Referendum, pioggia di critiche sul Pd. Zingaretti: “Chi vuole un altro Governo lo dica”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 1 Set. 2020 alle 13:59
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Referendum, la lettera del segretario Pd Zingaretti: “Chi vuole altro Governo lo dica”

Il referendum per il taglio del numero di parlamentari, la necessaria successiva riforma elettorale, l’emergenza Coronavirus: sono tante le prove che il Governo guidato da Pd, M5s e Italia Viva dovrà affrontare nelle prossime settimane, ma nei confronti dell’esecutivo non mancano critiche e polemiche. Proprio per questo motivo, oggi, il segretario dem Nicola Zingaretti ha inviato una lettera aperta a Repubblica, nella quale ha spiegato i motivi per cui il suo partito voterà “Sì” al referendum. Zingaretti, però, ha anche voluto lanciare una provocazione riguardo agli attacchi ricevuti per la scelta di campo sul taglio dei parlamentari: “Se si vuole indebolire il Pd e il governo si chieda apertamente la fine di questa esperienza. Si dica che si preferiscono le elezioni politiche con questa legge elettorale o un ritorno ad ipotesi di un governo di tutti che inevitabilmente umilierebbero ancora una volta la politica. Non è più possibile sopportare l’ipocrisia di chi agisce per destabilizzare il quadro politico attuale, mentre c’è chi si carica spesso da solo la responsabilità della tenuta unitaria, l’immenso lavoro di lotta quotidiana, di fronteggiamento delle drammatiche condizioni date, di far avanzare avanti, nei processi reali, le nostre idee e i nostri valori per un’Italia diversa”.

Sul referendum, il segretario dem spiega che l’intenzione del Governo giallorosso era chiara fin dalla sua formazione: “Si decise di procedere al taglio dei parlamentari insieme all’avviamento di un processo di riforme regolamentari e legislative. Come si sa, il Governo nacque e da quel momento ho fatto di tutto per dare un contributo al suo rafforzamento, al suo miglioramento e alla sua capacità di intervenire nel concreto dell’economia e del miglioramento della vita delle persone. Oggi penso che abbiamo fatto bene. Abbiamo gestito bene l’emergenza del Covid. Molto meglio di numerosi Paesi anche europei. C’è stato un ricollocamento strategico dell’Italia nei rapporti con l’Europa. Guidiamo con successo un processo di rinnovamento e siamo alla vigilia del più grande piano di investimenti degli ultimi cinquant’anni che davvero può aprire inedite prospettive e un nuovo modello di sviluppo per il nostro Paese”.

Obiettivi raggiunti, rivendica Zingaretti, “grazie al Pd. Non c’è stata alcuna subalternità: abbiamo noi segnato l’identità del governo, pur in presenza di gruppi parlamentari assai ridotti per la sconfitta del 2018 e per le scissioni avvenute in seguito”. Dopo il referendum, assicura il segretario dem, ci sarà anche la riforma della legge elettorale: “Dietro a tanti pronunciamenti per il No al referendum avverto una comprensibile e sana preoccupazione di non procedere con atti isolati che possano mettere in squilibrio il funzionamento delle istituzioni e della democrazia. Questa preoccupazione è anche la nostra. L’abbiamo posta per primi e da soli. Ecco perché intendiamo accompagnare il taglio dei parlamentari a modifiche regolamentari e legislative capaci di garantire l’integrità delle istituzioni, il rapporto di esse con i cittadini e la rappresentanza di tutti i territori italiani. Ho un grande rispetto per molti dei dubbi che stanno alla base della scelta del No e combatto per dar loro una risposta”.

Tuttavia, secondo Zingaretti dietro ad alcune ragioni del “No” al referendum c’è semplicemente “un’insofferenza verso il governo, la maggioranza e il lavoro svolto. Il No così diventa, a prescindere dal merito, la clava per colpire il Pd, la maggioranza e il governo stesso”. Per questo motivo, continua il governatore della Regione Lazio, “chi, con le sue ragioni, reputa conclusa la fase di collaborazione con il Movimento 5 stelle e Italia viva, non crei confusioni, indichi un’altra strada, chiara e praticabile. Il Pd è pronto ad affrontare qualsiasi scenario e, anche personalmente, non ho timore di affrontare elezioni politiche immediate. Quello che è difficile da affrontare sono, invece, le furbizie e i bizantinismi; oppure le ipocrisie di chi sostiene che perdendo le regionali e vincendo il No al referendum, si potrebbe continuare tutto come prima, senza riflessi sulla tenuta del governo e sulla vita della legislatura”.

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