Scontro tra Conte e Salvini per il vertice che il leader della Lega ha tenuto con i sindacati

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 15 Lug. 2019 alle 14:35 Aggiornato il 15 Lug. 2019 alle 17:27
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Scontro tra Conte e Salvini per il vertice del leader della Lega con sindacati

È scontro tra Conte e Salvini dopo l’inusuale vertice con i sindacati che il leader della Lega ha tenuto al Viminale.

Nella mattinata di lunedì 15 luglio, infatti, Matteo Salvini ha convocato un vertice con le parti sociali, composto da 43 sigle sindacali, per parlare di Flat Tax e fisco più in generale.

L’incontro, a cui era presente anche Armando Siri, l’ex sottosegretario leghista a cui era stato revocato l’incarico dopo un’indagine per corruzione (qui il riepilogo di tutta la vicenda), è stato definito dal M5S un “vertice politico e non di governo”.

Tuttavia, il premier Giuseppe Conte non ha gradito quella che ha definito una “scorrettezza istituzionale”.

Ai giornalisti che lo hanno interpellato sull’argomento, infatti, Conte ha affermato: “Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale”.

Il presidente del Consiglio, poi, ha dichiarato che “La manovra economica viene fatta dal ministro dell’Economia e tutti i ministri interessati e non si fa oggi”.

“I tempi, e tengo a precisarlo, – ha continuato il premier – li decide il presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell’Economia. I tempi non li decidono altri”.

Sulla presenza di Siri al vertice, poi, Conte ha detto che: “Se si tratta di un vertice di partito, la presenza di Siri va bene. Se è un vertice di governo, la presenza di Siri non va bene”.

In serata, il leader della Lega ha provato a spegnere le polemiche rispondendo a Conte e dichiarando di “non voler rubare il lavoro a nessuno”.

Il premier aveva già punzecchiato il suo vice Salvini sulla scelta del leader della Lega di non riferire alle camere sulla vicenda dei presunti fondi russi al Carroccio.

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