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M5S, bufera per il quesito su Rousseau. Grillo contro Casaleggio e Crimi

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 9 Feb. 2021 alle 08:24 Aggiornato il 9 Feb. 2021 alle 09:49
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Immagine di copertina
Beppe Grillo e Davide Casaleggio. Credits: Ansa

M5S, bufera per il quesito su Rousseau. Grillo contro Casaleggio e Crimi

Bufera in casa Grillo dopo il lancio della consultazione sulla piattaforma Rousseau, che chiederà agli iscritti se sono favorevoli al futuro governo Draghi. I militanti del M5S potranno votare il 10 e l’11 febbraio, ma l’annuncio diffuso nel pomeriggio di ieri sulle pagine social del Movimento ha incendiato gli animi dei pentastellati, con alcuni di loro già molto critici nei confronti dell’ex presidente della Bce.

La base di deputati e senatori è rimasta spiazzata dalle tempistiche: dopo il summit del fine settimana i big avevano assicurato che avrebbero atteso la sintesi proposta da Mario Draghi nel secondo giro di consultazioni prima di annunciare il voto, ma ieri sera sul Blog delle Stelle tutto sembrava in parte deciso, salvo la formulazione dei “quesiti” da sottoporre a votazione.

Al centro degli attacchi Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Vito Crimi e persino Luigi Di Maio, ma il garante del M5S avrebbe subito preso le distanze dagli altri “big”. Grillo sarebbe stato il primo a rimanere spiazzato dalla pubblicazione del post, e a non aver apprezzato il fatto che in esso si parli proprio di quesiti, al plurale, quando non era scontato che ve ne fosse più di uno.

Il post sul voto pubblicato dal Blog delle Stelle

Il post è stato inoltre interpretato come una mancanza di rispetto istituzionale, e a placare gli animi sarebbe intervenuto anche il presidente della Camera, Roberto Fico. Almeno sul numero di quesiti, sembra che i vertici abbiano raggiunto un compromesso e alla fine sarà posta agli iscritti una domanda sola. La “domanda secca” voluta da Grillo.

Intanto però le polemiche non hanno fatto che esacerbare il malcontento, e nelle chat interne sarebbe esploso il caos, come riporta il Corriere della Sera. Alcuni avrebbero promesso di votare “tutti no” e altri sarebbero andati contro l’intera consultazione. “Vuoi tu preservare le conquiste del M5S e farlo incidere con altre fantasmagoriche riforme storiche? Dalla prossima settimana sarà impossibile”, avrebbe ironizzato qualcuno.

I senatori del fronte contrario hanno poi lanciato per oggi un “V day” online per spiegare le ragioni del no a Draghi. Ad incendiare lo scontro anche la presenza di Giuseppe Conte all’assemblea dei parlamentari che si è tenuta ieri. La partecipazione dell’ex premier infatti – nota a Vito Crimi e ai direttivi di Camera e Senato – è stata comunicata solo all’ultimo minuto agli eletti, tanto che si è parlato di una “ingerenza”, anche se non per responsabilità del primo ministro dimissionario.

Ma quest’ultimo sarebbe stato colpevole invece, secondo i pentastellati, di aver fatto uno show “senza ascoltare”. A tenere le fila in vista della decisione finale del M5S resta comunque Beppe Grillo: i grillini attendono il suo via libera per il sì a Draghi. E dopo il blitz del fine settimana il garante dovrebbe tornare a Roma per guidare quest’ultima fase.

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