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Governo M5s-Pd, i ministri scelti da Marco Travaglio nel suo editoriale

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 23 Ago. 2019 alle 09:29 Aggiornato il 23 Ago. 2019 alle 09:34
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Governo M5s-Pd, i ministri scelti da Marco Travaglio nel suo editoriale

“Un governo M5s-Pd sarebbe la peggiore sciagura, dopo un governo monocolore Salvini”: non usa mezzi termini Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, che nel suo editoriale parla delle prospettive della crisi di governo dopo il primo giro di consultazioni, arrivando persino a prevedere quali saranno i ministri del nuovo esecutivo giallo-rosso.

Secondo Travaglio, perché abbia un senso di esistere il nuovo esecutivo tra Movimento Cinque Stelle e Partito democratico deve essere “un governo serio e blindato, o è meglio votare subito, prima che Salvini si riabbia dalle sbornie e dalle sberle estive”. Per questo motivo, continua il direttore del Fatto Quotidiano, “un governo serio non può partire dai veti, ma da una trattativa su poche cose da fare nei primi mesi (poi, se funziona, si procede)”.

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Tuttavia, secondo Travaglio non sarà così l’andazzo. Anche perché il segretario dem, Nicola Zingaretti, ha iniziato a imporre i propri veti: “Discontinuità rispetto a Conte (troppo popolare?) e agli ex ministri (solo dell’ultimo governo o anche dei capolavori di Monti, Letta, Renzi e Gentiloni?)”, si chiede il giornalista.

“Quanto al programma – si legge ancora nell’editoriale – Zingaretti presenta 5 punti. Di sutura. Appartenenza leale all’Ue: slurp. Democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del Parlamento: mecojoni. Sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale: gnamm. Cambio nella gestione dei flussi migratori: perbacco. Ricette economiche e sociali in chiave redistributiva”: apperò. Vasto programma, direbbe De Gaulle. Ma così vago e vacuo che, con qualche distinguo, potrebbe starci pure Salvini. E persino CasaPound”.

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Ed è a questo punto che Marco Travaglio inizia a ipotizzare i nomi dei ministri del nuovo governo M5s-Pd. “Ora – scrive – si attende la lista dei “discontinui”del Pd, noto vivaio di teneri virgulti: Gentiloni? Franceschini? Prodi? Veltroni? Napolitano? Letta? Lotti? Martina? Pinotti? Fedeli? Madia? Lorenzin? Padoan? Troppo continui”.

Non saranno dunque loro i nomi spesi da Zingaretti nel compromesso di governo con Luigi Di Maio: “Però restano altre garanzie di efficacia – continua Travaglio – e soprattutto serietà: Orfini, Morani, Ascani, Gozi (se Macron ce lo presta), mai stati ministri per ovvi motivi. Senza dimenticare Cantone, che si porta su tutti. Tutti carneadi oltre la frontiera di Chiasso”.

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L’editoriale del direttore del Fatto Quotidiano si conclude con un suggerimento a entrambi i partiti: “Messi come siamo, col poco tempo che darà Mattarella, di tutto c’è bisogno fuorché di trovatine nuoviste tipo Corrida dei dilettanti allo sbaraglio. Serve gente che sappia subito dove metter le mani, non per rubare ma per fare. Chi ha avuto un buon ministro dell’Interno come Minniti o degli Esteri tipo Gentiloni dovrebbe rinviare la discontinuità a tempi migliori e far fuoco con la legna che ha. Idem per il M5s che, a parte 4-5 uomini di governo (Conte, Di Maio, Bonafede, Fraccaro, Bonisoli), ha la panchina corta. Sennò tanto vale lasciar perdere subito e votare: prima comincia il monocolore Salvini, prima finisce”.

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