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“Vinci Salvini” è il simbolo perfetto di una classe politica sempre più trash e sempre meno umana

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Vinci Salvini | È tornato il concorso a premi più trash che sia stato mai realizzato. No, nessun fine-settimana romantico con qualche ex concorrente del Grande Fratello e nemmeno un’ospitata in TV da Barbara D’Urso per raccontare, a un’orda di casalinghe annoiate e pensionate pettegole, la propria love-story basata su collezioni di corna che quelle post-pranzo a “Beautiful” e “Una Vita” sono robette adolescenziali.

Stiamo parlando di Vinci Salvini, ormai giunto alla seconda edizione dopo che la prima aveva riscosso tanto successo quante critiche (anche dai sostenitori stessi della Lega).

Ma quali sono gli ingredienti che, in un modo o nell’altro, hanno fatto parlare di Vinci Salvini, vera e propria competizione a colpi di like e commenti social, con tanto di sito internet ufficiale dove poter leggere il regolamento, consultare la classifica in continuo aggiornamento e, ovviamente, potersi iscrivere?

I punti di forza dell’iniziativa Vinci Salvini, se così si possono definire, sono gli stessi tipici della comunicazione adottata dal Ministro dell’Interno. Il primo è l’approccio smart tipico salviniano, in grado di accattivare anche i giovani: vince infatti chi mette più like e commenti ai post del “Capitano”, generando quindi sempre più interazioni e dando maggiore visibilità alla pagina del politico.

Il secondo è il soddisfacimento dell’egocentrismo dei suoi fan (ingrediente immancabile per Salvini visti i numerosi selfie quotidiani che si scatta, e infatti uno dei premi riguarda proprio la pubblicazione della foto dei vincitori, con tanto di nome, cognome e città di provenienza, sui canali social del Ministro).

C’è poi l’aspetto “pop” non trascurabile: non si vincono soldi (Matteo lo sottolinea bene con quel “Che cosa si vince? Soldi? Zero!” pronunciato con un’aria mesta e comprensibilmente dispiaciuta, ma anche con un’ombra sorniona e sghignazzante sotto i baffi) bensì, oltre appunto alla pubblicazione della foto, si può sperare anche in una chiacchierata al telefono con il proprio beniamino oppure, se si è proprio tanto fortunati, addirittura in un incontro a quattr’occhi per un caffè insieme.

Non trascurabile è la nota auto-ironica e un po’ vittimistica che, diciamolo, tira sempre acqua al proprio mulino: “Pensa te che premio incredibile!”, dice Salvini prendendosi in giro e poco sul serio, screditandosi quanto basta per far intendere però che per i suoi sostenitori un simile contatto diretto sarebbe stupendo.

E poi prosegue chiaro: “Anche questo video avrà tutti contro: giornaloni, intellettualoni, professoroni, analisti, sociologi… ma noi usiamo la rete, finché ce la lasciano libera, e vinciamo in rete!” (quella libertà d’espressione che lui ha tentato di sottrarre a Valentina Sestito, giovane “terrona di m**da” come lei stessa si è definita ricordando le esatte parole del Capitano, mentre si stavano scattando un finto selfie insieme).

La conclusione del video, però, riporta finalmente tutto all’obiettivo primario: la politica, i cittadini, l’interesse pubblico e quindi “le cose serie”, strizzando l’occhio ad una call-to-action che sostenga il Partito, non senza un pizzico di pepe: “Aiutaci a diffondere la nostra idea di Italia, di Europa e di futuro! Oggi vinciamo online, il 26 maggio con il voto alla Lega vinciamo in tutta Europa con loro – inteso i vincitori del concorso precedente alle sue spalle nel video, ndr -, con voi e i coi “rosiconi”. Prima l’Italia!”.

Piaccia o meno, questo è ciò che ha fatto sì che l’iniziativa abbia funzionato dal punto di vista comunicativo l’anno scorso, con una partecipazione incredibile, e che senza dubbio tornerà a funzionare anche quest’anno.

Ma come sempre ci sono aspetti etici e morali che vanno ben oltre il colpetto di gomito all’elettore medio, che stanco della vecchia classe politica e di situazioni sociali pesanti è disposto a sostenere il primo populista abile con le parole ma discutibile nei contenuti.

Come è possibile che venga realizzato un concorso simile, per di più utilizzando soldi pubblici, quando politica e Istituzioni dovrebbero dare un’immagine di serietà e professionalità, di autorevolezza ed efficienza?

È mai possibile che dimostrarsi vicini al popolo e voler apparire come qualsiasi altro cittadino comune, implichi per forza scadere nella spettacolarizzazione più ridicola che nemmeno Santa Chiara Ferragni sarebbe arrivata a tanto?

Ma soprattutto, è proprio necessario puntare alla simpatia a tutti i costi, attaccando i nemici “rosiconi” con del falso “buonismo” (lo stesso buonismo che la sua parte politica ha sempre criticato alla propria opposizione) pur di distrarre la massa dagli errori commessi ogni giorno a discapito di tutti? Tutto questo, a pensarci bene, ha del tragicomico. Solo ieri è stata pubblicata la foto della prima vincitrice, Debora, che a breve si ritroverà sul proprio cellulare la chiamata del suo leader politico.

Nessuno potrà immaginare l’imbarazzo che la ragazza proverà nel parlare al telefono con Matteo Salvini in persona, possiamo però già percepire leggendo i commenti online l’imbarazzo diffuso davanti a iniziative di questo tipo: e badate bene, non è una questione di destra, di sinistra o di centro, ma semplicemente di buongusto e giuste misure.

Riprendiamoci l’Italia e soprattutto la buona politica. Quella in mezzo alla gente e per la gente, sì, ma quella disposta ad ascoltare ancor prima che ad esibirsi. Quella che promuove cultura e non gossip, quella che allarga le braccia a tutti anziché ad una cerchia ristretta di fortunati. Ecco perché “Vinci Salvini” è il simbolo imperante di una classe politica sempre più incipriata e sempre meno umana.

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