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Il prefetto Morcone : “Io al Viminale? Apriamo i porti, il decreto sicurezza va abolito”

Il prefetto ha rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano dalla quale emerge una certa contrapposizione alla linea tenuta da Salvini fino a oggi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 29 Ago. 2019 alle 09:47
Immagine di copertina

Il prefetto Morcone candidato al Viminale: “Porti aperti”

È uno dei nomi papabili che anche TPI ha indicato per la corsa al Viminale. Classe 1952, prefetto, direttore del Consiglio italiano rifugiati, capo di gabinetto al ministero dell’Interno con Marco Minniti, Mario Morcone potrebbe occupare la carica di ministro dell’Interno nel futuro governo Pd-M5s.

Il prefetto ha rilasciato un’intervista al Fatto Quotidiano dalla quale emerge una certa contrapposizione alla linea tenuta da Salvini fino a oggi.

La Mare Jonio ha soccorso 98 persone tra le quali 22 bambini e 8 donne incinte. Il ministro Salvini ha disposto il divieto di transito in acque italiane. Morcone ha così commentato:

“Sono il direttore del Consiglio italiano rifugiati: qualcuno può pensare che lasci questa gente in mezzo al mare?”. Quindi non condivide la linea politica dei porti chiusi. “Assolutamente. Ma stiamo scherzando?”.

I ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha firmato il divieto disposto da Salvini. E lo stesso Salvini, due giorni fa ha parlato di ritrovata unità del governo quando sia Toninelli, sia il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, entrambi del MSS, hanno firmato con lui il divieto d’ingresso per la nave Eleonore, con 101 naufraghi a bordo. “Non capisco perché i ministri Trenta e Toninelli lo facciano. Posso soltanto assistere e osservare”.

“Quindi non condivide la linea politica dei porti chiusi?”, gli chiede il giornalista, e Morcone risponde: “Assolutamente. Ma stiamo scherzando?”

Secondo il prefetto inoltre, il decreto Sicurezza bis va abolito. O quantomeno profondamente rivisto.

Morcone crede che in più punti è anticostituzionale. “Non rappresenta la cultura e i valori del nostro Paese. Ho l’impressione che si sia voluto esagerare, immaginando di alimentare e ottenere il consenso, ma pensiamo solo alla chiusura dei porti: ha dei riflessi molto discutibili, non soltanto sotto l’aspetto costituzionale, ma anche sotto quello dei trattati internazionale”.

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