Vincolo di mandato: cos’è e come funziona la proposta del capo politico del M5S Luigi Di Maio

Il neo ministro degli Esteri è tornato a proporre l'introduzione di una legge che contrasti il trasformismo politico, ma la Costituzione lo vieta

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 27 Set. 2019 alle 14:01
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Vincolo di mandato: cos’è e come funziona la proposta Di Maio e del M5S

Nella giornata di ieri, giovedì 26 settembre, il capo politico del M5S Luigi Di Maio è tornato ad avanzare l’ipotesi di introdurre il vincolo di mandato: di seguito viene spiegato cos’è e come funziona la proposta avanzata dal neo ministro degli Esteri.

Dopo il passaggio della senatrice del M5S Gelsomina Silvia Vono a Italia Viva di Matteo Renzi, Luigi Di Maio, interpellato dai giornalisti sull’argomento, ha affermato: “Sono consapevole che questo argomento non è nel programma di governo – sono state le parole di Di Maio – ma ne parlerò col Pd perché per me dobbiamo mettere fine a questo mercato delle vacche, sia dei parlamentari che passano in altri gruppi sia dei gruppi che li fanno entrare”.

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Il capo politico del M5S, poi, ha aggiunto: “È arrivato il momento in Italia per introdurre il vincolo di mandato. Ora si vedrà come lo si voglia introdurre, in quale forma costituzionale. Ma secondo me è arrivato il momento di dire che se vieni eletto con una forza politica e poi passi ad un’altra te ne vai a casa, non è che vai al gruppo misto o in un gruppo che non esisteva nella scheda elettorale. Queste pratiche non fanno bene al nostro Paese, non è un bello spettacolo. C’è bisogno di una stretta”.

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Il Pd, così come Italia Viva, ha frenato sull’ipotesi ricordando che il vincolo di mandato è incostituzionale.

Vincolo di mandato: cos’è

Ma cos’è esattamente il vincolo di mandato? Si tratta di una proposta di legge volta a contrastare il trasformismo parlamentare, un fenomeno sempre più in crescita soprattutto nel Parlamento italiano.

Nella precedente legislatura, tanto per dare l’idea dei numeri, dal 2013 al 2018 ci sono stati 566 passaggi di gruppo in Parlamento: 313 alla Camera e 253 al Senato. In quella precedente, invece, i cambi dal 2008 al 2013 erano stati 261.

Nella legislatura corrente il numero dei parlamentari che hanno già cambiato “casacca” sono 80, secondo uno studio formulato dalla fondazione Openpolis.

Il vincolo di mandato, dunque, vuole contrastare questo fenomeno. Come? Obbligando gli eletti a non votare in modo diverso rispetto alle indicazioni del proprio partito, pena la perdita del seggio parlamentare.

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Come funziona il vincolo di mandato

La proposta, però, contrasta l’articolo 67 della Costituzione italiana che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.

La Carta, dunque, stabilisce che gli eletti possono votare secondo coscienza, non essendo obbligati a seguire le indicazioni di partito. A conferma di ciò vi sono anche i regolamenti di Camera e Senato, dove vi è esplicitamente scritto che ogni singolo parlamentare può esporre le proprie idee a titolo personale e in disaccordo con le posizioni del gruppo parlamentare a cui è iscritto.

Nel proporre l’introduzione del vincolo di mandato, M5S, ma anche la Lega, in passato hanno fatto riferimento ad altri paesi europei, tra cui Spagna e Portogallo, che adotterebbero leggi simili.

Nel famoso contratto di governo sottoscritto da M5S e Lega, che successivamente ha dato il via all’esecutivo gialloverde, infatti si leggeva: “Del resto, altri ordinamenti, anche europei, contengono previsioni volte a impedire le defezioni e a far sì che i gruppi parlamentari siano sempre espressione di forze politiche presentatesi dinanzi agli elettori, come si può ricavare dall’articolo 160 della Costituzione portoghese o dalla disciplina dei gruppi parlamentari in Spagna”.

Ma è veramente così? Non proprio.

L’articolo della Costituzione portoghese a cui si fa riferimento, infatti, stabilisce che i deputati perdono il seggio qualora si iscrivano a un partito diverso da quello a cui si sono presentati alle ultime elezioni. Tuttavia, un altro articolo della Carta, il 155 comma 1, ribadisce che i parlamentari esercitano liberamente il loro mandato.

Inoltre, il deputato che cambia “casacca” può tranquillamente aggirare la legge e mantenere il seggio, restando indipendente, ovvero non iscrivendosi ad alcun partito, un po’ come avviene in Italia con i deputati che passano al gruppo misto.

Stesso discorso per la Spagna, nella cui Costituzione è espressamente scritto che i parlamentari non sono “vincolati da mandato imperativo”.

Aldilà dei tecnicismi, il vincolo di mandato è ritenuto non democratico perché lede la libertà di opinione e, di conseguenza, perché favorirebbe regimi dittatoriali. Non a caso i nostri padri costituenti hanno reso incostituzionale il mandato imperativo proprio per scongiurare ciò che accadde durante il fascismo, quando era in vigore il vincolo di mandato.

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