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De Luca risponde a TPI sull’inchiesta dei tamponi falsi: “I responsabili devono andare in galera. È epidemia colposa”

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 25 Ott. 2020 alle 15:16 Aggiornato il 25 Ott. 2020 alle 16:13
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Immagine di copertina

Truffa tamponi falsi in Campania, De Luca risponde all’inchiesta di TPI: “Epidemia colposa, responsabili in galera”

“Quello che emerge da questa inchiesta di TPI – sulla quale senza entrare nel merito dell’indagine e con la piena fiducia nel lavoro degli inquirenti – conferma che occorre elevare il livello di attenzione e intensificare tutti i controlli”. Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca commenta così, con una nota scritta inviata a TPI, l’inchiesta di Amalia De Simone sulla truffa dei tamponi Covid falsi in Campania. “Appena la settimana scorsa abbiamo ufficialmente richiesto ai carabinieri del Nas un impegno straordinario. Avranno la piena e massima collaborazione. Si sta facendo un gran lavoro di pulizia e per casi come questi non ci sono attenuanti di alcun genere: chi commette questi reati deve andare in galera, in gioco c’è la vita dei cittadini. Si configura il reato di epidemia colposa”.

Esclusivo TPI: “Che me ne fotte, io gli facevo il tampone già usato e gli dicevo… è negativo guagliò”. La truffa dei test falsi che ha fatto circolare migliaia di positivi in Campania

“Tamponi veloci, a basso prezzo, senza fila e anche a domicilio”. Tutto bellissimo, peccato che si tratti di una mega-truffa orchestrata nei mesi più duri del Covid da parte di un’organizzazione campana a suon di test falsi. Alcuni dei quali persino già usati su altri pazienti, tamponi sprovvisti di certificato sanitario e processati con macchinari utilizzati per testare la brucellosi nelle vacche. Così circolavano migliaia di persone inconsapevolmente positive, con il rischio concreto di infettare tutti i loro contatti. Noi di TPI siamo in grado di rivelare, attraverso intercettazioni e testimonianze esclusive, questo sistema diabolico concepito per lucrare sulla salute dei campani, approfittando della crisi pandemica da Coronavirus in Campania e dell’apparato sanitario regionale in affanno. Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro.

“Io gli facevo il tampone e lo mettevo su una striscetta già usata e non gli dicevo niente. Non attendevo nemmeno i 20 minuti e dicevo: è negativo guagliò, tutto a posto! Capito? Tanto io già so che quella striscetta è negativa quindi non tengo il rischio. (…) Che me ne fotte… Nella sua testa lui è negativo. Se pure fosse stato positivo già avrebbe fatto i guai… Che me ne fotte a me”.

Le parole che leggete in questo stralcio di intercettazione ottenuta in esclusiva da TPI sono la sintesi di una delle conversazioni oggetto dell’indagine dei carabinieri del NAS di Napoli che hanno scoperto un’organizzazione (al momento ci sono 17 indagati) che effettuava tamponi per la ricerca del Coronavirus senza avere i macchinari adatti a processare i campioni, né il personale specializzato per poterli eseguire. Il risultato? Questo tipo di attività (ingente per ammissione degli stessi soggetti coinvolti, che nei dialoghi intercettati parlano di migliaia di tamponi eseguiti) ha contribuito al diffondersi dell’epidemia, mettendo in pericolo la salute e la vita di molte persone. In questo momento, va ricordato, la Campania come la Lombardia ha più del 10 per cento di tamponi positivi. Per esempio il 22 ottobre ci sono stati 1.541 positivi a fronte di 12.001 tamponi analizzati, per un totale di oltre 32mila casi in regione. E il dato è in crescita, esattamente come quello dei posti in terapia intensiva occupati: 94 su una capacità totale di 227 posti complessivi a livello regionale. Quindi, questa organizzazione ha fatto pericolosamente aumentare il numero di contagiati che è andato in giro per la regione senza neanche sapere della propria positività: una bomba epidemiologica di cui probabilmente ancora non abbiamo visto tutti i risultati.

Tamponi Covid falsi in Campania: la ricostruzione dell’inchiesta di TPI

Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro che ha messo in pericolo migliaia di persone in Campania, un laboratorio privato di analisi che ha effettuato, per stessa ammissione dei componenti della banda, migliaia di tamponi Covid falsi con un macchinario inadeguato a processarli, il cui esito veniva comunicato ai clienti in breve tempo. È questa la mega-truffa dei tamponi in Campania che noi di TPI siamo in grado di svelare attraverso l’inchiesta realizzata da Amalia De Simone, le testimonianze esclusive di due delle persone truffate e le intercettazioni di uno dei membri dell’organizzazione diabolica di cui siamo entrati in possesso. A mettere in piedi il giro d’affari su cui indagano i carabinieri del NAS un dottore del 118, che venendo meno al vincolo di esclusività alla sanità pubblica, approfittava della propria posizione di medico, della crisi pandemica da Coronavirus in Campania e del conseguente assoggettamento psicologico da parte della gente, per guadagnare sulla pelle dei pazienti. Peccato che i tamponi Covid erano solo una truffa, e risultavano negativi anche quando a essere testati erano soggetti positivi al Coronavirus.

Il documento che smaschera la banda

Nella nostra inchiesta abbiamo riportato un’intercettazione di una delle conversazioni oggetto dell’indagine dei carabinieri del NAS di Napoli. “Io gli facevo il tampone (Covid, ndr) e lo mettevo su una striscetta già usata e non gli dicevo niente. Non attendevo nemmeno i 20 minuti e dicevo: è negativo guagliò, tutto a posto! Capito? Tanto io già so che quella striscetta è negativa quindi non tengo il rischio. (…) Che me ne fotte… Nella sua testa lui è negativo. Se pure fosse stato positivo già avrebbe fatto i guai… Che me ne fotte a me”.

Le intercettazioni

Una delle testimonianze riportate nella nostra inchiesta è quella di Maria, che il 31 agosto aveva 38 di febbre, tosse e debolezza: poco prima era stata a Cosenza con sua nipote ed erano entrate in contatto con un parente risultato positivo al Covid. Maria allora si è rivolta al medico del 118 – a capo della banda truffatrice; all’epoca, anche se la regione Campania non aveva ancora dato ai privati l’ok per effettuare quel tipo di test, l’organizzazione aveva già trovato un modo per truffare il prossimo soprattutto con l’aumento dei contagi dopo il periodo estivo. Maria fa il tampone così come parte della sua famiglia. L’esito è negativo e il medico rassicura la nipote: “Tua zia era perfetta, non ha nulla”. La febbre di Maria però non passa e la donna finisce in ospedale dove qui il tampone invece risulta positivo.

La testimonianza

Un’altra vittima di questa mega-truffa ha raccontato a TPI di aver effettuato un tampone privato in attesa dell’esito di quello fatto all’Asl: “Dall’Asl ci mettevano tempo e io sono impazzito perché avevo paura. Così ho richiesto privatamente un test rapido. È risultato negativo. Poi invece dopo una settimana l’Asl mi ha comunicato che il mio tampone Covid era positivo. D’altronde avevo alcuni sintomi del Coronavirus come la perdita del gusto e dell’olfatto”.

La storia di una delle persone truffate

L’INCHIESTA DI TPI SUI TAMPONI FALSI IN CAMPANIA

  1. Le intercettazioni
  2. Chi sono i membri dell’organizzazione
  3. La testimonianza
  4. La storia di una delle persone truffate
  5. Il commento di De Magistris, sindaco di Napoli
  6. Il documento che smaschera la banda

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