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RETROSCENA TPI – Renzi pronto a far eleggere Casellati in cambio della Presidenza del Senato

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Altro che Pera, Nordio e Moratti: nella rosa di candidati per il Quirinale presentata oggi dal centrodestra manca il nome su cui i tre partiti sono veramente disposti a puntare, quello di Maria Elisabetta Alberta Casellati. Fonti di centrodestra dichiarano che l’attuale Presidente del Senato è la carta da scoprire a partire dalla quarta votazione, quando le prime tre saranno state già bruciate. Motivo per cui quel nome non è stato pronunciato nel corso della conferenza stampa organizzata oggi. Se ne parla invece nel tam tam delle retrovie, e la conferma è arrivata anche da fonti di Fratelli d’Italia: da giovedì sarà Casellati la candidata da votare.

E da eleggere anche grazie ai voti di Matteo Renzi e di una frangia del M5S. Se il centrodestra può contare su 453 delegati, per arrivare saldamente e con tranquillità alla maggioranza assoluta di 505 – anche considerando i colpi certi dei franchi tiratori – dovrebbe potersi servire di almeno 100 voti garantiti da Renzi, il quale porterebbe una sessantina di delegati a lui fedeli tra i dem insieme ai 44 di Italia Viva. Arrivando così a 100. Ma in questo ruolo di king maker nell’ombra, la nuova mossa del cavallo non sarebbe disinteressata. Anzi: in cambio Renzi vuole la Presidenza del Senato per uno dei suoi, che secondo voci di corridoio potrebbe essere l’ex ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova. Una mossa che sancirebbe in modo definitivo la sua vicinanza al centrodestra e la salderebbe, perché l’ex premier sarebbe l’uomo che è riuscito a mettere tutti d’accordo su un nome.

Nel M5S invece sarebbe la minoranza anti-contiana e più vicina a Di Maio a poter convergere su Casellati. Una frangia ormai incontrollabile che Berlusconi non è riuscito a conquistare nella cosiddetta “operazione scoiattolo” ma che va avanti a mosse di furetto. Lontana dalla leadership di Giuseppe Conte. Il quale, dal canto suo, non riesce ad allinearsi del tutto ai dem per la ferma opposizione a Draghi. A giocare un ruolo decisivo nella mediazione tra pentastellati e centrodestra sarebbero stati però Riccardo Fraccaro e Carlo Sibilia, che giorni fa hanno offerto un pacchetto di 50 voti del Movimento proprio a Salvini. Trame intessute ai tempi del governo giallo-verde e, a quanto pare, mai sciolte del tutto. Durante il primo governo Conte infatti, il capo segreteria di Fraccaro al Ministero dell’Interno era Filippo Paradiso, ex funzionario oggi sospeso per lo scandalo delle nomine al Consiglio superiore della magistratura. Al Viminale, Paradiso aveva prima fatto parte dello staff di Salvini. Era stato nominato anche consigliere della sicurezza della Casellati al Senato, poi liquidato quando è stata aperta l’inchiesta.

Il piano “C.” del centrodestra intanto non è più un segreto nemmeno per i dem. Nel pomeriggio di oggi è subito montato il sospetto che il vero nome fosse quello di Casellati. “Perché Salvini vuole giocarla nel rapporto con il M5S”, hanno detto a mezza bocca fonti parlamentari del Pd interpellate in Transatlantico. La convinzione è appunto quella che la Presidente del Senato tornerà quando sarà bruciata la prima rosa. E proprio con l’obiettivo di non consegnare tutto il M5S al centrodestra una parte del Pd sta considerando di cambiare schema. Del resto i grillini hanno 230 grandi elettori e potrebbero tranquillamente eleggere Casellati dalla quarta votazioni in poi.

Il M5S è spaccato, ma Luigi Di Maio è in eccellenti rapporti con Elisabetta Belloni, capo dei servizi ed ex segretario generale della Farnesina e molto amica di Casellati.

L’operazione non sorprende: la numero uno di Palazzo Madama, la cui ansia per lo spazio occupato su giornali e tg e malcelata competizione proprio con la prima carica dello Stato non era più un mistero per nessuno, organizza da settimane cene e incontri con chiunque, Di Maio compreso, sia a palazzo Giustiniani che fuori. Ha incontrato anche Laura Castelli e, tramite il marito della Castelli, Giuseppe Marici, che è portavoce del ministro degli Esteri.

Sul fronte interno a fare pressioni su Silvio Berlusconi verso il piano “C.” sarebbe stato invece Nicolò Ghedini, storico avvocato e stratega giudiziario del Caveliere, a cui la Casellati è legatissima per le origini venete e la presenza fianco a fianco in Commissione Giustizia al Senato. Ma la presunta punta di diamante del centrodestra nella corsa al Colle ha tessuto rapporti stretti con B. dai tempi di Ruby e dei girotondi anti-giudici. Con Meloni invece avrebbe giocato un ruolo centrale Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato. Si parla in queste ore di un secondo summit del centrodestra in programma domani per valutare la strategia da tenere in Aula e decidere se votare già nel terzo scrutinio un nome della terna. Dei tre potrebbe essere usato quello di Carlo Nordio, innanzitutto per verificare la tenuta della coalizione. Che valuterà se convergere già su Casellati dalla quarta votazione in poi.

 

 

 

 

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