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“Nella nostra galassia possono esserci altre 36 civiltà intelligenti”: lo studio

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 19 Giu. 2020 alle 19:10
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La Via Lattea potrebbe ospitare una trentina di civiltà intelligenti: il nuovo studio

La Via Lattea potrebbe ospitare almeno 36 civiltà intelligenti: questo è quanto emerso dal nuovo studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal da parte del gruppo dell’Università britannica di Nottingham, coordinato da Christopher Conselice. La stima è il risultato di un nuovo approccio, chiamato Limite Copernicano dell’Astrobiologia, che applica la teoria dell’evoluzione su scala cosmica, calcolando il tempo medio necessario alla comparsa di una civiltà simile a quella umana.

La distanza media di queste civiltà, secondo gli esperti, sarebbe di circa 17mila anni luce, un valore che renderebbe molto difficile la comunicazione considerando le attuali tecnologie. “Utilizzando come limite la possibilità che una civiltà intelligente si sia sviluppata in circa 5 miliardi di anni, come sulla Terra che ha 4,6 miliardi di anni, i nostri calcoli indicano che nella Via Lattea dovrebbero già esserci 36 civiltà attive”, ha spiegato Conselice.

La stima valuta anche un altro elemento: da quanto tempo queste civiltà avanzate hanno la capacità tecnologica di mandare segnali nello spazio annunciando la propria esistenza. Lo studio prende come riferimento la civiltà umana, capace di trasmettere segnali radio da circa un secolo. “L’ipotesi è ambiziosa e affascinante, ma non tiene conto di alcuni aspetti. Innanzitutto, l’origine della vita sulla Terra: non sappiamo ancora come e quando sia apparsa esattamente”, ha spiegato Barbara Cavalazzi all’Ansa, astrobiologa del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna. L’esperta ha poi precisato: “Inoltre, stimare quanti pianeti del Sistema Solare e della nostra galassia siano abitabili non è così semplice, poiché oltre alle condizioni fisiche e chimiche di sostenibilità e tolleranza per la vita, bisognerebbe conoscere che cosa ha determinato il fiorire della vita. E questo non lo sappiamo, o almeno non ancora”.

In ogni caso, l’astrobiologia – come spiega la Cavalazzi – continuerà a interrogarsi sul quesito “Siamo soli nell’universo?”, anche con le prossime missioni su Marte, Exomars 2022 e Mars2020, e le future missioni sulle Lune Europa, Encelado e Titano. “Questo è sicuramente un momento affascinante e pieno di promesse per la ricerca di vita fuori dalla Terra”.

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