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Uno studio conferma: il fumo è correlato alle forme più gravi di Coronavirus

I fumatori presentano livelli più alti di una molecola chiamata “enzima di conversione dell’angiotensina II” (ACE-2) che consente al Covid-19 di entrare nelle cellule polmonari e causare l’infezione

Di Antonio Scali
Pubblicato il 9 Apr. 2020 alle 12:05 Aggiornato il 9 Apr. 2020 alle 12:09
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Il fumo è correlato alle forme più gravi di Coronavirus: la conferma in uno studio

C’è una correlazione tra il fumo di sigaretta e le forme più aggressive di Coronavirus. A confermarlo un prestigioso studio condotto alla British Columbia University e al St. Paul’s Hospital di Vancouver, in Canada, che dimostra come i fumatori e coloro che soffrono di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) hanno generalmente livelli elevati di una molecola chiamata “enzima di conversione dell’angiotensina II” (ACE-2), già riconosciuta come un punto d’accesso che consente al Covid-19 di entrare nelle cellule polmonari e causare l’infezione.

Questo nuovo studio rafforza quindi l’ipotesi che ci sia un forte legame tra il vizio di fumare e le conseguenze più gravi legate al contagio da Coronavirus. Il lavoro è stato pubblicato sull’European Respiratory Journal. Anche se molto difficile da fare, un valido modo per proteggersi dalle forme di Covid-19 più pericolose è quello di smettere di fumare. Lo studio inoltre sembra proprio andare in tal senso: i livelli di ACE-2 negli ex fumatori sono infatti decisamente più bassi rispetto a quelli presenti negli attuali fumatori.

La broncopneumopatia cronica ostruttiva è infatti legata a doppio filo al fumo di sigaretta: causa un danno irreversibile delle vie aeree, associato a uno stato di infiammazione del tessuto polmonare. Le conseguenze sono difficoltà respiratorie più o meno gravi. I test sono stati condotti studiando campioni prelevati dai polmoni di 21 pazienti con BPCO e altrettante persone sane, e misurando il livello di ACE-2. Le conclusioni hanno confermato che i livelli di ACE-2 sono particolarmente alti nei fumatori, più bassi in chi non ne ha mai fatto uso o ha smesso.

“I dati che osserviamo dalla Cina suggeriscono che i pazienti con BPCO hanno un rischio maggiore di esiti peggiori da Covid-19. Abbiamo ipotizzato che ciò sia dovuto ai livelli elevati di ACE-2 nelle vie aeree, che potrebbero forse rendere più facile l’ingresso del virus e lo sviluppo dell’infezione”, conferma l’autrice dello studio, Janice Leung.

“I pazienti con BPCO dovrebbero attenersi rigorosamente al distanziamento sociale e all’igiene delle mani consigliata per prevenire l’infezione — conclude Leung —. Abbiamo però scoperto che gli ex fumatori hanno livelli di ACE-2 simili rispetto a chi non ha mai acceso una sigaretta. Questo dato suggerisce che non c’è mai stato un momento migliore per smettere di fumare, anche per proteggersi da Covid-19”.

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