Come funziona il premio per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari (e come farà il Governo a superare i rilievi del Quirinale)
Premio agli avvocati sui rimpatri volontari, Colle perplesso: il Governo pensa a un decreto ad hoc
Il premio-incentivo per gli avvocati che assistono gli stranieri nelle pratiche di rimpatrio volontario sta mettendo in difficoltà il Governo Meloni. La norma – prevista da un emendamento alla legge di conversione del Decreto Sicurezza – non mette d’accordo tutti nella maggioranza: filtra malumore in particolare da Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia e Lega si rimbalzano a vicenda la paternità della misura.
Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso forti perplessità sulla norma, ma la legge di conversione, approvata lo scorso 17 aprile dal Senato, deve essere votata dalla Camera entro questo venerdì, pena la scadenza degli effetti del Decreto Sicurezza (in cui sono contenute altre misure controverse, tra cui il fermo preventivo). Il tempo stringe. La soluzione escogitata dall’esecutivo è allora la seguente: la legge sarà blindata con la questione di fiducia, ma nel frattempo il Consiglio dei ministri varerà un nuovo decreto che andrà a modificare la stessa legge accogliendo i rilievi del Quirinale.
Come funziona il premio per gli avvocati sui rimpatri volontari
La norma contestata, così com’è scritta oggi, prevede di pagare un compenso economico agli avvocati che assistono gli stranieri nelle pratiche di rimpatrio volontario, a condizione che il rimpatrio vada a buon fine.
L’emendamento introduce un nuovo comma 3-bis all’articolo 14-ter del Testo Unico sull’Immigrazione: “Al rappresentante legale munito di mandato, che ha fornito assistenza al cittadino straniero nella fase di presentazione della richiesta di partecipazione ad un programma di rimpatrio volontario assistito, è riconosciuto, ad esito della partenza dello straniero, un compenso pari alla misura del contributo economico per le prime esigenze previsto ai sensi del decreto del Ministro dell’interno di cui al comma 2”.
Il rimpatrio volontario assistito è un programma promosso dal Ministero dell’Interno che permette ai cittadini stranieri (regolari o irregolari) di rientrare nel proprio Paese d’origine ricevendo assistenza logistica ed economica dallo Stato italiano. Nel triennio 2023-2025 vi hanno aderito circa 2.500 immigrati, in media quindi 800 all’anno.
Nell’emendamento presentato dalla maggioranza non è indicato l’importo del bonus da riconoscere agli avvocati che convincono i loro assistiti a optare per questa soluzione: si prevede solo che esso dovrebbe essere pari a quello ricevuto dal cittadino straniero rimpatriato per le “prime esigenze”. Secondo stime convergenti, si parla di una forbice compresa tra i 615 e i 625 euro per ciascun straniero rimpatriato. La norma stanzia 246mila euro per l’anno in corso e 492mila euro per il 2027.
A pagare il premio-incentivo agli avvocati sarebbe il Consiglio Nazionale Forense (Cnf), l’organo di vertice dell’Albo degli Avvocati, che diverrebbe quindi un interlocutore istituzionale qualificato per il Viminale. Tuttavia il Cnf ha fatto sapere di “non essere mai stato informato” e ha chiesto che “il Parlamento intervenga per eliminare ogni coinvolgimento”.
Le critiche alla misura provenienti dall’opposizione
Secondo la deputata Valentina D’Orso del Movimento 5 Stelle, il Governo vuole “strumentalizzare gli avvocati facendone il mezzo per realizzare le sue scelte politiche sull’immigrazione”.
La collega Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, scrive in una nota che “quanto previsto dall’articolo 30 bis del decreto sicurezza approvato in Senato è gravissimo” ed è “una vergogna normativa che lede la stessa dignità dei professionisti”.
Riccardo Magi, leader di PiùEuropa, protesta per i tempi strettissimi concessi alla discussione di norme su temi “delicatissimi, libertà personali e diritti fondamentali”.
La protesta degli avvocati
Il Consiglio Nazionale Forense prende le distanze dalla norma: “Il Cnf – si legge in una nota – precisa di non essere mai stato informato” del proprio “coinvolgimento: né prima della presentazione dell’emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione”. Il Consiglio quindi “chiede che il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, sottolineando che le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali”.
L’Organismo congressuale forense, il sindacato degli avvocati, ha proclamato lo stato di agitazione: “Il testo licenziato – scrive in un comunicato – non solo lede il diritto di difesa effettiva dell’individuo, ma addirittura stravolge il ruolo e la funzione dell’avvocato, essenziale nel garantire l’assetto democratico del nostro ordinamento”. “La persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia e appaia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito”, sottolinea l’Organismo congressuale forense, aggiungendo che “l’attività difensiva ha, quale sua prerogativa, la libertà da qualunque potere e che alcun compenso può essere subordinato o previsto solo in ragione di una sorta di collaborazione da parte dell’avvocato nel conformare la sua attività e le sue scelte agli obiettivi perseguiti dalla politica”.
Per l’Unione delle Camere Penali, che rappresenta gli avvocati penalisti, la norma è “incompatibile con la Costituzione e con i principi più elementari della deontologia forense”: “L’avvocato – mettono in chiaro i penalisti – non può essere pagato per ottenere l’esito voluto dallo Stato, ma deve assistere il proprio cliente in piena libertà e indipendenza”.
Meloni difende il premio per i rimpatri volontari
In visita al Salone del Mobile di Milano, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni difende il premio-incentivo per gli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari. “Sul Decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma”, spiega la premier: “Ma la norma – dice – rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni”.
Le possibili modifiche per accogliere i rilievi del Quirinale
Come detto, il Governo pensa a un decreto ad hoc, da varare nei prossimi giorni, per accogliere i rilievi espressi dal Quirinale (nei giorni scorsi Mattarella li ha espressi al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano). Il “Decreto Sicurezza Bis” consentirà alla legge di conversione del Decreto Sicurezza di completare il suo iter senza intoppi e al tempo stesso di scongiurare il rischio che il presidente della Repubblica si rifiuti di firmarla.
Secondo quanto emerso, nella nuova versione della norma sparirà il riferimento al Consiglio Nazionale Forense e verrà eliminata la previsione secondo cui il versamento del premio all’avvocato avverrebbe solo “alla partenza dello straniero”: in altre parole, il legale sarà pagato anche qualora la procedura di rimpatrio volontario assistito venga avviata ma non vada a buon fine.