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Covid, un farmaco per l’asma potrebbe favorire una guarigione più rapida

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Credit: ANSA/Guillermo Legaria /JI

Gli incoraggianti risultati di una nuova ricerca britannica

Un farmaco di solito prescritto per trattare l’asma – il budesonide – potrebbe aiutare i contagiati dal Coronavirus in isolamento domiciliare a riprendersi più rapidamente dalla Covid-19. È quanto suggerisce un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford pubblicato sulla rivista britannica The Lancet Respiratory Medicine.

I risultati della ricerca, ancora da approfondire secondo gli stessi autori, indicano che la somministrazione di budesonide potrebbe giovare a molti ultracinquantenni con sintomi precoci di Covid. Uno studio statistico sulle reazioni emerse nei soggetti coinvolti suggerisce inoltre che il farmaco potrebbe contribuire a ridurre i ricoveri ospedalieri dei contagiati.

Al momento, oltre al paracetamolo, sono ancora poche le opzioni per il trattamento dei pazienti positivi non ricoverati in ospedale. Il budesonide, ampiamente disponibile sul mercato e già autorizzato in molti Paesi, agisce con un effetto antinfiammatorio sui polmoni, proprio dove il nuovo Coronavirus può causare i danni più gravi, e potrebbe contribuire al recupero dei pazienti più a rischio trattati in assistenza domiciliare.

La ricerca prende le mosse da una considerazione del gruppo di scienziati: all’inizio della pandemia, il numero di pazienti asmatici tra i positivi ricoverati in ospedale che avevano sviluppato sintomi gravi di Covid era piuttosto contenuto. I ricercatori hanno così ipotizzato che la ragione di tale fenomeno potesse risiedere nei farmaci già assunti da queste persone.

“Molte delle prime segnalazioni di pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19 mostravano che i positivi con patologie respiratorie croniche erano significativamente sotto-rappresentati in queste coorti”, si legge nello studio. “Abbiamo ipotizzato che il ricorso diffuso ai glucocorticoidi inalatori tra questi pazienti fosse responsabile di tale risultato e abbiamo sperimentato se l’inalazione di glucocorticoidi potesse rappresentare un trattamento efficace per i primi stadi della Covid-19“.

Oltre 1.700 persone ad alto rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 sono state coinvolte nella ricerca pubblicata sulla rivista scientifica britannica. Tutti i soggetti studiati sono ultracinquantenni affetti da altre patologie o persone di età superiore ai 65 anni senza problemi di salute.

Durante le prime due settimane di isolamento domiciliare in cui sono comparsi i sintomi, a 751 soggetti è stato somministrato budesonide attraverso un inalatore da utilizzare due volte al giorno. In media, secondo i risultati dello studio, queste persone si sono riprese dalla Covid tre giorni prima rispetto al gruppo di controllo a cui sono state prescritte le cure ordinarie, che prevedono l’assoluto riposo e l’assunzione di paracetamolo.

Un terzo di coloro che avevano assunto budesonide per inalazione si è ripreso entro i primi 14 giorni dalla somministrazione di questo farmaco, rispetto a meno di un quarto dei soggetti del gruppo di controllo. Inoltre, il numero di positivi oggetto della ricerca ricoverati in ospedale con Covid risultava lievemente inferiore tra chi aveva assunto questo glucocorticoide inalatorio rispetto al gruppo di controllo.

Un dato incoraggiante che, secondo gli stessi autori, necessita di ulteriori studi prima di poter dare per certa una correlazione tra il ricorso al budesonide per inalazione nelle prime fasi del Covid e la riduzione dei ricoveri ospedalieri o dei decessi correlati al Coronavirus. I risultati dello studio infatti sono provvisori, si fermano alla fine di marzo e non sono ancora stati sottoposti a peer review.

Non si tratta comunque della prima ricerca sugli effetti degli steroidi nella cura del Covid a produrre risultati incoraggianti. Un altro studio pubblicato l’anno scorso aveva scoperto l’utilità del desametasone nella cura dei pazienti positivi gravi ricoverati in ospedale mentre una serie di altri farmaci e trattamenti si sono finora dimostrati promettenti.

Leggi anche: Ecco l’italiano che ci curerà dal virus: parla Rino Rappuoli (di Giulio Gambino)

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