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Caso Siri, i pm di Roma depositano l’intercettazione al tribunale del Riesame

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 26 Apr. 2019 alle 15:07 Aggiornato il 26 Apr. 2019 alle 15:17
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Immagine di copertina
Armando Siri (Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI)

La controversa intercettazione che parla della mazzetta di 30mila euro da dare al sottosegretario leghista ai Trasporti Armando Siri è stata depositata dai pm di Roma al tribunale del Riesame di Roma.

I procuratori della Capitale, dunque, hanno ribadito ai giudici la necessità di sequestrare pc e cellulare ad Arata, nell’ambito dell’inchiesta che vede il leghista indagato per corruzione.

Secondo l’accusa formulata dalla procura, Siri avrebbe ricevuto “indebitamente la promessa e/o la dazione di 30 mila euro da Paolo Arata”, l’imprenditore siciliano e coinvolto anche in un’altra inchiesta perché ritenuto vicino al “re” dell’eolico Vito Nicastri, a sua volta in contatto con il latitante mafioso Mattia Messina Denaro.

La mazzetta, secondo i pm, sarebbe servita a oliare i meccanismi per inserire un emendamento nel Def 2018, che avrebbe liberato diversi finanziamenti sull’eolico alle società di Arata e Nicastri.

Secondo quanto dichiarato da Repubblica, l’intercettazione è contenuta nel rapporto della Dia di Roma del 29 marzo 2019. Il rapporto avrebbe anche molti omissis, visto che i magistrati non vogliono rivelare troppo dell’inchiesta ai diretti interessati, che però dovevano essere informati della proroga delle indagini, dopo i primi sei mesi.

Nell’intercettazione in questione, si sente Paolo Arata parlare con il figlio Federico (nella bufera dopo essere stato assunto nello staff del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti).

È proprio in questo discorso tra padre e figlio che, secondo i pm, “si evince lo stabile accordo tra il corruttore Paolo Franco Arata e il sottosegretario di Stato e senatore Armando Siri”.

La difesa di Arata, tuttavia, nega che siano stati depositati atti da parte della Procura: “Al momento di chiusura della cancelleria del Riesame – spiegano – non risultano atti, non abbiamo quindi potuto visionarli”.

“Resta ferma – ha continuato l’avvocato Gaetano Scalise – l’intenzione di sottoporre il mio assistito ad interrogatorio. Attendiamo il deposito degli atti per concordare con il magistrato una data”.

Nei giorni scorsi si era sollevata una grande polemica sull’effettiva esistenza dell’intercettazione. In un editoriale pubblicato il 25 aprile, il quotidiano La Verità metteva in dubbio l’esistenza del documento, citando una fonte all’interno della procura di Roma che assicurava che l’intercettazione dei 30mila euro contro Siri non esiste”.

Repubblica, invece, aveva continuato ad affermare l’esistenza della prova contro il sottosegretario leghista.

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