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Referendum, Romaniello (M5s) a TPI: “Con la vittoria del Sì fermeremo il clientelismo dei partiti”

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 16 Set. 2020 alle 12:53
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Immagine di copertina
Cristian Romaniello, deputato M5s. Credit: Ansa

“Cosa ha portato i partiti a voler conservare un numero così alto di parlamentari? Noi lo sappiamo: come dice bene Marco Travaglio, avere molte clientele da servire richiede più posti da offrire. È così. Partiti che erano costituiti da molte correnti avevano troppe anime da garantire. Questa modifica spezza alcune catene che non possiamo ignorare. Il referendum sul taglio dei parlamentari è un’occasione per cambiare il Paese e archiviare definitivamente stagioni politiche da dimenticare”. Così a TPI il deputato del Movimento 5 Stelle Cristian Romaniello. Classe ’88, laureato in psicologia, Romaniello è una figura di riferimento del gruppo pentastellato alla Camera.

Leggendo i sondaggi, la vittoria del Sì sembra abbastanza scontata. È una vostra bandiera. Pensa che invertirà l’emorragia di consensi del Movimento?
Non abbiamo mai guardato troppo ai consensi ma abbiamo pensato a lavorare e il Sì al Referendum è una bandiera dei cittadini che da decenni aspettano questa riforma al fine di avere un organismo legislativo meno pletorico e più decidente. Di questo erano convinti, tra gli altri, anche molti Padri costituenti e personalità del calibro di Luigi Einaudi.

Chi sostiene il No dice che, al contrario, state togliendo rappresentanza ai cittadini, rendendo la “casta” ancora più “casta”.
Il potere legislativo, dal 1970, è condiviso con le Regioni e poi con il Parlamento Europeo, non è certamente in gioco la rappresentanza. E anche le esigenze di democrazia negli altri Paesi occidentali non hanno mai portato a una proporzione simile tra cittadini e rappresentanti; con questa riforma non facciamo che equipararci agli standard europei.

Stando a ciò che ha recentemente dichiarato Luigi Di Maio, la vostra battaglia anti-casta non si fermerà qui. Il vostro ex capo politico ha annunciato che dopo il numero dei parlamentari sarà il turno dei loro stipendi. Non c’è il rischio di ritrovarsi un personale politico sempre più scadente? Perché un grande avvocato dovrebbe a quel punto lasciare la sua attività per servire lo Stato?
I soldi non devono essere la ragione per servire lo Stato e noi ci siamo sempre battuti contro ogni privilegio arrivando a tagliarci, da anni, lo stipendio. È una questione anche morale. Nel Movimento 5 Stelle, ad esempio, molte persone hanno rinunciato a prospettive di carriera per mettersi in prima linea e portare avanti le idee del Movimento, anche perdendo opportunità di crescita.

Veniamo ai fatti di queste ore. La riapertura delle scuole procede con qualche intoppo, le destre attaccano quotidianamente il vostro ministro Lucia Azzolina e c’è chi la vede molto in bilico in un eventuale rimpasto di governo dopo le regionali. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha strumentalizzato una foto con i bambini seduti per terra a disegnare sulle sedie, uno scatto poi spiegato dal dirigente scolastico. Come rispondete agli attacchi?

Innanzitutto va detto che la ministra Azzolina e il governo hanno stanziato sette miliardi sulla scuola, un investimento epocale, mentre in passato il centrodestra di miliardi ne tagliò ben otto e mezzo, impedendo così qualsiasi investimento per anni. In quel taglio doloroso e nefasto si trovano le infinite criticità di oggi. In questi ultimi mesi abbiamo lavorato per riaprire le scuole in sicurezza e, senza negare le difficoltà esistenti, abbiamo raggiunto l’obiettivo. Abbiamo chiuso i bandi per due milioni e mezzo di euro per i banchi, avviato assunzioni per 84mila tra docenti e personale scolastico, stanziato centinaia di milioni per donare libri a famiglie in difficoltà e avviato un importante percorso di digitalizzazione. Sulla fake news diffusa da Toti a Genova e sull’opposizione, mi viene in mente la favola della rana e lo scorpione. Invece di pensare al bene del Paese, le opposizioni pensano sempre e solo a pungere la maggioranza e far affondare il Paese. Quando la rana chiede allo scorpione il motivo del folle gesto, egli risponde “è la mia natura”. Noi siamo consapevoli di questo, e stiamo navigando da soli evitando le velenose punture, che cercano di raggiungerci.

Inutile negare che le regionali saranno un banco di prova importante anche per la tenuta del governo e dei partiti della maggioranza. Pd e 5Stelle hanno trovato l’accordo solo in Liguria dove la partita sembra già decisa. Nelle altre regioni c’è il serio rischio che le mancate alleanze favoriscano i candidati della destra: alla luce del voto su Rousseau, perché non siete stati in grado di trovare più convergenze?
C’è sempre da rispettare le volontà locali e i territori, in una parola: i cittadini. Non dappertutto ci sono le condizioni per presentarsi insieme alle elezioni e occorre alzare il livello del dibattito. Governiamo insieme il Paese e stiamo facendo bene, ma dobbiamo tenere a mente che per fare alleanze occorre tempo, riflessione, conoscenza reciproca, programmi e idee condivise. I programmi per le città devono partire da lontano, non a ridosso delle elezioni.

Il Paese recentemente è stato sconvolto da due casi di cronaca, l’omicidio di Willy a Colleferro e di Maria Paola a Caivano. Per molti il clima di odio che attraversa l’Italia è fomentato dalla propaganda delle destre di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Con il primo siete stati al Governo per un anno, c’era disagio tra le vostre fila?

Devo ricordare che abbiamo portato la Lega sulle nostre posizioni e abbiamo ottenuto risultati come il reddito di cittadinanza, la legge spazzacorrotti, il decreto dignità. Poi le strade si sono separate: noi abbiamo continuato a lavorare per il bene dei cittadini, la Lega no. Io spero vivamente che la si smetta di inseguire gli umori dei social, che sono anche luoghi di sfogo dove si tende ad esagerare: creare contenuti politici in funzione di certe esasperazioni, rischia di legittimarle. Non è questo il mondo che vogliamo. Tra i contributi che cerco di dare c’è la mia proposta di legge sulla prevenzione del suicidio. La discriminazione, sia razziale o di genere, o di qualsiasi altro tipo, è tra le cause più gravi che possono indurre al suicidio. E, come evidente negli esempi che mi ha citato, anche per le violenze e l’omicidio. Il Paese per cui combatto non può tollerare simili violenze. La nostra filosofia è questa, e non lasceremo che violenza e intolleranza prevalgano.

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