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Fondi alla Lega dalla Russia, dopo Di Maio anche Conte vuole che Salvini riferisca alle Camere: “Perché no?”

Di Donato De Sena
Pubblicato il 15 Lug. 2019 alle 13:53 Aggiornato il 15 Lug. 2019 alle 14:36
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Lega Russia, Conte vuole che Salvini riferisca alle Camere: “Perché no?”

LEGA RUSSIA CONTE – Non arriva una ‘sponda’ dagli alleati del Movimento 5 Stelle a Matteo Salvini, travolto dalle critiche per la vicenda della trattativa aperta per un finanziamento russo alla Lega. Dopo il vicepremier e leader pentastellato Luigi Di Maio anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte apre alla possibilità di un intervento in Parlamento del segretario del Carroccio.

Lega Russia, Conte come Di Maio su Salvini e caso Savoini

“Perché no?”, ha risposto oggi il capo del governo fuori da Palazzo Chigi, rispondendo ai giornalisti alla domanda se ritenga che Salvini debba riferire alle Camere sulla vicenda dei rubli alla Lega. “Noi crediamo nella trasparenza nei confronti dei cittadini in ogni sede, in tutte le occasioni, in primis in Parlamento, le sedi giuste per onorare questa linea guida”, ha affermato Conte.

Il premier parlando con i cronisti ha respinto anche l’accusa, che secondo alcuni retroscena gli avrebbe rivolto Salvini, di aver accoltellato il vicepremier con la nota con cui prendeva le distanze sulla vicenda Savoini. “So che Salvini non l’ha detta, non l’ha pensata, non l’ha dichiarata. È stato assicurato. Non sta né in cielo né in terra”, sono state le parole di Conte. “Quando è uscita la mia precisazione, uscita la sera, nel pomeriggio Salvini ovviamente è stato informato, anche tramite la sua portavoce, quindi era assolutamente un’anticipazione che ho ritenuto fare a lui”.

> Verrà fuori che Gianluca Savoini è il nipote di Mubarak. Anzi, di Putin (di G. Cavalli)

Una presa delle distanze da Salvini, ma senza citare né lui né la Lega, è arrivata ieri da Di Maio in un post Facebook. “In questi giorni – ha scritto il capopolitico M5S sulla sua bacheca – sento un po’ di confusione in giro. Vi dico qual è l’Abc del fare politica per il Movimento 5 Stelle”. E al primo punto: “Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste”. Un chiaro riferimento al caso Mosca-Carroccio.