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Nelle chat delle Sardine messaggi contro Santori: “Vuole cacciare chi va in tv, si è montato la testa”

Secondo indiscrezioni del Fatto Quotidiano tra i membri del movimento sarebbe esploso il malcontento per alcune decisioni prese dal leader

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 17 Dic. 2019 alle 13:00 Aggiornato il 17 Dic. 2019 alle 18:33
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Immagine di copertina

Sardine, indiscrezioni sulle dichiarazioni di Santori

Esplode una nuova polemica sul movimento delle sardine dopo l’articolo del Fatto Quotidiano di oggi, martedì 17 dicembre, che riporta alcuni messaggi inviati dal leader Mattia Santori alla chat chiusa del gruppo nazionale, insieme ai commenti dei partecipanti.

Il volto del movimento nato il 14 novembre a Bologna avrebbe intimato ai suoi colleghi di non andare in tv.

“Come ho già detto le televisioni non sono il nostro terreno di comunicazione migliore. Bisogna starci attenti (parlo per esperienza). Aggiungo che da ora in poi chi accetta di andare in tv senza dire nulla per me può uscire dal gruppo e prendere la sua strada”, ha scritto Santori nel gruppo.

Ma questo avrebbe suscitato un certo malcontento tra i circa 100 partecipanti del gruppo nazionale, poiché Santori è il primo a essere ogni presente sul piccolo schermo. E giovedì prossimo sarà ospite, per la seconda volta, del programma di Corrado Formigli Piazza Pulita.

Secondo quanto riporta il quotidiano diretto da Marco Travaglio, “nelle chat delle Sardine qualcuno ha iniziato a sfogarsi” contro Santori e il suo modo di fare.

“Questo vuole fare il capetto, si è montato la testa. Ha paura che possiamo dire cose ‘divise ’ sull’ambiente, i decreti, l’autonomia e Regeni. Avete visto che faccia ha fatto quando l’avvocato di Regeni è stato applaudito in quel modo?”.

Il messaggio riportato dal giornalista Paolo Frosina nell’articolo del Fatto si riferisce a uno dei momenti principali dell’incontro nazionale di domenica 15 dicembre, in cui a intervenire sul palco è stata l’avvocato della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, che ha partecipato attivamente alla manifestazione di Genova.

Al “congresso” rappresentava la Liguria, e dopo il suo discorso l’organizzatore della piazza di Ferrara, Lorenzo Donnoli, ha chiesto all’assemblea un applauso per l’impegno della donna sul caso del ricercatore ucciso in Egitto.

Sembra che dopo l’ovazione Santori abbia voluto placato l’entusiasmo, invitando tutti a non esagerare su temi “divisivi”, un aggettivo che il leader ha usato anche per definire altri contenuti, come l’ambiente o l’autonomia regionale.

“Come gli viene in mente di dire che l’ambiente è un tema divisivo?”. Secondo l’articolo una sardina avrebbe commentato così, in un gruppo whatsapp, la linea di Santori sui temi caldi.

L’unico tema politico specifico su cui le sardine hanno preso posizione, incluso nei “sei punti programmatici” enunciati in Piazza San Giovanni durante la grande manifestazione del 14 dicembre, è quello del decreto sicurezza, ma anche su questo il linguaggio resta ancora vago.

Parlando dal palco della piazza, in un primo momento, Santori ha chiesto ai politici la “revisione” dei decreti sicurezza, ma si è corretto subito dopo quando le “Sardine nere”, accorse in piazza per far emergere le proprie istanze, hanno protestato contro la debole presa di posizione, e chiesto al leader di pretenderne piuttosto “l’abrograzione”.

La richiesta è stata accettata in pochi secondi, e nella pubblicazione ufficiale dei sei punti programmatici le sardine hanno modificato la parte dedicata al decreto Salvini.

Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia”, recita il punto sei del documento programmatico.

Ma secondo i detrattori del gruppo di Bologna, quello che ha organizzato la prima manifestazione del 14 novembre in piazza Maggiore e che continua in virtù di questo a “dettare la linea”, servirebbero dichiarazioni più decise da parte di un movimento che vuole essere, per suo stesso dire, una “cinghia di trasmissione” tra i corpi intermedi e la politica.

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