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Home » Politica

Migranti, a che punto siamo con i rimpatri: i dati del 2019

Immagine di copertina
Migranti prima di un rimpatrio Credit: AFP

Quanti sono i rimpatri dei migranti irregolari che vengono espulsi dall’Italia: i dati

Il decreto ministeriale presentato il 4 ottobre dai ministri Di Maio e Bonafede alla Farnesina ha l’obiettivo di velocizzare l’iter per i rimpatri dei migranti irregolari: la decisione di rimandare in patria un migrante dovrà avvenire entro 4 mesi e non 2 anni. Ma quante sono le espulsioni che attualmente avvengono in Italia?

Al 22 settembre 2019, i rimpatri effettuati dal nostro paese sono stati 5.244, di cui 5.044 forzati e 200 volontari assistiti. Lo ha reso noto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, riferendo alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Politiche europee in vista del Consiglio Ue Giustizia e Affari Interni in programma il 7 e 8 ottobre.

Il fallimento della gestione Salvini

Il confronto dei dati sul rimpatrio mostra il fallimento del governo precedente rispetto alle promesse elettorali.

Il confronto tra i dati del 2018-2019 e quelli del 2017 rivela un “basso tasso” dei rimpatri, tendenza che secondo la ministra dovrebbe essere invertita: “Nel 2017 i rimpatri forzati erano stati 6.514 e quelli volontari assistiti 869, per un totale di 7.383; nel 2018 i rimpatri forzati erano stati 6.820 e quelli volontari assistiti 1.161, per un totale di 7.981. Tra il 2018 e il 2019 su 855 migranti sbarcati in Italia e da ricollocare in diversi Paesi europei, le offerte di accoglienza hanno riguardato solo 673 persone. Di queste, e il dato è particolarmente significativo, solo 241 sono state effettivamente trasferite”, ha detto la titolare del Viminale. (Qui i dati di fine giugno 2019)

Rimpatri migranti: il tasso è ancora basso

“Il tasso dei rimpatri di chi non ha titolo a restare in Europa – ha ammesso il ministro – resta basso in tutta l’Unione europea, è necessario farlo crescere nel rispetto dei diritti fondamentali. Bisogna promuovere ogni iniziativa a livello europeo per favorire nuovi accordi di riammissione con i Paesi di origine dei flussi e implementare quelli già in vigore”.

La volontarietà, ha chiarito il ministro, riguarda solo la rotazione degli sbarchi, non la ripartizione dei migranti tra i Paesi aderenti, che è obbligatoria.

I salvataggi e il ruolo delle Ong

Quest’anno più di mille migranti sono morti nel Mar Mediterraneo aveva comunicato ieri l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). “L’Unhcr chiede urgentemente un aumento della capacità di ricerca e salvataggio, compreso un ritorno delle navi statali dell’Ue nelle operazioni di ricerca e salvataggio e un riconoscimento del ruolo cruciale delle imbarcazioni delle Ong nel salvare vite in mare”, ha detto affermato il portavoce, Charlie Yaxley. Almeno 15 mila persone hanno perso la vita nelle traversate del Mediterraneo dal 2014.

E proprio sul ruolo delle Ong Luciana Lamorgese ha espresso la sua opinione: “Devono valere delle regole, credo che si debba ripartire dal Codice di comportamento del ministro Minniti. Serve un ‘contratto’ tra lo Stato e chi svolge attività di salvataggio in mare, che pure rappresenta una priorità”.

Leggi anche:

• Di Maio: “Firmo un decreto per i rimpatri in 4 mesi”

• I rimpatri di Salvini sono un flop: i nuovi dati del Viminale

• La ministra Lamorgese fornisce i dati sul tasso dei rimpatri dei migranti dall’Italia: “È basso e deve crescere”

• Migranti, Salvini voleva seicentomila rimpatri: cosa dicono i numeri

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