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Referendum, Scalfarotto a TPI: “Voto no. I parlamentari non sono parassiti, va difesa la democrazia”

L'esponente di Italia Viva, candidato alla presidenza della Puglia, spiega a TPI le ragioni del suo no al taglio dei parlamentari: "Il messaggio politico che c’è in questo referendum è populista e fortemente contrario alle istituzioni, con gravi rischi per la democrazia.

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 29 Ago. 2020 alle 09:37 Aggiornato il 8 Set. 2020 alle 14:34
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Immagine di copertina
Ivan Scalfarotto. Credit: Ansa

Dopo le dichiarazioni di Renzi sulla “libertà di coscienza” nel voto al referendum sul taglio dei parlamentari, molti esponenti di Italia Viva si sono espressi per il no. Su questa posizione c’è anche Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale nel governo Conte, e attuale candidato alla presidenza della regione Puglia per Italia Viva, Più Europa e Azione. TPI lo ha intervistato per chiedergli le ragioni di questa scelta.

Onorevole Scalfarotto, la data del referendum si avvicina, così come le elezioni regionali, lei cosa voterà?
Voterò no
Perché?
Non perché sia contrario alla riduzione dei parlamentari, che è obiettivo condivisibile, ma questo deve accompagnarsi ad una riforma che renda i procedimenti legislativi più efficaci e efficienti. Ad esempio se si accompagnasse all’eliminazione del bicameralismo paritario avrebbe senso.

La posizione di chi era per il sì al Referendum nel 2016.
Invece in questo caso la riduzione viene fatta senza alcuna modifica alle norme parlamentari o costituzionali, senza che nulla cambi dal punto di vista del lavoro delle Camere. Se si elimina un terzo di qualsiasi organizzazione senza modificare il modo in cui si lavora, è evidente che qualunque organizzazione rischia di bloccarsi.

Quali sono i rischi, secondo lei?
Questa riforma non migliora la democrazia ma la peggiora, soprattutto sul tema che riguarda la rappresentatività: finirà per lasciare molti territori privi di rappresentanza. Poi c’è una critica politica: dire che si può tagliare un numero di deputati a caso sembra voler suggerire ai nostri concittadini che le persone che vengono “eliminate” erano in sovrappiù. Si suggerisce che questi parlamentari fossero dei parassiti o dei perdigiorno, si tratta di un messaggio sottile, ma di discredito delle istituzioni repubblicane.

Qualcuno dice che la riforma sia necessaria
Se suggeriamo questo ai nostri concittadini stiamo dicendo che si può svuotare il parlamento. Infatti Beppe Grillo ha detto più volte che i parlamenti si potrebbero sorteggiare, e Davide Casaleggio ha dichiarato che il Parlamento non servirà più. Ma questi messaggi sono sbagliati: se qualcosa nella nostra democrazia non ha funzionato non è per il numero di deputati, ma perché alcuni di questi non sono all’altezza del loro ruolo. Ripeto: il messaggio politico che c’è in questo referendum è populista e fortemente contrario alle istituzioni, con gravi rischi per la democrazia.

Italia viva ha dato, secondo le parole di Faraone, “libertà di coscienza”, cosa pensa di questa scelta?
Penso che usufruirò di questa libertà di coscienza e voterò no. All’Italia invece servono riforme più serie e meno dannose.
Quali, ad esempio?
Dal punto di vista costituzionale ce ne sono due: una riforma che punti a rendere il lavoro del parlamento più efficiente ed efficace, rendendo il procedimento legislativo più semplice e superando il bicameralismo perfetto, e una riforma del titolo V della Costituzione, che riveda il rapporto tra Stato e regioni. Abbiamo visto tutti, durante la situazione Covid-19, quanta confusione ci sia stata nell’attribuzione di responsabilità di decisioni molto delicate.

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