla Somalia e americana dal 2000

Di Marco Nepi
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 07:22 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:54
Immagine di copertina

Usa, deputata risponde con una poesia alle offese razziste di Trump

Una poesia su Twitter per rispondere alle offese razziste di Donald Trump: lo ha fatto Ilhan Omar, deputata Usa, rifugiata dalla Somalia e americana dal 2000, presa di mira dal presidente per le sue origini e invitata ad abbandonare il Paese. Omar, nata a Mogadiscio nel 1981, scappata all’età di 10 anni con la famiglia dalla guerra civile, è una delle quattro deputate americane che l’inquilino della Casa Bianca ha definito anti-americane invitandole a tornare “nei paesi corrotti e infestati dal crimine da cui sono venute”. Insieme a lei Trump ha preso di mira anche Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib, Ayanna Pressley.

poesia deputata

La vicenda ha fatto molto discutere negli Stati Uniti. E qualche giorno fa, la Camera a maggioranza democratica ha anche approvato una risoluzione una condanna i commenti razzisti del presidente. Ma le offese non si sono fermate. I sostenitori di Trump durante un comizio in North Carolina, rivolgendosi proprio a Ilhan Omar, e proprio su invito del presidente a “farsi sentire”, hanno urlato di “rimandarla indietro”. Così lei, la deputata, ha deciso di replicare con i versi della poetessa afroamericana Maya Angelou.

La poesia condivisa dalla deputata Usa per rispondere a Trump

“Puoi spararmi con le tue parole, puoi tagliarmi coi tuoi occhi, puoi uccidermi con il tuo odio, ma ancora, come l’aria, mi solleverò”, ha scritto su Twitter Ilhan Omar.

Quella della deputata è la storia dei rifugiati che riescono a rialzarsi dopo anni di sofferenze. La famiglia di Omar arrivò negli Usa nel 1995. Nel 2000, a 19 anni, lei divenne cittadina americana. Ma la convivenza nel nuovo Paese non fu semplice inizialmente. Da ragazza è stata vittima di bullismo per il suo hijab. Negli anni ha ottenuto il suo riscatto, con lo studio e l’impegno civile. Nel 2016 è diventata, con l’elezione alla Camera dei rappresentanti del Minnesota, la prima donna di origini somale musulmana eletta in una carica negli Usa. Ora è amatissima. E seguitissima.