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Richeldi a TPI: “Così potremo curare il Covid da casa con un farmaco per l’asma da 20 euro”

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Il professor Luca Richeldi, presidente della Società Italiana di Pneumologia ed ex membro del primo Comitato tecnico scientifico, svela a TPI come un farmaco economico di solito prescritto per trattare l’asma potrebbe contribuire alla cura precoce del Covid, favorendo una guarigione più rapida dei contagiati e una diminuzione delle ospedalizzazioni

Un farmaco già disponibile e soprattutto economico, ampiamente utilizzato dai pazienti asmatici, promette un importante passo avanti nella cura precoce del Covid: è il Budesonide che, secondo un nuovo studio britannico, potrebbe favorire una guarigione più rapida dei contagiati. Il professor Luca Richeldi, presidente della Società Italiana di Pneumologia/Italian Respiratory Society (SIP/IRS) ed ex membro del primo Comitato tecnico scientifico, un medico noto per la sua prudenza, sta organizzando in queste ore un convegno online con gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Respiratory Medicine.

Professor Richeldi, cosa succede sul fronte delle cure anti-Covid?
(Sorriso). Forse, per una volta, c’è una buona notizia da dare. Una notizia molto buona.

Riguarda proprio il suo campo di competenza, i polmoni
È una scoperta che hanno fatto gli inglesi. E che pochi giorni fa ha ricevuto il vaglio dalla rivista Lancet.

Di che si tratta?
Si parte da un dato di fatto. Anche noi in Italia, durante la fase più esplosiva della Pandemia ci eravamo accorti che – curiosamente – fra i malati di Covid non c’erano asmatici.

Il che sembrerebbe strano, per una malattia che colpisce le vie respiratorie
Esatto. Gli inglesi hanno fatto di più, partendo da una grande intuizione: a proteggere gli asmatici poteva essere un farmaco specifico che questi pazienti assumono per via della loro patologia.

E cosa è accaduto?
Hanno fatto un trial clinico con questo farmaco anti-asmatico, scoprendo che c’è una relazione curativa straordinaria.

Quale? 
Assunto nei primi giorni di contagio, quel farmaco riduce anche del 90 per cento gli effetti della malattia.

Di che farmaco si tratta?
Il suo nome è Budesonide.

Luca Richeldi, presidente delle società di pneumologia ed ex membro del primo Comitato tecnico scientifico è un medico noto per la sua prudenza. Ma in queste ore organizza un convegno online con gli autori della ricerca e si lascia andare ad un moderato ottimismo: “Trovare una cura aggiuntiva, ed efficace, sarebbe per noi un enorme passo in avanti”.

Professore, ci spieghi meglio
L’ipotesi da cui sono partiti i ricercatori inglesi è che fosse quel farmaco a fornire agli asmatici una forma di protezione dal virus.

E così hanno trattato con Budesonide dei normali pazienti infettati dal Covid?
Esatto. L’ipotesi di studio si è rivelata corretta: il trattamento ha un effetto protettivo.

Di che tipo di farmaco si tratta?
Per semplificare direi che si tratta di un cortisonico inalatorio. Si assume per aerosol. E c’è un altro aspetto molto importante.

Quale?
Una boccettina con la quantità di farmaco necessaria a un ciclo di cura completo ha un costo molto contenuto.

Quanto?
Parliamo di una valore di mercato di circa venti euro.

Sembra meraviglioso
È stata una grande intuizione, frutto del tipico spirito di osservazione per così dire “pragmatico” della medicina britannica. Si possono fare tante critiche a quella scuola, ma questo è un esempio di ricerca ‘al contrario’ straordinariamente efficace.

Invece che inventare un nuovo farmaco capire perché uno già esistente avesse un effetto collaterale utile?
Se questo studio confermasse i suoi risultati, avremmo un’arma in più: un farmaco economico e non invasivo per combattere la malattia nella prima fase e impedire le ospedalizzazioni. Perché, ovviamente, si può assumere a domicilio.

Prossimo passo?
Ho già invitato la collega che ha guidato questa ricerca a fare un seminario con noi, per capire cosa hanno osservato.

Quando?
Nei prossimi giorni, ovviamente in streaming. Appena potranno essere resi noti tutti i risultati definitivi del trial. E vuole sapere la cosa più curiosa di questa storia?

Me la dica
Ironia della sorte, il Budesonide è un farmaco prodotto da AstraZeneca.

Una nemesi. Possiamo chiudere l’intervista completa con il suo parere sulla vicenda Johnson & Johnson?
Capisco che la paura ci sia, e che osservare un principio di cautela debba essere importante. Bisogna valutare sempre il rapporto costi/benefici: io ragiono così.

Spieghiamolo
Il vaccino ha una diversità endogena rispetto a tutti gli altri farmaci: perché noi lo stiamo somministrando ad una persona che sta bene.

Per questo, lei dice, è importantissimo valutare con attenzione il livello degli esiti avversi
Io so che se sto curando una polmonite batterica posso produrre con la cura degli effetti collaterali. Mentre quando inoculo il vaccino, lo somministro per definizione ad una persona sana.

Cosa pensa dunque dei dubbi su Johnson & Johnson?
È abbastanza plausibile che siano simili per proporzioni ed esiti a quelli di AstraZeneca, per un motivo molto semplice: la piattaforma su cui è progettato il vaccino è la stessa.

Un vaccino che opera per Adenovirus e non con l’Rna Messaggero
Esatto. E qui, tuttavia, entra in gioco la valutazione del rapporto costi/benefici.

Quale è il costo sopportabile?
Il rischio Zero, con milioni di vaccinazioni praticate in tempi così ristretti, non può esistere. Statisticamente, intendo.

E dunque?
Il monitoraggio serve a mantenere un controllo ferreo sulle percentuali dei casi avversi. Credo che sarebbe logico trattare questo vaccino come l’altro.

Cioè con una limitazione anagrafica?
Esatto. La collocazione di questo vaccino sarà molto simile a quella di AstraZeneca. E l’idea di riservarlo alle classi di età che non hanno avuto reazioni avverse abbatte il rischio di averne altre.

Perché non se ne sono registrate nelle persone più adulte
È così. Le piattaforme adenovirali si sono rivelate sicure per gli over 60, e i casi avversi mortali sono circoscritti a pochissimi soggetti, di sesso femminile e di giovane età.

Una percentuale molto bassa
Parliamo di un caso per milione di vaccinati. Molte persone non si rendono conto che considerano sicuri, e assumono normalmente, farmaci che hanno percentuali di reazione avversa molto più alte.

E cos’altro c’è da dire di importante?
Il contesto. Abbiamo gli ospedali pieni, le terapie intensive sull’orlo della saturazione, e un dato certo: 1.870 morti accertati per milione, in caso di Covid.

E poi?
La discesa della curva di vittime e contagi continua ad essere molto lenta.

E questo è il rapporto costi/benefici
Rispetto ad un rischio certo, il vaccino è l’unico strumento che ci allontana da questo punto di possibile collasso.

Leggi anche: Covid, un farmaco per l’asma potrebbe favorire una guarigione più rapida / Ecco l’italiano che ci curerà dal virus: parla Rino Rappuoli (di Giulio Gambino)

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