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Zanda a TPI: “Vi spiego perché ho lasciato Domani”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 30 Ott. 2020 alle 11:19 Aggiornato il 30 Ott. 2020 alle 11:30
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Zanda a TPI: “Vi spiego perché ho lasciato Domani”

Luigi Zanda, senatore ed ex tesoriere del Pd, ha annunciato ieri che lascerà la presidenza del consiglio di amministrazione del quotidiano Domani, il nuovo giornale dell’editore Carlo De Benedetti diretto da Stefano Feltri. Ma qual è il motivo? “Quando l’ingegner De Benedetti – ha detto Zanda a TPI – mi ha chiesto di fare il presidente del consiglio di amministrazione di Domani io mi sono posto subito il problema del conflitto di interessi. E infatti mi sono dimesso immediatamente sia da tesoriere del Partito Democratico, sia da componente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario, due lavori che facevo molto volentieri. Ho pensato che invece avrei dovuto verificare se era compatibile la carica da Senatore. In un mese ho capito che non si può fare insieme, sia il senatore del centro sinistra, del Pd, e il presidente di un quotidiano che si occupa anche – ovviamente – di politica”.

“La questione – ha aggiunto il senatore – è una questione di fondo. Io ho fatto anche delle battaglie sul conflitto d’interessi e ho presentato dei disegni di legge che consideravo e considero importanti. Non mi interessa esaminare il singolo articolo o singolo editoriale. Non è una questione di linea editoriale, ma è una questione personale. Ovvero, ho rilevato che i due mestieri non si possono fare insieme, perché il giornale deve essere libero di scrivere tutti i giorni tutto quello che ritiene utile scrivere e il parlamentare non può che essere altrettanto libero di esprimere le sue opinioni”.

“Ho accettato questo incarico – ha spiegato Zanda – A, per grande amicizia personale con De Benedetti. B, perché l’impresa è importantissima anche per il paese, di fare un giornale nuovo in un tempo di crisi dell’editoria. Pensare di conferire tutte le azioni del giornale a una fondazione che lo rendesse realmente indipendente. Sono tutte congiunture straordinarie di un’iniziativa nobile e importante, nel panorama dell’editoria italiana è stata inattesa e inaspettata. Il giornale vende bene, si sta assestando. Sta facendo bene questo periodo di rodaggio. Non so ancora chi mi sostituirà, non è stato nominato ancora nessuno”.

“La libertà di stampa sta molto nelle mani dei giornalisti, di quelli che la fanno. Più dei direttori e degli editori. I giornalisti possono non farsi condizionare, devono essere molto forti. E’ una professione che esige forza. Non è un impiego senza personalità: esige cultura, grande sensibilità, senso civile molto alto e spalle forti per far fronte alla prepotenza dei poteri forti. Più la classe politica diventa povera, più l’economia fragile e più il giornalismo è debole e più la commistione è facile”.

“Il giornalismo del futuro sarà prevalentemente online. I cartacei resisteranno sempre e saranno anche molto utili ai giornali online perché serviranno a dar loro prestigio. Ritengo che l’online sia il futuro e i giornali di carta l’accompagnamento dell’online. L’elemento nobile. La carta credo che sia essenziale perché ferma le idee, questo sicuramente dipende anche dalle mie abitudini, dalla mia cultura. La formula che serve è un quotidiano online con un quotidiano di carta che accompagni”, ha concluso Zanda.

Qui l’intervista video completa.

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